Information Literacy Day 2017: Educare all’informazione nelle scuole

Il workshop, coordinato da Luigi Catalani e Tommaso Paiano, ha visto la partecipazione di circa 25 partecipanti, tra bibliotecari, esperti e docenti, tra cui Enrica Manenti e Gino Roncaglia.
A conferma di quanto sia importante sviluppare attività di IL in ambiente scolastico, si è partiti da un dato di fatto: il Piano Nazionale Scuola Digitale, ossia il documento attraverso il quale il MIUR ha avviato una strategia di innovazione nella scuola italiana, ha inserito l’alfabetizzazione informativa tra le competenze chiave degli studenti italiani (si vedano in particolare le azioni #14, #15 e #24).
In ambito bibliotecario l’IFLA Trends Report e il Manifesto per l’Information Literacy offrono una serie di spunti per l’organizzazione di iniziative di alfabetizzazione informativa nelle scuole, rivolte non soltanto agli studenti, ma anche a docenti, genitori, animatori digitali, personale amministrativo.
La discussione ha affrontato tre questioni: la rete, la formazione e i contenuti

1. La rete
Per quanto riguarda la rete dei bibliotecari e degli altri professionisti interessati al tema dell’information literacy, sono state individuate alcune soluzioni per la condivisione di notizie, strumenti e documentazione, tra cui una mailing list e una pagina wiki, che verrà allestita al più presto. Sono emerse varie considerazioni: la necessità di allargare il gruppo anche agli operatori di archivi e musei, la possibilità di attivare dei focus group territoriali o tematici, l’utilità di un’alleanza con l’INDIRE e con le agenzie formative sul territorio (ma anche con sindacati e organizzazioni professionali). L’occasione per un allargamento della rete può essere la presentazione nelle scuole e in altri contesti orientati alla formazione del Manifesto AIB per l’Information Literacy, un documento che merita di essere promosso e discusso in maniera ampia e partecipata.

2. La formazione
Per quanto riguarda la formazione dei formatori, Gino Roncaglia ha suggerito di sfruttare l’occasione fornita sia dal PNSD, sia in forma diversa dalla Proposta di legge “Giancarlo Giordano ed altri: Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura”. Le scuole ammesse al finanziamento dell’azione #24 del PNSD avranno probabilmente una formazione prevista da 6 CFU (150 ore) per due persone a scuola. Il progetto Giordano (che però è ancora fermo) richiede invece una formazione a livello di master (60 CFU) per i responsabili di rete. Si è discusso inoltre sui seguenti aspetti: la necessità di declinare percorsi formativi differenti per dirigenti, docenti e studenti, i vantaggi derivanti dalla stipula di accordi con le università e le sedi del CNR, l’opportunità di applicare metodologie educative innovative (es. flipped classroom) incrociando competenze informative e competenze didattiche specifiche.

3. I contenuti
All’interno della cornice teorica e pratica disegnata dalla documentazione di contesto segnalata sopra, si è discusso intorno all’opportunità di approfondire di volta in volta contenuti specifici, tra i quali la ricerca documentale, la disinformazione (fact-checking, fake news, crap detection), il riutilizzo corretto dell’informazione, la scrittura collaborativa (le piattaforme wiki), la produzione di nuovi contenuti digitali, i diversi generi di scrittura (tesine, relazioni, voci enciclopediche, presentazioni, recensioni ecc.), cyberbullismo, privacy, identità digitale, moduli dedicati a Moodle o a WordPress.
In definitiva, scuole e biblioteche rappresentano formidabili palestre per lo sviluppo dei processi informativi e comunicativi e per la formazione all’autodifesa digitale, allo spirito critico, alla cittadinanza digitale e alla consapevolezza informativa.


Tommaso Paiano, Luigi Catalani