Giornate ALA-AIB 2017: advocacy nelle biblioteche siciliane

Si sono tenuti in due momenti ravvicinati, a Palermo e a Catania, i due ‘campi di addestramento’ per l’advocacy delle biblioteche, iniziativa voluta dall’ufficio per l’Advocacy nelle biblioteche dell’American Library Association, promosso dall’Ambasciata US in Italia, organizzato insieme alla Sezione siciliana dell’AIB e con la collaborazione, per gli incontri palermitani, del Comune di Palermo con il suo Archivio storico e, per quelli catanesi, del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, del Comune di Catania e dell’Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale.
Speaker, bibliotecari, studenti e amministratori si sono incontrati il 7 e 8 marzo 2017 per il primo bootcamp dal titolo “Le biblioteche come motori dello sviluppo”, e il 22 e 23 marzo per il secondo, intitolato “Le biblioteche per la città: sviluppo e inclusione”, per riflettere sui temi legati alla necessità di rispondere in maniera propositiva, in un momento di grande crisi, alle difficoltà, diverse ma tutte importanti, affrontate dalle biblioteche, dai loro amministratori, dai bibliotecari e dal pubblico.
I due incontri sono stati connotati da una forte interattività tra i conduttori e i relatori da un lato e i bibliotecari, gli studenti universitari e gli amministratori partecipanti dall’altro lato. Dopo una prima fase introduttiva, nella quale sono stati individuati e condivisi gli obiettivi da raggiungere durante gli incontri e sono state chiarite le ‘regole del gioco’, i partecipanti si sono dati un lasso di tempo di due settimane per riflettere sulle varie sollecitazioni e si sono incontrati nuovamente per esaminare i risultati delle numerose riflessioni. Gli obiettivi individuati e dichiarati sono stati i seguenti: aiutare i bibliotecari nello sviluppo di competenze utili per raccontare la storia della propria biblioteca, al fine di guadagnare maggior sostegno presso gli stakeholders; fornire ai bibliotecari suggerimenti pratici su come diventare una voce ascoltata e rispettata; fornire un quadro chiaro sull’advocacy e una serie di messaggi che possano essere usati da tutti e in qualsiasi contesto; fornire un meccanismo per formare nuovi advocates e creare un piano di successione per l’advocacy. Ai partecipanti è stato fornito un Libro di esercizi e guida di programmazione, una sorta di manualetto che ha guidato ciascuno nell’elaborazione dei propri esercizi.

L’occasione è stata senz’altro importante perché ha offerto la possibilità di contribuire allo sviluppo di una riflessione, ampia e articolata nonostante i tempi ristretti, sulla qualità del servizio bibliotecario siciliano, anche mettendolo in contrapposizione o in confronto con il servizio bibliotecario caratteristico di alcune altre regioni italiane o di alcuni specifici contesti internazionali. Di rilievo, senz’altro, la presenza di interlocutori istituzionali (assessori, sindaci, consiglieri) che, dato niente affatto scontato o trascurabile, si sono resi disponibili all’ascolto e al confronto.
Efficace la modalità con cui Marci Merola, direttrice di ‘Library Advocacy’ dell’ALA sin dalla creazione del programma nel 2007, ha condotto le giornate, narrando esperienze vissute nelle biblioteche dove ha lavorato o che ha visitato e spiegando ai presenti come usare alcuni strumenti per rendere efficaci le campagne di promozione delle biblioteche, attraverso semplici stratagemmi da adoperare nella vita quotidiana e metodologie da applicare nel momento in cui si vuole ‘raccontare’ a terzi la propria biblioteca valorizzandone i punti di forza ed evitando di abbandonarsi ad inutili lamentele.
Nel secondo incontro ci sono state anche voci e interventi nuovi, quello di Antonella Agnoli che frequenta e conosce bene ormai la realtà siciliana, quello di Maria Stella Rasetti che ha presentato il modello di Pistoia e, infine, l’intervento di Holly Murten, responsabile dell’Information Regional Office dell’Ambasciata US a Roma, che ha chiuso la seconda giornata.
Le riflessioni che sono emerse, riportate dai relatori e raccolte tra gli interventi del pubblico, sono state interessanti; a volte sono apparse scontate, ma scontate in realtà non sono, perché se da un lato pongono la questione della necessità, da parte dei bibliotecari siciliani, di essere ascoltati e di confrontarsi, dall’altro lato lasciano emergere la divergenza ampia e ben evidente, tra la realtà del contesto locale nel quale i bibliotecari si trovano ad agire quotidianamente e le diverse realtà, quella delle buone pratiche italiane (San Giorgio di Pistoia, Sala Borsa di Bologna, San Giovanni di Pesaro, solo per citarne alcune) e quella delle buone pratiche statunitensi; il pubblico ha mostrato, nel corso delle due giornate e soprattutto durante il secondo incontro, momenti di scoramento e talvolta di insofferenza, legati alla difficoltà di mettere in reale comunicazione modelli diversi e realtà bibliotecarie che pur trovandosi nello stesso Paese, sembrano lontane anni luce e come appartenenti a due sistemi solari differenti.
Ma soffermiamoci sulle buone pratiche che le speaker hanno voluto condividere con i presenti, semplici compiti da portare avanti giorno per giorno, ciascuno nella propria comunità: dal parlare con il pubblico della biblioteca, che in sé riunisce, come ci è stato ricordato da Marci Merola, le persone migliori con cui parlare proprio di biblioteche, alle riflessioni su quanto e come fanno le biblioteche per ‘comunicare’ all’esterno la biblioteca, dall’importanza dell’alleanza tra volontari, bibliotecari, pubblico, come ha sottolineato per esempio Maria Stella Rasetti, alle riflessioni relative al fatto che la biblioteca, pur rimanendo il luogo mediatore per eccellenza dell’informazione, sta diventando sempre più un centro sociale dove si possono fare (senza timore) molte cose anche diverse dalla lettura, come ci ha ricordato Antonella Agnoli.
Sono emerse inoltre una serie di riflessioni sull’importanza di un approccio laico alle diverse tipologie di barriere (architettoniche, economiche, sociali, ecc.), sulla necessità di un servizio gratuito e quindi democratico, sull’esigenza di considerare la biblioteca come laboratorio di cittadinanza attiva nel quale ogni giorno si crea e si ricrea uno spazio sociale e pubblico e un vivere comune. Un momento della discussione ha riguardato anche la necessità di pensare alla biblioteca non solo e non tanto come un luogo nel quale troviamo, ben individuabili, le nostre radici e la nostra storia, ma soprattutto come un luogo a partire dal quale è possibile iniziare a costruire il nostro futuro, tutti insieme, democraticamente, poiché ormai provenienti, molti di noi, da luoghi diversi della terra.
Mi preme sottolineare che, ancora una volta e fortemente, è venuta a galla, in queste occasioni nelle quali si è ragionato attraverso confronti con altre realtà, la ‘questione meridionale’, più volte tirata in ballo dalla biblioteconomia, ma mai seriamente affrontata a mio modo di vedere, e oggi ulteriormente aggravatasi per via delle difficoltà economiche e sociali sempre più rilevanti.
Allo stesso tempo, però, un dato positivo, quello della presenza sul territorio di cittadini di età e formazione diversa, di bibliotecari e di associazioni che operano per portare avanti gli ideali di democrazia e condivisione propri della biblioteca pubblica e che, come risulta evidente a chi si ferma a dialogare con loro, faticano molto per raggiungere obiettivi minimi e pur tuttavia non demordono. Essi senz’altro meritano, più delle nostre amministrazioni, il nostro apprezzamento e la nostra solidarietà.

simona inserra

Simona Inserra – Università di Catania simona.inserra(at)gmail.com