Le nove azioni per salvare l’accesso alla cultura in Europa
Il webinar Enabling Libraries, Guaranteeing Rights: A Legal Checklist for the Digital Age, organizzato da Knowledge Rights 21, ha segnato il lancio ufficiale del documento strategico Safeguard Access, Empower Europe – An Action Plan to Let Libraries be Libraries. Si tratta di una guida pratica strutturata in nove punti, destinata a legislatori, reti di advocacy e professionisti delle biblioteche, con l’obiettivo di rafforzare il riconoscimento giuridico del ruolo essenziale delle biblioteche nel XXI secolo. La discussione tra gli speaker e il moderatore Stephen Wyber di KR21 Programme Lead IFLA, si è concentrata sulla necessità di quadri normativi aggiornati che consentano alle biblioteche di svolgere pienamente le proprie funzioni anche nell’ambiente digitale, offrendo strumenti operativi per valutare la situazione legislativa nei diversi contesti nazionali e individuare priorità di intervento e di azione politica.
La conoscenza come bene pubblico e la visione di KR21
Il webinar ha delineato l’attività di Knowledge Rights 21 (KR21) e il contesto in cui opera, sottolineando come le biblioteche siano strumenti fondamentali per garantire diritti pubblici essenziali quali l’accesso all’informazione, alla cultura, alla ricerca e all’educazione. Si è aperto con l’introduzione di Stephen Wyber, direttore delle politiche e dell’Advocacy dell’IFLA, il quale ha inquadrato il progetto Knowledge Rights 21 non come una semplice iniziativa di settore, ma come un movimento di resistenza culturale.
Wyber ha sottolineato che il passaggio dall’analogico al digitale ha paradossalmente indebolito il ruolo delle biblioteche: se un libro fisico può essere conservato e prestato liberamente, un file digitale è spesso incatenato da licenze che negano questi diritti fondamentali. Il moderatore ha introdotto Beatrice Murch (Programme Manager, Internet Archive Europe – Project Officer KR21), che ha illustrato la campagna internazionale Our Future Memory. Murch ha spiegato che la memoria collettiva non può essere lasciata nelle mani di decisioni commerciali volatili; la campagna punta a creare una coalizione di istituzioni capaci di imporre il rispetto dei principii di raccolta, conservazione e accesso. Nelle sue considerazioni di apertura, Wyber ha collegato questa visione globale alla necessità di un’azione locale: non basta una dichiarazione di intenti a livello europeo se i singoli stati non intervengono per proteggere le proprie istituzioni, ma poiché i “lucchetti digitali” (DRM) e i contratti di adesione non negoziabili sono diventati gli strumenti con cui gli editori aggirano sistematicamente le leggi nazionali sul copyright, il sapere si sta trasformando in un servizio in abbonamento temporaneo e revocabile, anziché in un patrimonio permanente.
Nel passaggio all’ambiente digitale, tuttavia, le tutele giuridiche che permettono alle biblioteche di svolgere pienamente queste funzioni non si sono evolute con la stessa rapidità, con il rischio che il loro ruolo venga progressivamente indebolito, anche a causa del peso crescente degli interessi dei grandi attori dei contenuti e delle tecnologie nelle discussioni sul diritto dell’informazione e sul copyright. Per rispondere a questa situazione, l’organizzazione lavora costruendo reti nazionali, sostenendo il coordinamento tra livello nazionale ed europeo, producendo evidenze utili all’advocacy e promuovendo un quadro normativo che consenta alle biblioteche di operare efficacemente nel digitale, in particolare sul piano dell’equità digitale e della libera circolazione della ricerca. Il progetto, sostenuto da una coalizione di associazioni bibliotecarie, istituzioni culturali ed esperti indipendenti e finanziato dall’Arcadia Fund, mira a rafforzare nel tempo questa azione di cambiamento.
Il ruolo delle biblioteche e la campagna Our Future Memory
Si è presentata la campagna Our Future Memory, che invita biblioteche, archivi, musei e gallerie ad aderire alla difesa di quattro diritti fondamentali già riconosciuti nell’era analogica ma oggi messi in discussione: raccogliere i materiali, conservarli, prestarli e cooperare tra istituzioni. Tali diritti devono essere pienamente garantiti anche nel contesto digitale, sia per i materiali digitalizzati sia per quelli nativi digitali, affinché le istituzioni culturali possano continuare a svolgere la loro funzione pubblica. Murch ha sottolineato che la campagna mira a coinvolgere il maggior numero possibile di istituzioni, non solo per una firma simbolica, ma per promuovere un cambiamento concreto nel modo in cui vengono gestiti i contratti e le leggi sul copyright, che spesso rendono tutto più complicato. L’idea è che una maggiore adesione collettiva possa tradursi in un potere contrattuale più forte per influenzare il cambiamento normativo. L’iniziativa ha già raccolto 59 firmatari, associazioni, consorzi di ricerca, organizzazioni di alto profilo come IFLA, ALA, Wikimedia Foundation e Creative Commons. Il documento, già tradotto in diverse lingue tra cui francese, serbo, olandese, italiano (grazie al lavoro dello Studio Legale De Angelis) e in papiamento, una lingua creola parlata nelle isole ABC (Aruba, Bonaire, Curaçao), inclusa per sottolineare l’importanza dell’accesso alla conoscenza anche in contesti multiculturali e post-coloniali. Murch ha spiegato che la memoria collettiva non può essere lasciata nelle mani di decisioni commerciali volatili; la campagna punta a creare una coalizione di istituzioni capaci di imporre il rispetto dei principi di raccolta, conservazione e accesso.
L’obiettivo principale è garantire la conservazione a lungo termine attraverso attività di riparazione, backup e riformattazione dei contenuti, assicurando al contempo un accesso controllato e l’interoperabilità tra diverse istituzioni e ricercatori. Tuttavia, viene sottolineato come queste funzioni storiche delle biblioteche siano oggi limitate dalle modalità d’uso vigenti nel mondo digitale. Wyber e Murch concordano sul fatto che questa iniziativa sia uno strumento fondamentale di advocacy. Partendo da una mobilitazione dal basso (a livello micro e nazionale), è possibile fare pressione affinché questi principi vengano recepiti dalle leggi dei singoli paesi.
Le nove azioni del piano Safeguard Access, Empower Europe
Il piano d’azione presentato durante il webinar, è strutturato attorno alla visione strategica di Knowledge Rights 21. Il piano si divide in due macro-aree o due pilastri fondamentali: il contrasto alle distorsioni del mercato e la modernizzazione del quadro normativo. La prima (punti 1-5) focalizzata sui comportamenti del mercato e la seconda (punti 6-9) sull’aggiornamento delle leggi sul copyright. Si tratta di un documento strategico che rappresenta una tabella di marcia per restituire alle biblioteche la capacità di operare nell’ambiente digitale con le stesse prerogative che hanno storicamente nel mondo fisico.
Parte A. contrastare i comportamenti di mercato che limitano le biblioteche (5 Azioni)
Questa prima sezione affronta lo squilibrio di potere tra i grandi detentori di contenuti e le istituzioni pubbliche, proponendo strumenti di protezione contro pratiche commerciali restrittive.
- Garantire l’accesso a condizioni ragionevoli: le biblioteche devono avere il diritto di acquistare e concedere in prestito qualsiasi opera pubblicata elettronicamente. Bisogna porre fine al “rifiuto di vendita” o all’imposizione di prezzi proibitivi che impediscono alle istituzioni di servire le proprie comunità.
- Inopponibilità dei contratti: è necessario stabilire per legge che nessuna clausola contrattuale possa annullare le eccezioni al diritto d’autore. Se la legge permette la conservazione o il prestito, un contratto privato non deve poterlo vietare.
- Protezione contro l’abuso dei DRM: le misure tecnologiche di protezione (lucchetti digitali) non devono diventare strumenti per bloccare attività di interesse pubblico. Le biblioteche devono avere il diritto legale di aggirare tali blocchi per scopi legittimi come la conservazione.
- Limitazione della responsabilità legale: per evitare l’effetto paralizzante della paura di azioni legali, le biblioteche e il loro personale devono essere protetti da responsabilità illimitate per le azioni degli utenti, a condizione che operino in buona fede.
- Applicazione delle norme sulla concorrenza: le autorità antitrust devono monitorare il mercato editoriale digitale per garantire che le biblioteche affrontino condizioni eque, intervenendo contro i monopoli che danneggiano l’accesso alla conoscenza.
Parte B: aggiornare le leggi sul copyright per l’era digitale (4 Azioni)
La seconda parte del piano mira a tradurre i principi della giurisprudenza europea in norme nazionali chiare e obbligatorie.
- Implementazione della giurisprudenza sull’e-lending: recepimento pieno della sentenza della Corte di Giustizia UE che equipara il prestito di eBook a quello dei libri fisici (modello “una copia, un utente”), creando basi legali solide in ogni paese.
- Equivalenza tra mondo fisico e digitale: garantire che le biblioteche possano servire i bisogni degli utenti online (istruzione a distanza, consultazione remota) con le stesse libertà di cui godono all’interno delle mura fisiche della biblioteca.
- Opere fuori commercio: aggiornare le disposizioni per facilitare l’accesso e la digitalizzazione delle opere non più disponibili nei canali commerciali, assicurando che questo vasto patrimonio non rimanga “sepolto” per motivi di copyright.
- Diritto di pubblicazione secondaria (SPR): assicurare che i ricercatori finanziati con fondi pubblici abbiano il diritto inalienabile di rendere i propri lavori disponibili in archivi aperti (Open Access), indipendentemente dagli accordi firmati con gli editori accademici.
Wyber ha descritto questi nove punti come una vera e propria “lista di controllo legale” (Legal Checklist). Il piano non è solo una richiesta di riforma, ma uno strumento di analisi: ogni nazione deve valutare quante di queste nove azioni sono già realtà nel proprio ordinamento e dove invece il potere contrattuale degli editori ha creato un vuoto di diritti. Il collegamento con il lavoro dello Studio De Angelis in Italia serve proprio a dimostrare quali di questi nove punti sono attualmente calpestati dalle licenze digitali nel nostro Paese, fornendo la base scientifica per l’azione politica.
Nord Europa e Irlanda: il fallimento del mercato e il rischio streaming
Il webinar ha visto gli interventi di Anna Tuomikoski per la Finlandia e Cathal McCauley per l’Irlanda. Tuomikoski ha presentato l’eccellenza della piattaforma eLibrary finlandese, avvertendo però che la tecnologia da sola non basta se gli editori continuano a rifiutare la vendita di contenuti digitali alle biblioteche. McCauley, portavoce del movimento #eBookSOS, ha comunicato i dati sui costi degli eBook universitari in Irlanda, spesso venti volte superiori ai cartacei. Entrambe hanno concordato sul fatto che il modello attuale sta portando i libri digitali verso lo stesso destino della musica: un servizio di streaming dove la biblioteca non possiede nulla e l’utente è solo un fruitore temporaneo, minando la “biblio-diversità” e la conservazione a lungo termine. Wyber ha riflettuto sul fatto che, sebbene le situazioni in Finlandia e Irlanda sembrino distanti, condividono la stessa radice: un mercato deregolamentato che vede la biblioteca come un ostacolo al profitto anziché come un alleato della democrazia.
Il caso Italia: l’analisi sui mercati captivi
L’intervento dell’avvocato Deborah De Angelis ha offerto uno spaccato dettagliato delle sfide che il sistema bibliotecario e scolastico italiano deve affrontare per tutelare il diritto alla conoscenza. L’indagine nazionale, pilastro del contributo italiano al progetto KR21, non è stata un’operazione isolata, ma il risultato di una sinergia strutturata tra competenze legali e ricerca scientifica [anche in collaborazione con il Gruppo di Studio dell’AIB sulle Politiche dell’Informazione, in particolare per le risposte al documento AGCOM sull’editoria scolastica, nota AdR]. Il modello di indagine italiano è stato tra i più rigorosi a livello europeo. Non è stata una semplice raccolta di opinioni, ma un’analisi scientifica affidata allo Studio Legale DDA Deborah De Angelis in collaborazione con il CLAKP (Centro di ricerca su Cultura, Legalità, Algoritmi e Knowledge Property) dell’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari del CNR. L’analisi si è basata su un’indagine conoscitiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sul settore dei libri di testo, rivelando una situazione di profondo squilibrio. L’indagine ha evidenziato come il mercato della scuola secondaria superiore in Italia sia un sistema “blindato” che coinvolge 7,8 milioni di studenti. In questo contesto, i primi tre grandi gruppi editoriali controllano oltre il 50% del mercato, con il leader assoluto che detiene da solo una quota del 32%. Questa concentrazione di potere permette agli editori di imporre dinamiche da “mercato captivo”: il potere di scelta è nelle mani dei docenti (che decidono l’adozione), mentre il peso economico e le restrizioni d’uso ricadono interamente sulle famiglie e sulle scuole. Nonostante la spinta verso il digitale dovesse portare a una riduzione dei costi, i dati dimostrano il contrario. Una famiglia con uno studente alla scuola superiore può arrivare a spendere fino a 1.250 euro l’anno, confermando come gli editori utilizzino il digitale non per favorire l’accesso, ma per limitarlo.
Il modello di business imposto dagli editori scolastici crea un sistema di vincoli tecnologici e contrattuali che penalizza pesantemente le famiglie e le istituzioni educative. Attraverso l’uso di licenze a scadenza, i libri digitali cessano di essere accessibili al termine dell’anno scolastico, una pratica che di fatto elimina la possibilità di alimentare un mercato dell’usato o di tramandare i testi all’interno del nucleo familiare. Questa restrizione è aggravata dalle strategie di vendita “bundle”, che forzano l’acquisto combinato di cartaceo e digitale, privando l’utente della libertà di scegliere il formato più economico o congeniale. Infine, l’accesso ai contenuti avviene esclusivamente tramite piattaforme proprietarie degli editori, una barriera tecnica che impedisce alle biblioteche scolastiche di operare autonomamente, sottraendo loro la capacità di gestire il prestito digitale in modo indipendente e gratuito per gli studenti.
De Angelis ha sottolineato che l’attuale sistema blocca lo sviluppo delle Risorse Educative Aperte (OER), che rappresentano l’unica vera alternativa per abbattere i costi e garantire l’equità. La proposta emersa è netta: bisogna imporre per legge che nessuna clausola contrattuale possa limitare l’uso dei testi per fini didattici e che i contenuti finanziati pubblicamente siano accessibili in modo aperto, superando il modello “una copia, un utente” che nel digitale non ha ragione di esistere se non per tutelare profitti privati a danno del diritto allo studio.
Richiamando l’analisi dell’indagine italiana, il moderatore ha sottolineato come ciò sia la prova regina della necessità del punto 2 (inopponibilità dei contratti) e del punto 5 (concorrenza) del Piano d’Azione KR21. Senza questi interventi, il rischio è che il passaggio al digitale diventi uno strumento di esclusione sociale piuttosto che di democratizzazione del sapere.
Cipro e l’isolamento del mercato
Il webinar ha poi dato voce a Mina Charalambous, Segretario per le Relazioni Esterne della Cyprus Library Association, che ha delineato la strategia del nodo nazionale cipriota partendo da una posizione politica di grande rilievo: la Presidenza del Consiglio dell’UE ricoperta da Cipro (1 gennaio – 30 giugno 2026). Il suo intervento si è focalizzato sulla necessità di trasformare questa opportunità istituzionale in un’azione concreta per inserire il tema delle licenze eque e delle salvaguardie tecnologiche (TPM) nell’agenda dei lavori del Consiglio. In una nazione geograficamente isolata e con un mercato editoriale ridotto, le biblioteche soffrono in modo sproporzionato lo squilibrio di potere nei confronti dei grandi aggregatori internazionali. Charalambous ha denunciato come le biblioteche cipriote siano spesso costrette ad accettare pacchetti di licenze “prendere o lasciare”, che non tengono conto delle esigenze linguistiche e culturali locali. La sua ricerca ha evidenziato la necessità di una cooperazione tra biblioteche accademiche e pubbliche per creare un fronte unico di negoziazione, evitando che l’accesso alla conoscenza sull’isola diventi un lusso insostenibile dettato esclusivamente da logiche di profitto esterne. Secondo Charalambous, il lavoro normativo deve procedere su due binari paralleli. Da un lato, c’è l’urgenza di emendare le leggi nazionali nate durante l’emergenza (la cosiddetta “COVID law”) che ancora limitano le attività digitali delle biblioteche; dall’altro, la volontà di introdurre il diritto di pubblicazione secondaria (SPR), obiettivo per il quale Cipro sta collaborando strettamente con il coordinatore nazionale dell’area Grecia-Cipro. L’obiettivo finale espresso dalla relatrice è quello di dimostrare come un copyright moderno debba supportare l’apprendimento e l’innovazione, impedendo che i contratti privati o i termini legali ambigui portino a una vera e propria perdita del patrimonio culturale digitale.
Wyber ha collegato l’intervento di Cipro alla vulnerabilità dei piccoli stati membri dell’UE, sottolineando che, mentre nei grandi paesi la massa critica può talvolta mitigare gli abusi, a Cipro il rischio di “oscuramento digitale” è reale se gli editori decidono di ritirare titoli o aumentare i prezzi unilateralmente. Le considerazioni del moderatore hanno rimarcato che l’interoperabilità e la sovranità tecnologica, temi cari a KR21, sono vitali per nazioni come Cipro, dove la biblioteca rappresenta l’unico baluardo per la salvaguardia dell’identità culturale digitale contro l’omologazione forzata dei mercati globali.
Stephen Wyber ha chiuso il webinar ribadendo l’obiettivo finale di KR21: una riforma legislativa europea che renda le eccezioni al copyright “imperative”. Ha lanciato un appello alla coesione, affermando che solo una rete di nodi nazionali forti può impedire che la memoria futura dell’Europa diventi una proprietà privata ed effimera, sottolineato come a livello europeo sia fondamentale dare forza ai nove punti dell’Action Plan, ribadendo che solo attraverso riforme legislative “imperative” si potrà evitare che le biblioteche del 21° secolo finiscano in un “buco nero” informativo a causa delle restrizioni contrattuali.
Antonella De Robbio
Coordinatore Gruppo AIB Politiche dell’Informazione



