Biblioteche in carcere: la Campania rinnova il Protocollo d’intesa nel segno dell’inclusione e della professionalità

AIB Campania, Amministrazione penitenziaria e istituzioni regionali rafforzano la rete dei servizi bibliotecari e rilanciano la formazione professionale

Napoli, 28 settembre 2026 – Garantire l’accesso alla lettura e alla cultura, favorire l’inclusione sociale e sviluppare servizi bibliotecari strutturati anche nei luoghi di privazione della libertà. Con questi obiettivi prosegue in Campania il percorso del Protocollo d’intesa per la promozione e la gestione dei servizi di biblioteca negli istituti penitenziari, avviato nel 2021 attraverso la collaborazione tra AIB Campania, Amministrazione penitenziaria, Garante regionale e istituzioni del territorio.

L’incontro dedicato al rinnovo si è svolto il 28 settembre presso il Consiglio regionale della Campania e ha coinciso con l’avvio del BiblioPride, la manifestazione nazionale promossa dall’AIB e dedicata quest’anno alle «biblioteche coraggiose». Un tema che trova piena incarnazione proprio nel lavoro quotidiano svolto negli istituti di pena. Per l’AIB Campania, come ha sottolineato la presidente, Maria Pia Cacace, il rinnovo rappresenta la prosecuzione di un impegno che negli anni ha visto attività di formazione, organizzazione dei servizi e promozione della lettura.

La biblioteca carceraria come biblioteca a tutti gli effetti

I lavori, moderati dal Garante regionale Samuele Ciambriello, hanno evidenziato il valore della collaborazione tra istituzioni e mondo bibliotecario. Al centro dell’incontro è emersa una concezione della biblioteca penitenziaria non come semplice luogo di distribuzione dei libri, ma come servizio bibliotecario organizzato, con proprie raccolte, strumenti, competenze e attività.

Nel suo intervento, Maria Pia Cacace, ha richiamato le Linee guida IFLA per i servizi bibliotecari alle persone detenute, sottolineando che le biblioteche carcerarie sono biblioteche a tutti gli effetti e richiedono quindi attenzione al patrimonio, all’organizzazione e alla qualità dei servizi.

Il Protocollo viene inoltre presentato come uno strumento per costruire relazioni tra realtà diverse, senza sovrapporsi alle esperienze già presenti negli istituti, ma mettendole in rete. Nel corso dell’incontro sono state ricordate alcune esperienze realizzate in Campania e in altri contesti, insieme alle attività di promozione della lettura e alla seconda edizione di Cacciatori di libri, dedicata quest’anno alla narrazione e alle emozioni.

Formazione, patrimonio e centralità del catalogo

Uno degli aspetti evidenziati da Maria Pia Cacace riguarda la formazione di chi opera nelle biblioteche degli istituti penitenziari. Per il nuovo periodo sono stati previsti due percorsi formativi: uno dedicato all’organizzazione e alla gestione della biblioteca, con attenzione alla strutturazione del servizio, alla catalogazione e alla gestione del patrimonio, e un secondo dedicato ai profili professionali e alle competenze. Nel presentare il primo percorso è stato sottolineato in particolare il ruolo del catalogo, definito «il cuore della biblioteca e dei servizi.

La biblioteca come spazio di cultura e di relazione

La dimensione professionale si intreccia con quella culturale e sociale. La promozione della lettura, ha ricordato Cacace, rappresenta una delle attività fondamentali della biblioteca, perché contribuisce ad accrescere conoscenze e cultura e, allo stesso tempo, a creare relazioni. Nel corso dell’incontro sono state ricordate esperienze di lettura e scrittura realizzate negli istituti penitenziari e le testimonianze dei detenuti coinvolti nelle attività bibliotecarie.

Su questo stesso versante si è collocato l’intervento del Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Carlo Berdini, che ha richiamato il ruolo della cultura e della lettura nell’ambito del trattamento penitenziario. L’articolo 15 dell’ordinamento penitenziario individua, infatti, la cultura tra gli elementi del trattamento; Berdini ha sottolineato il valore della biblioteca come veicolo attraverso il quale la cultura può essere diffusa e come strumento per mantenere un rapporto con ciò che accade all’esterno.

Un’esperienza concreta: la biblioteca dell’Istituto penitenziario militare

Un esempio concreto è stato portato da Giancarlo Sciascia, comandante dell’Organizzazione penitenziaria militare di Santa Maria Capua Vetere.

La biblioteca dell’istituto, già esistente, è stata progressivamente organizzata e strutturata anche grazie al supporto dell’AIB Campania. Nel suo intervento, Sciascia ha evidenziato il valore delle attività formative e la possibilità che l’acquisizione di competenze bibliotecarie possa rappresentare, anche successivamente alla detenzione, un’opportunità di crescita.

La biblioteca è stata descritta come luogo di lettura, scrittura e confronto: uno spazio nel quale la lettura agisce come una vera e propria «livella verso l’alto», capace di azzerare le distanze e favorire il superamento delle differenze sociali e culturali.

La dimensione della rete

Un elemento trasversale agli interventi è stato quello della rete. Il Provveditore ha sottolineato come la complessità del sistema penitenziario richieda necessariamente la collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti, richiamando il rapporto tra Amministrazione penitenziaria, Regione, Garante e AIB.

In questa prospettiva, il Protocollo non rappresenta soltanto la prosecuzione formale di un accordo, ma uno strumento attraverso il quale valorizzare le esperienze già realizzate e favorire la diffusione delle attività bibliotecarie e della lettura negli istituti penitenziari.

Una prospettiva istituzionale

A conclusione dell’incontro, il presidente del Consiglio regionale della Campania Massimiliano Manfredi ha richiamato la continuità del lavoro svolto e l’attenzione delle istituzioni regionali alle iniziative culturali, formative e sociali rivolte al sistema penitenziario. Nel suo intervento ha inoltre ricordato diverse esperienze campane nelle quali biblioteche, cultura e formazione costituiscono strumenti di inclusione e di relazione con il territorio.

Il rinnovo prosegue inoltre il percorso finalizzato a favorire la nascita del Polo delle Biblioteche Carcerarie Campane (PBCC), attraverso il rafforzamento delle relazioni tra le biblioteche degli istituti penitenziari e le realtà bibliotecarie del territorio.

Una questione bibliotecaria

L’esperienza campana presenta dunque un interesse che va oltre il singolo contesto penitenziario. Mostra come anche in carcere la biblioteca richieda organizzazione, cura del patrimonio, catalogazione, servizi, competenze professionali, formazione e capacità di costruire relazioni.

È proprio questo il profilo che rende il rinnovo del Protocollo significativo per la comunità bibliotecaria: non soltanto un progetto di promozione della lettura, ma un’esperienza nella quale il lavoro bibliotecario e le sue competenze vengono messi alla prova in un contesto particolare.

Il percorso campano mostra così una delle dimensioni della professione bibliotecaria: costruire accesso, servizi e competenze anche nei contesti nei quali le condizioni di partenza rendono più complesso garantire l’accesso alla conoscenza e alla partecipazione culturale

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Giuseppina Rubinacci

Università degli Studi di Napoli Federico II

Componente del Comitato scientifico della convenzione tra il Dipartimento di Giurisprudenza e la Casa circondariale di Napoli – Secondigliano