Leggere, immaginare, costruire: l’albo illustrato come dispositivo di partecipazione nei laboratori Brick Genius

Brick Genius è un progetto educativo che opera in biblioteche, scuole, festival e spazi culturali attraverso laboratori rivolti principalmente a bambine e bambini della scuola primaria come soggetto competente e protagonista del proprio apprendimento. Le attività combinano narrazione, gioco, costruzioni (mattoncini LEGO), esplorazione e problem solving, con particolare attenzione alla partecipazione attiva, all’inclusione e alla parità di genere.

Negli ultimi anni, le esperienze educative sviluppate da Brick Genius in biblioteche e spazi culturali hanno progressivamente definito una metodologia con un principio essenziale: il bambino non è destinatario dell’attività educativa, ma parte attiva nella costruzione del significato. L’educazione non formale offre un contesto particolarmente favorevole a questa sperimentazione.

In questi spazi, l’apprendimento può allontanarsi da una logica trasmissiva e assumere la forma di un processo condiviso: osservare, discutere, immaginare, progettare, provare e raccontare. Così, l’albo illustrato occupa un ruolo centrale: non è un semplice supporto narrativo, ma un dispositivo di mediazione tra esperienza, immaginazione, emozione e pensiero.

Il rapporto tra testo e immagine apre uno spazio interpretativo nel quale i bambini formulano domande, collegano la narrazione alla propria esperienza e attribuiscono nuovi significati a ciò che osservano. La lettura diventa così l’avvio di un processo più ampio.

Nel tempo, Brick Genius ha strutturato il proprio metodo attorno ad alcuni passaggi ricorrenti: narrazione, dialogo, domanda, costruzione, confronto e restituzione. L’esperienza inizia con un input narrativo o visivo. L’adulto non propone subito una spiegazione conclusiva, ma apre uno spazio di ricerca attraverso domande che invitano a osservare e interpretare.

Da questo momento cambia il ruolo del partecipante. Il bambino non riceve un compito da riprodurre, ma un problema da esplorare. La domanda pedagogica non è “Riesci a costruire questo?”, bensì “Che cosa possiamo immaginare a partire da questa storia?”. La costruzione non serve a verificare una risposta già prevista dall’adulto, ma a rendere visibile il processo di pensiero del bambino.

Uno degli elementi più caratteristici della metodologia Brick Genius è proprio l’uso della costruzione come linguaggio cognitivo. Trasformare un’idea in un oggetto, un modello o uno spazio simbolico richiede di prendere decisioni, stabilire relazioni, confrontare alternative, negoziare con il gruppo e modificare il progetto. Ciò che nasce come intuizione o immagine assume una forma concreta che può essere osservata, spiegata, discussa e trasformata.

Questo approccio si collega alla tradizione dell’apprendimento attivo (Learning by doing) e trova un riferimento particolarmente significativo nel constructionism di Seymour Papert: si apprende in modo profondo quando si costruisce qualcosa di significativo, visibile e condivisibile. Nella metodologia Brick Genius, la centralità non è posta semplicemente sul fare, ma sul fare per comprendere.

Anche il ruolo dell’adulto cambia. L’educatore progetta il contesto, seleziona gli stimoli, osserva, facilita il dialogo e pone domande. Invece di anticipare la soluzione, sostiene il ragionamento: “Perché avete scelto questa possibilità?”, “Che cosa cambierebbe se modificate questo elemento?”, “Tutti nel gruppo hanno potuto proporre qualcosa?”. In questo modo crea uno spazio reale di agency senza sostituirsi al bambino.

Le esperienze più recenti di Brick Genius hanno mostrato con particolare chiarezza questa dinamica. Attraverso opere della letteratura per l’infanzia, temi legati alla relazione, alla convivenza, alla fiducia, alla libertà, all’inclusione e alla responsabilità sono stati affrontati senza trasformarli in lezioni (Ciclo di Laboratori: Costruiamo la Città della Pace. Biblioteca OgniBene, Lecce, estate 2026). Il racconto ha fornito il contesto, il dialogo ha aperto il problema, la costruzione ha permesso di elaborarlo e la restituzione finale ha reso condivisibile il significato prodotto.

L’albo illustrato funziona così come una soglia tra immaginazione e azione. La storia propone situazioni, conflitti e possibilità; la costruzione permette ai bambini di trasformare ciò che hanno osservato in una risposta personale e collettiva.

Questa metodologia assume particolare rilevanza nell’educazione non formale. Biblioteche e spazi culturali consentono di creare ambienti meno gerarchici, nei quali linguaggio verbale, immagine, gioco e costruzione possono convivere. La pluralità dei linguaggi ha anche una funzione inclusiva: alcuni bambini partecipano facilmente al dialogo, altri comunicano meglio attraverso una forma, un oggetto o una scelta progettuale. Offrire più linguaggi significa ampliare le possibilità di partecipazione.

Un ulteriore elemento emerso nel lavoro di Brick Genius è lo spostamento dell’attenzione dal prodotto finale al processo. Non interessa tanto ottenere una costruzione esteticamente riuscita, quanto osservare in che maniera il bambino arrivi a una soluzione. Domande, tentativi, modifiche, errori e confronto diventano parte integrante dell’esperienza educativa. L’errore non interrompe il processo: lo alimenta.

L’esperienza maturata suggerisce quindi che l’albo illustrato possa assumere, nei contesti educativi non formali, una funzione molto più ampia della semplice promozione della lettura. Può diventare un dispositivo di piacere e attivazione del pensiero. Narrazione, immagine, dialogo e costruzione creano percorsi nei quali il bambino non è chiamato soltanto a comprendere un contenuto, ma a prenderne parte, elaborarlo e trasformarlo.

In questa prospettiva, leggere e costruire non sono attività separate, ma due momenti dello stesso processo: l’immagine apre possibilità, la parola le interroga, la costruzione le rende visibili e la partecipazione trasforma l’apprendimento in un’esperienza realmente condivisa.

Riferimenti bibliografici

Dewey, J. (1938), Experience and Education, New York, Macmillan.

Nikolajeva, M.; Scott, C. (2001), How Picturebooks Work, New York-London, Garland.

Papert, S. (1980), Mindstorms: Children, Computers, and Powerful Ideas, New York, Basic Books.

Vygotsky, L. S. (1978), Mind in Society: The Development of Higher Psychological Processes, Cambridge (MA), Harvard University Press.

Titoli di Albi illustrati sperimentati

De Lestrade, A., Il Piccolo Principe da Antoine de Saint-Exupéry, Terre di Mezzo 2018.

Leaf, M.; Lawson, R., La storia del toro Ferdinando, Rizzoli 2021.

Lindgren, A., Pippi Calzelunghe. Ediz. illustrata, Nord-Sud 2024.

McKee, D., Elmer, l’elefante variopinto, Mondadori 2015.

Vanesa Toscano Rivera – ricercatrice Brick Genius e membro del Gruppo di lavoro sull’albo illustrato di AIB Lazio