Spigolature da riviste straniere n. 3 – settembre 2026

Per il terzo appuntamento di questa rubrica che segnala contributi da periodici stranieri sono presenti, tra gli altri, articoli che riguardano l’IA in ambito bibliotecario.


Gyanajeet Yumnam – Ibohal Singh Charoibam, Research trends in bibliometric and scientometric analysis of cancer (BSAC): a scientometric overview «Science & technology libraries», 44, n. 4, 2025, p. 297-318, https://doi.org/101080/0194262X.2024.2440390

Abstract: Il cancro è stato considerato una malattia complessa e poliedrica e la ricerca in questo campo si è sviluppata rapidamente negli ultimi decenni. Gli studi bibliometrici e scientometrici possono essere usati per analizzare queste attività di ricerca e identificare le tendenze, gli argomenti d’attualità e i protagonisti. Questo studio utilizza un approccio scientometrico per esaminare la ricerca bibliometrica e scientometrica sul cancro e le aree connesse dal 1989 al 2023, affrontando i dati del Web of Science Core Collection database. Lo studio rivela che il numero delle pubblicazioni in questo campo è cresciuto costantemente, registrando la crescita più significativa nel decennio passato. La Cina e gli USA sono i paesi leader per lavori pubblicati, seguiti dall’Italia. La classifica delle riviste specializzate nel campo vede in testa «Frontier in oncology» e l’autore più prolifico è lo statunitense Shearwood McClelland. Dal punto di vista tematico emerge che i punti caldi in questo settore includono l’Intelligenza Artificiale, la terapia fotodinamica e l’immunoterapia. Lo studio rileva che la ricerca bibliometrica e scientometrica sul cancro e le aree connesse si stanno sviluppando. I bibliotecari possono utilizzare le tendenze individuate per concentrarsi sullo sviluppo delle collezioni e il supporto alla ricerca. I risultati mettono in luce la necessità per i bibliotecari di garantire che le loro ricerche vengano incontro alle esigenze dei ricercatori a livello mondiale, compresi materiali e database.


Christina Boyle, ChatGPT, Gemini & Copilot: using generative AI as a tool for information literacy instruction, «The reference librarian», 66, n. 1-2, p. 13-29, https://doi.org /10.1080/02763877.2025.2465416

Abstract: In questo contributo l’autrice descrive le sue esperienze nell’uso dell’AI generativa, sia come ausilio per lo sviluppo di idee nell’ambito dell’attività didattica, sia per facilitare un uso appropriato da parte degli studenti dell’AI generativa nell’ambito di un corso sull’information literacy. Si è data attenzione ad evidenziare usi impropri dell’AI generativa, in modo particolare durante il processo di ricerca e come gli strumenti possono invece essere usati in modo etico e utile come assistenza con brainstorming su argomenti di ricerca. Il Framework for information literacy for higher education dell’Association of College & Research Libraries è consultato e usato come linea guida per individuare come meglio inserire gli strumenti dell’AI generativa emergente nelle istruzioni per l’information literacy. ChatGPT, Gemini e Copilot sono i tre modelli di AI generativa che sono evidenziati e confrontati sia dal docente che dagli studenti nel corso sull’information literacy dell’autrice. L’autrice descrive le attività in dettaglio, compreso il modo in cui l’AI generativa è stata usata per la formazione di idee per una lezione interattiva per mostrare varie applicazioni della tecnologia. Sono oggetto di discussione il procedimento dell’uso dell’AI generativa per sviluppare attività di pianificazione, esperienze didattiche nell’implementazione e future considerazioni.


Sarah Hovde, Cataloging computer-generated resources: past, present and possible future, «Cataloging & classification quarterly», 63, n. 6-7, p. 521-545, https://doi.org/10.1080/01639374.2025.2515110

Abstract: L’articolo discute il modo in cui i catalogatori descrivono le risorse generate dall’intelligenza artificiale e come queste risorse potrebbero essere  rappresentate in record bibliografici. Esamina brevemente la storia e lo stato attuale delle risorse generate dal computer, così come il concetto di paternità intellettuale negli standard catalografici. Fornisce poi un panorama storico degli approcci catalografici agli autori non-umani, incluso il recente FAQ del Program for Cooperative Cataloging (PCC) sul “Software Cataloging of Resources Generated Using Artificial Intelligence (AI)”. L’articolo si conclude valutando la guida PCC e suggerendo una gamma di possibili pratiche alternative e/o complementari per i catalogatori.

Rebecca B. French, Reconceptualizing metadata management as a design discipline, «Cataloging & classification quarterly», 63, n. 8, 2025, p. 624-650, http://doi.org/10.1080701639374.2025.2553292

Abstract: Le biblioteche stanno esplorando sempre di più approcci dal punto di vista del design, ma la loro attività è trascurata nel campo dell’organizzazioni dei metadati. L’articolo discute se l’organizzazione dei metadati sia da considerare una disciplina nel comparto del design. Sono analizzati elementi chiave dell’epistemologia del design e la loro rilevanza per la catalogazione e il lavoro sui metadati attraverso lo studio di un caso: il processo di lavoro per aggiornare i numeri OCLC in un catalogo di biblioteca. Concettualizzare l’organizzazione dei metadati attraverso la lente del design fornisce una nuova visione del campo, che espande le possibilità per l’educazione, l’advocacy, la ricerca e la pratica.


Magnus Osahon Igbinovia – Monica Mensah Danquah, Artificial intelligence algorithm bias in information retrieval systems and its implication for library an information science professional: a scoping review, «Technical services quarterly», 42, n. 3-4, p. 253-279, https://doi.org/10.1080/07317131.2025.2512282

Abstract: Questo studio di sintesi esamina la distorsione algoritmica dell’AI e le sue conseguenze per i professionisti delle biblioteche e della Scienza dell’informazione (LIS). Usando la metodologia ScR e l’elenco PRISMA ScR, una ricerca iniziale attraverso SCOPUS, Web of Science e EBSCOhost ha fruttato 665 documenti, dei quali 76 soddisfano criteri di inclusione. I risultati rivelano che la distorsione AI influenza Information Retrieval System (IRS) attraverso dati viziati da distorsioni, rappresentazioni scorrette e mancanza di trasparenza, sollevando questioni etiche. Lo studio sottolinea il ruolo dei professionisti LIS nel mitigare distorsioni attraverso l’information literacy, verifiche algoritmiche, cura etica dei dati, cooperazione e sostegno politico. Correggere la distorsione AI assicura un IRS credibile e onesto.


Moa Evelina Sjöstrand, Predatory publishing and the policing of Academic peripheries, «Libri», 75, n. 4, 2025, p. 327-338, https://doi.org/10.1515/libri-2025-0118

Abstract: Questo contributo analizza la figura del predatore nella riflessione sull’“editoria predatoria” come strumento di produzione ideologica, controllo epistemico ed esclusione geografica. Introdotto per primo dal bibliotecario americano Jeffrey Beall nel 2010 per descrivere gli editori open access che, secondo lui, sfruttano le comunicazioni accademiche a scopo di profitto, mentre eludono il controllo di qualità, il termine ha assunto poi un valore simbolico. Usata apparentemente per connotare pratiche editoriali ingannevoli e scadenti, l’etichetta è stata associata con il “global South”, rinforzando l’ immaginario geografico di corruzione in una periferia accademica. In tale contesto, il predatore condensa le ansie istituzionali circa la legittimità e l’autorità nell’ordine accademico globale. Mediante una attenta lettura dei lavori di Beall sull’argomento, l’analisi disegna un panorama di paranoia nel quale imitazione – piuttosto che diretta opposizione – rende sospetto il soggetto predatorio. Attingendo alla teoria postcoloniale e alle critiche all’imperialismo accademico, il contributo mette in discussione che il predatore funzioni come una minaccia mimetica: riproduce il segnale di superficie di legittimazione academica, rimanendo epistemicamente squalificato. Questa rappresentazione permette forme di controllo accademico – mediante liste nere, decisioni di messa all’indice e controlli istituzionali – che confermano l’egemonia “settentrionale” sotto il marchio di salvaguardia della qualità. In conclusione la discussione sull’editoria predatoria è connessa ad una più ampia crisi della legittimazione accademica, dove l’imperativo di proteggere la “vera scienza” dalle contaminazioni riflette una logica culturale sempre più visibile nel protezionismo, dove il predatore, più che un’aberrazione appare una invenzione necessaria attraverso la quale l’ordine accademico gestisce le sue contraddizioni.


Sarah Werner, What is a bibliographical note?, «Papers of the Bibliographical Society of America», 119, n. 4 , dec-2025, p. 478-483, https://doi.org/10.1086/738983

Abstract: Questo contributo presenta un gruppo di riflessioni intorno al genere della nota bibliografica, esaminando cosa PBSA cerca in una nota bibliografica. Scritto dall’editor della rivista, questo testo punta non a fornire una definizione precisa del genere, ma ad esplorare le sue possibilità. Suggerisce qualche linea-guida. Una nota bibliografica è un’opportunità per invitare i lettori a esaminare un oggetto testuale, a chiedersi perché il soggetto è degno di nota, e a condividere l’esperienza con la comunità bibliografica. Si differenzia dagli articoli bibliografici in quanto non sostiene una tesi e per la sua più corta dimensione.


Raphaëlle Bats, Decolonization of collections, A political issue for French libraries, «Zeitschrift für Bibliothekswsen und bibliographie», 6, 2025, nov.-dec., p. 367-373.

Abstract: Sotto la luce di nuove leggi e dibattiti riguardanti la restituzione di beni culturali acquisiti durante il periodo coloniale, questo articolo esamina la decolonizzazione delle collezioni bibliotecarie in Francia. I musei sono stati a lungo il principale focus di questo dibattito, comunque anche le biblioteche vengono ora chiamate in causa per il loro ruolo politico e la provenienza dei loro patrimoni. L’articolo si sofferma su tre principali aspetti: l’architettura legale della restituzione e il suo impatto sulle biblioteche; i prerequisiti pratici, etici e di memoria politica per un’effettiva restituzione; e l’estensione del processo di decolonizzazione attraverso la restituzione, per includere le collezioni contemporanee, la loro accessibilità e le forme di descrizione. Basato su vari esempi e riflettendo gli sviluppi della corrente politica culturale, l’articolo evidenzia le responsabilità che le biblioteche hanno nel riconoscere il passato coloniale e nel creare una narrazione condivisa. La decolonizzazione si presenta così come una sfida democratica per riconciliare le occasioni di memoria, imparzialità ed emancipazione civile.


Shelley E. Barba – Matthew McEniry – Megan Scott – Heidi M. Winler, Artificial Intelligence, authentic reactions: tension between digital libraries and genarative AI, «Library trends», 74, n. 4, 2026, p. 760-774

Abstract: L’intelligenza artificiale (AI), i modelli di un ampio linguaggio e i movimenti loro associati, sono gli utenti più nuovi per le biblioteche universitarie, le collezioni speciali e i repositories istituzionali. Le AI generative ricercano dati dalle collezioni librarie e repositories per orientare i propri modelli. In certi casi li ricercano mediante il protocollo robots.txt. In altri casi provocano sbocchi ulteriori di accessibilità per i repositories e creano problemi di copyright. Questo articolo esamina questi accessi e offre soluzioni potenziali, inclusi coinvolgimento e comunicazione con il donatore, lavorando all’interno del sistema e adottando restrizioni. In definitiva concludiamo che lo sviluppo di strategie sostenibili, etiche ed effettive per rapporti con AI non può rimanere sulle spalle dei singoli. I bibliotecari digitali, gli archivisti, le associazioni professionali e i gruppi di lavoro devono avere conversazioni che operino all’interno di queste tensioni tra le collezioni digitali e gli strumenti dell’AI, mentre difendono ancora i creatori digitali e vanno incontro ai bisogni di ricerca dei nostri utenti.

Andrea Baer, When is critical AI literacy critical? Critical AI literacy discourse and principles pedagogy, «Library trends», 74, n. 4, 2026, p. 742-759

Abstract: Nella biblioteconomia accademica gli inviti ad insegnare una versione dell’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale (AI), che richieda l’uso di AI generativa (GenAI) sono normalmente accettati dal senso comune. La maggioranza nella nostra professione concorderebbe che biblioteche e bibliotecari docenti hanno il dovere di dare risposte ai cambiamenti tecnologici e aiutare gli studenti a prepararsi per misurarsi con gli strumenti di ricerca a loro disposizione. Nello stesso tempo, costi ben documentati e i danni legati allo sviluppo e all’uso di tecnologie GenAI confliggono con i valori e gli scopi di molti bibliotecari, in special modo quelli che coniugano il loro insegnamento con i principi di pedagogia critica, come esaminare i sistemi di potere e le ingiustizie sociali e politiche, indagando le responsabilità e lavorando per un mondo più giusto e affermando la rappresentatività di insegnante e studente. Per esplorare i modi attuali e potenziali dell’insegnamento riguardo le tecnologie GenAI, attraverso la lente di una pedagogia critica, io esamino i discorsi (critici) sull’alfabetizzazione all’AI e risorse correlate come essi rispecchiano o deviano dai principi della pedagogia critica.


Ashlea Green, U. S. institutional repositories respond to AI: perspectiveson policy and technical measures, labor impact, and engagement metrics, «Journal of library administration», 65, n. 8, 2025, p. 891-921, https://doi.org/10.1080/01930826.2025.2597157

Abstract: Questo articolo presenta i risultati di un esame della Primavera 2025 riguardante il modo in cui i repostories istituzionali (IRs) negli USA stanno rispondendo all’intelligenza artificiale (AI). Lo studio ha ricevuto 116 risposte (la più bassa a livello di singolo elemento a=89) da professionisti affiliati IR, dimostrando che pochi avevano implementato politiche o misure tecniche per regolamentare AI. La maggior parte non aveva adottato strumenti AI per il flusso di lavoro, mentre il 42% aveva sperimentato aumenti di carichi di lavoro dovuti ad AI. Molti indicavano che si aspettavano che AI distorcesse le metriche di engagement oltre i successivi due anni, anche aumentando downloads e traffico. Questi chiarimenti possono informare i piani strategici così come i repositories pilotare nuove sfide in un ambiente mediato da AI.

Ashley Todd Diaz – Abby L. Mello, Who wants to be a library leader? A mixed-method study investigationg reactions to an Academic Library leadership job advertisement, «Journal of library administration», 65, n. 8, 2025, p. 843-864, https://doi.org/10.1080/01930826.2025.2589492

Abstract: Paragonati ai bibliotecari, gli archivisti sono sottorappresentati nei ruoli di leader in biblioteca (Presidenti/Direttori). Una spiegazione potenziale di questo squilibrio è che gli archivisti non sono attratti dall’indirizzarsi verso questi ruoli. Un’altra spiegazione è che gli archivisti siano interessati ai ruoli, ma non vengano selezionati. Il presente studio mostra 316 professionisti dell’Information Science posti di fronte ad un bando di concorso per un ruolo dirigenziale e misura le loro reazioni. I partecipanti riferirono la loro aspirazione a quel posto, consapevoli delle qualità per una posizione di responsabilità, che percepivano la compatibilità del proprio lavoro con diverse identità professionali e che la loro aspirazione al posto sarebbe potuta cambiare, basata sull’incoraggiamento dei colleghi. La misurazione comprendeva anche un elemento interattivo nel quale veniva chiesto ai partecipanti di selezionare parole e frasi del bando dalle quali si sentivano costretti e quelle che ritenevano concernenti il lavoro. I risultati rivelarono differenze non significative all’interno delle identità professionali nell’aspirazione al lavoro, nella sensazione di essere qualificati e una forte coincidenza in ciò che i gruppi ritenevano stringente/concernente il lavoro. Nonostante la sensazione di essere ugualmente qualificati per il lavoro, la maggioranza dei partecipanti sentiva che il ruolo si adattava più strettamente alle qualità/competenze di un bibliotecario piuttosto che a quelle di un archivista. Lo studio si conclude con raccomandazioni circa il lessico dei bandi di concorso e l’evoluzione della leadership per i professionisti dell’Information Science.

J. Daniel McGeeney, The current state of female representation in library leadership: a comprehensive analysis of over 13.000 open U.S: libraries by library type, collecyion size, and state, «Journal of library administration», 65, n. 6-7, 2025, p. 700-718, https://doi.org/10.1080/01930826.2025.2518008

Abstract: Le donne sono ancora sottorappresentate nella leadership della biblioteca. Ricerche precedenti si sono incentrate  sulle biblioteche accademiche, con esempi di un numero di biblioteche inferiori a 1000. Questo è il primo studio che analizza più di 13.000 biblioteche, considerando differenze di stato, tipo, dimensioni della collezione. Le donne sono sottorappresentate nella leadership per 8.2 punti in percentuale (pp) nelle biblioteche accademiche, 5,5 pp nelle biblioteche speciali, 10,7 pp nelle scolastiche e 14,7 nelle governative. Questo corrisponde ad una percentuale tra il 28,6 e il 185,5% delle probabilità che il direttore sia un uomo. Nelle biblioteche pubbliche le donne sono sovra rappresentate per 2.6 pp, ma la loro percentuale nella direzione decresce  in modo esponenziale in rapporto alle dimensioni della collezione.


A cura di Lorenzo Baldacchini