Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento

Il 26 e 27 febbraio 2026, presso la Biblioteca del Parco archeologico di Pompei, si è svolto il convegno Scavi bibliografici. Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento, promosso dal Parco in collaborazione con l’Associazione italiana biblioteche (AIB) e l’Associazione nazionale archivistica italiana (ANAI). L’iniziativa ha riunito studiosi, bibliotecari, archivisti e professionisti del settore, con l’obiettivo di riflettere sul ruolo delle raccolte librarie e dei fondi archivistici nella ricostruzione della storia dell’archeologia del XX secolo.

La prima giornata del convegno, intitolata “Raccolte librarie e carte d’archivio nell’orbita degli scavi archeologici di Pompei” e dedicata proprio alla pompeianistica, si è aperta con i saluti istituzionali di Alessandra Boccone, coordinatrice della Commissione nazionale AIB Archivi e biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore, che ha evidenziato come i fondi di persona, le biblioteche e gli archivi d’autore rappresentino un unicum nell’ambito del patrimonio culturale. In rappresentanza dell’ANAI Campania, Concetta Damiani ha sottolineato l’attenzione al patrimonio storico e la necessità di una adeguata gestione degli archivi sin dalla loro formazione, con particolare riferimento ai fondi d’autore, alle istituzioni e ai parchi archeologici. Pio Manzo, presidente di AIB Campania, ha poi aperto i lavori sottolineando l’importanza e il valore strategico rappresentato, in questo contesto, della Biblioteca del Parco archeologico di Pompei.

Nel corso della prima sessione, dedicata ai fondi pompeiani, Cristina Del Fiacco (Parco Archeologico di Pompei) ha illustrato le raccolte librarie dei pompeianisti conservate presso la Biblioteca del Parco; Rosanna De Simone (Parco Archeologico di Pompei), introdotta da Giuseppe Scarpati (Parco Archeologico di Pompei), nell’intervento “Le carte d’archivio dei pompeianisti nella Biblioteca del Parco Archeologico di Pompei”, ha invece evidenziato l’importanza della documentazione oggi utilizzata per guidare nuovi interventi di scavo e di restauro.

La sessione relativa alla call for papers, moderata da Tania Maio (AIB Commissione biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore), ha offerto uno sguardo su casi di studio specifici: Julian Bauch (Deutsches Archäologisches Institut) ha ricostruito il percorso accademico di René von Schöfer attraverso la Casa del Fauno; Marilina Laganà (Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università degli Studi di Salerno) ha illustrato il progetto di valorizzazione del Fondo Sogliano tra digitalizzazione e storytelling; Anna Cioffi e Antonio Giordano (Biblioteca e Archivio Giordano) hanno approfondito la figura di Carlo Giordano e Lavinia De Rosa (Biblioteca Universitaria di Napoli – MiC) si è occupata delle vicende dell’archivio Fiorelli.

La prima giornata si è infine conclusa con una tavola rotonda coordinata da Pio Manzo, con la partecipazione di Laurentino Garcia y Garcia (editore), Umberto Pappalardo (Centro Internazionale per gli Studi Pompeiani, Université de Tunis), Grete Stefani (già funzionario Ministero della Cultura) e Antonio Varone (già funzionario Ministero della Cultura) e rivolta allo stato dell’arte e alle prospettive future di archivi e biblioteche dei pompeianisti. Uno dei temi discussi ha riguardato la dispersione dei fondi, conseguente allo smembramento di numerose biblioteche e archivi di archeologi del Novecento, dovuto a vicende ereditarie, trasferimenti istituzionali o eventi bellici. Di fronte a questa frammentazione, una delle principali prospettive emerse è rappresentata dallo sviluppo di ambienti virtuali in grado di connettere tra loro risorse bibliografiche e archivistiche disseminate tra diverse istituzioni. 

Nel pomeriggio, i partecipanti hanno avuto l’occasione di prendere parte a una visita agli scavi del Parco, guidata da Alessandro Russo e Gennaro Iovino (Parco Archeologico di Pompei).

La seconda giornata, dal titolo “Biblioteche e archivi degli archeologi del Novecento” e moderata in apertura da Valentina Sonzini (Università di Firenze), ha esteso l’analisi a contesti nazionali e internazionali. Simona Troilo (Università degli Studi dell’Aquila) ha affrontato il tema dell’archeologia e della propaganda coloniale, mentre Nejib Ben Lazreg (Ancien Membre de l’Institut National du Patrimoine) ha presentato la Biblioteca dell’Institut national du patrimoine (INP) di Tunisi come testimonianza della storia dell’archeologia tunisina. Concetta Damiani (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”) ha proposto un’analisi sullo stato dell’arte nell’emersione e nel trattamento degli archivi degli archeologi; Manuela Parrilli (Università degli Studi di Salerno) ha evidenziato, invece, come le biblioteche personali di archeologi nelle università italiane costituiscano un patrimonio diffuso ed eterogeneo, ma scarsamente rappresentato nei sistemi bibliografici e catalografici nazionali. Nonostante questa frammentazione sono risorse preziose la cui valorizzazione è essenziale per conservarne la memoria.

Nella sessione successiva, Laura Ambrosini e Adriana Emiliozzi (CNR ISPC) hanno presentato l’archivio di Gabriella Bordenache Battaglia, mentre Raphaële Mouren (British School at Rome) ha ricostruito la figura di Eugénie Sellers Strong, archeologa classica e storica dell’arte britannica.

La sessione pomeridiana, coordinata da Simona Inserra (Università di Catania), è stata dedicata a ulteriori casi studio, articolati per temi. Per quanto riguarda il contesto bibliotecario, Rosa Parlavecchia (Università degli Studi di Salerno) ha approfondito la figura di Antonio Muñoz come protagonista della costruzione dell’identità di Roma nell’archeologia del ventennio fascista, mettendo in relazione le trasformazioni del paesaggio urbano con pratiche di selezione, riscrittura e monumentalizzazione dell’antico; Angelica Parisi (Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini di Napoli) si è occupata del padre oratoriano Antonio Bellucci, dalle cui carte emerge il profondo interesse per l’archeologia con studi sulla colonia di Tharros in Sardegna o sui cimiteri paleocristiani, in particolare quelli napoletani. Infine, Vittoria Minniti (Museo archeologico nazionale di Napoli) ha presentato il fondo bibliografico appartenuto all’archeologo Werner Johannowsky.

Relativamente agli archivi, Laura Buccino (Università di Firenze) e Lorenzo Sergi (Università della Tuscia) hanno ricostruito le vicende biografiche-istituzionali di Giacomo Caputo; Martina Ambrogi (Sapienza Università di Roma) si è occupata della valorizzazione del fondo personale di Salvatore Aurigemma, evidenziandone il valore sia come testimonianza di un’intensa attività scientifica, sia come osservatorio sulle metodologie di restauro e conservazione del patrimonio archeologico nel novecentesco. Mirco Modolo (Università di Siena) ha presentato l’archivio di Guglielmo Gatti, Sovrintendente ai Musei, monumenti e scavi presso la X Ripartizione antichità e belle arti del Comune di Roma e libero docente di Topografia romana; Maria Gatto (Museo Archeologico Nazionale di Arezzo) e Claudia Borgia (Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana) hanno presentato un intervento sulle carte di Gian Francesco Gamurrini, conservate presso il Museo archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo, mentre Mariachiara Arbolino (Archivio di Stato di Chieti) si è focalizzata sul fondo dell’archeologo Valerio Cianfarani, figura di spicco  dell’archeologia abruzzese, il cui archivio è una sintesi, grafica e testuale, della storia degli scavi condotti sul territorio e rivelatisi fondamentali per le attività di tutela, salvaguardia e valorizzazione. Angelica Gabrielli (Università degli Studi di Verona) ha poi segnalato l’importanza dell’epistolario di Paolo Orsi come fonte per la storia dell’archeologia.

Una sessione conclusiva è stata dedicata anche ai fondi fotografici, con gli interventi di Lucas Iannuzzi e Lorenzo Declich (ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente) sulla fototeca coloniale dell’IsIAO e di Giovanni Pietrangeli e Paola Redemagni (Archivio Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci) sul recupero delle navi di Nemi.

Gli interventi delle due giornate hanno evidenziato la centralità di archivi e biblioteche di persona come strumenti di ricerca e luoghi di memoria, capaci di restituire la complessità delle pratiche archeologiche del Novecento. L’ampia partecipazione e la varietà dei contributi hanno confermato l’interesse per un ambito di studi in progressiva crescita, sottolineando al contempo il ruolo del Parco archeologico di Pompei come polo di riferimento anche per la valorizzazione della memoria custodita grazie agli archeologi.

Silvia Maiorano, maioranosilvia8@gmail.com