Information Literacy in biblioteca

Giovedì 12 Aprile si è tenuto, presso la Biblioteca delle Oblate a Firenze, un interessante incontro della serie di appuntamenti mensili dal titolo “Notizie da IFLA. Information Literacy in biblioteca”, ricco di spunti di riflessione. Particolarmente stimolanti gli interventi di Laura Ballestra, della LIUC (Università Carlo Cattaneo) di Milano, che svolge quotidianamente un’attività di consulenza personalizzata e didattica nel contesto di una realtà privata, e di Carla Milloschi, della Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze.
L’intervento di Laura Ballestra ha sottolineato la funzione determinante che l’Information Literacy ricopre oggi nelle biblioteche universitarie. Infatti, ogni biblioteca ha a disposizione una tradizione pluriennale di conoscenze per gestire e organizzare le informazioni e, quindi, sarà possibile integrare due prospettive: quella della rete come fonte diretta di informazione documentale e quella della rete come semplice mezzo per accedere a informazioni racchiuse in fonti cartacee. Proprio la Ballestra, responsabile dei “Servizi al pubblico e consulenza” della Biblioteca Mario Rostoni, è l’unica italiana fra i membri dell’IFLA Standing Commitee per l’Information Literacy Section, che si prefigge l’obiettivo di supportare la diffusione dell’alfabetizzazione informativa in differenziati contesti di ricerca. Per la librarian referent della LIUC, Information Literacy, si traduce con informazione a documentarsi; l’enfasi è, quindi, incentrata sui documenti che rappresentano il fulcro da cui poter partire per raggiungere nuove conoscenze; pertanto, il ruolo dei materiali diventa fondamentale in quanto legato al processo di analisi, soprattutto diventa preminente l’aspetto del ragionare “sul processo di ricerca”, attraverso il passaggio alla visione relazionale o sociale, in cui il focus non è lo studente, né tanto meno gli strumenti di ricerca, bensì le relazioni che si creano parallelamente.
A partire dagli anni ’80 è andata sempre più aumentando la diffusione di servizi legati all’alfabetizzazione informativa, a partire dagli studenti, ma coinvolgendo anche docenti della scuola superiore e bibliotecari di biblioteche pubbliche, per accrescerne le loro capacità come formatori e mediatori nei confronti di ogni tipo di cittadino. Senza dubbio questo tipo di iniziative devono essere proseguite in contesti formativi anche informali e oltre alle scuole superiori o alle università, si devono rivolgere ai cittadini di ogni razza o religione, avviando una campagna educativa continua che consenta a tutti di sviluppare competenze che si riveleranno indispensabili anche a livello lavorativo e sociale; non si tratta semplicemente di reperire informazioni, bensì di “imparare ad imparare” ovvero di utilizzare l’informazione come attività collaterale del problem solving.
Concetto cardine dell’Information Literacy é quello del life-long learning, un apprendimento che accompagna tutta la vita, apportando nuovi ed indispensabili saperi: la formazione diventa elemento centrale tanto che l’Information Literacy Education è uno degli obiettivi strategici per le biblioteche nel nuovo millennio.
Questo concetto ha una valenza molto ampia fino ad includere anche ambiti caratterizzati da aspetti più specifici, come ad esempio:

  1. la “Digital Literacy – Alfabetizzazione digitale”, intesa come capacità di trovare, organizzare, capire, valutare e creare informazione con l’aiuto delle tecnologie digitali,
  2. la “Media Literacy – Alfabetizzazione dei media” ovvero la capacità di accedere, analizzare e valutare il potere di immagini, suoni e messaggi che incontriamo ogni giorno e che sono una parte importante della nostra cultura contemporanea.

Di fondamentale rilevanza anche la capacità di comunicare in modo competente e personale attraverso i media disponibili, per rendere ognuno più consapevole nel riconoscere come i media possano filtrare la nostra percezione e le opinioni. Inoltre l’UNESCO sta attualmente lavorando alla creazione di una sezione “Media and Information Literacy”, che ha portato alla realizzazione di “New Media and Information Literacy Recommendations”, che saranno al centro della Conferenza internazionale “Media and Information Literacy or knowledges Societies” che si terrà il prossimo giugno a Mosca. Proprio di fronte alla grande mole di informazioni in cui tutti noi ci imbattiamo quotidianamente, i bibliotecari stessi si sono organizzati nell’«Information Literacy Movement», che vuol prendere coscienza e spiegare questa nuova realtà; esso viene anche descritto nel volume di Laura Ballestra, “Information literacy in biblioteca” (Editrice Bibliografica, 2011), e ribadisce la necessità di saper riconoscere quando e perché si ha bisogno di informazioni, dove trovarle nei documenti, come valutarle e impiegarle per risolvere un problema: sono queste alcune delle competenze chiave che consentono agli individui di decidere in modo consapevole e che fanno dell’Information Literacy un fattore di crescita personale e sociale, attraverso percorsi informali o specifiche attività di insegnamento organizzate ed erogate da parte del personale delle biblioteche. Il gruppo italiano sull’Information Literacy, nato nel 2011, è attualmente impegnato, anche se molto in ritardo rispetto al contesto internazionale, nella traduzione in italiano delle Linee guida IFLA/UNESCO del 2006.
Il secondo intervento di questo incontro è stato realizzato da Carla Milloschi che ha presentato alcune esperienze di corsi di alfabetizzazione organizzati dall’Università di Firenze, dove in aree disciplinari molto diverse l’una dall’altra, i bibliotecari hanno iniziato a fare i primi passi sin dagli anni 1996-97, partendo con semplici esperienze di incontri sull’uso dei cataloghi d’Ateneo.
In seguito si è avvertita la necessità di seguire gli studenti fin dall’età della scuola obbligatoria, instaurando un forte clima collaborativo. Il passaggio successivo è stato quello di formare i bibliotecari, realizzando alcuni seminari e corsi di aggiornamento su queste specifica disciplina in quanto non tutto il personale delle biblioteche possiede competenze didattiche o pedagogiche. Con il passare degli anni, ogni biblioteca ha sentito sempre più forte l’esigenza di erogare corsi attinenti alla propria area disciplinare, fino a raggiungere il riconoscimento di CFU o crediti formativi universitari (aspetto già presente e radicato nella realtà inglese).
L’intenzione del dibattito conclusivo è stata quella di riflettere criticamente sulle molteplici problematiche dell’educazione agli utenti, includendo ovviamente “all types of libraries” e non limitando il compito alle biblioteche accademiche, come avviene ormai in altri paesi, dove i bibliotecari sono considerati dei veri punti di accesso alle informazioni, che si fanno promotori in prima persona di progetti di cooperazione internazionale volti allo sviluppo della formazione (formale e informale), scopo essenziale della sezione Information Literacy dell’IFLA.

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