La serie di webinar, svoltasi tra febbraio e marzo 2026 e intitolata “Navigating Digital Transformation in Libraries”, è stata un’opportunità formativa gratuita rivolta alle associazioni bibliotecarie, ai professionisti delle biblioteche e agli stakeholder del settore interessati ai temi dell’innovazione digitale, dell’inclusione e delle tecnologie emergenti, organizzata da ELAN. Qui alcune parole su ELAN e su EBLIDA.
ELAN è il network delle Associazioni di Biblioteca Europee, attivo nel periodo 2025–2028, con l’obiettivo di rafforzare e rendere più resilienti le associazioni bibliotecarie, sostenere la collaborazione a livello europeo e internazionale e sviluppare modelli sostenibili, in linea con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
EBLIDA (European Bureau of Library, Information and Documentation Associations) è l’Ufficio europeo delle associazioni di biblioteca, informazione e documentazione. Si tratta di un’associazione no profit che riunisce istituzioni e associazioni bibliotecarie di tutta Europa. Attualmente conta 122 membri in 32 Paesi, che rappresentano circa 65.000 biblioteche pubbliche europee.
Anche AIB fa parte della rete e la partecipazione a questa iniziativa si inserisce nel percorso di rafforzamento delle relazioni europee e della condivisione di conoscenze tra le socie e i soci, a sostegno della formazione continua. In quest’ottica, abbiamo seguito gli interventi con l’obiettivo di restituire agli associati una panoramica dei principali progetti attualmente in corso nell’ambito della trasformazione digitale nelle biblioteche.
Ad aprire il primo incontro è Mikkel Christoffersen, deputy director dell’Associazione Biblioteche Danesi, che propone una riflessione sui processi di fidelizzazione degli utenti, basata su dati del 2022 relativi al contesto danese: il 44% del pubblico frequenta abitualmente le biblioteche, il 22% utilizza sia i servizi fisici sia quelli digitali, mentre il 34% accede esclusivamente ai servizi digitali. A partire da questa analisi, Christoffersen presenta dieci strategie per raggiungere e fidelizzare nuovi utenti attraverso il digitale, sottolineando tuttavia come la costruzione di una community online possa rappresentare un’arma a doppio taglio: non sempre, infatti, chi usufruisce dei servizi è consapevole che essi siano offerti dalle biblioteche.
Tra i punti principali della proposta, emerge l’attenzione ai contenuti e alle risorse digitali, con l’invito a offrire una gamma ampia e diversificata di ebook e audiolibri, oltre all’accesso a riviste e giornali digitali, periodici accademici, strumenti per l’apprendimento delle lingue e risorse genealogiche. Un secondo ambito riguarda l’organizzazione di attività online, come workshop sull’alfabetizzazione digitale e il coding, ma anche conferenze con autori, gruppi di lettura e incontri di lettura ad alta voce per famiglie con bambini, realizzati attraverso piattaforme come YouTube e Facebook Live. Ampio spazio è dedicato anche al coinvolgimento sui social media, in particolare Facebook, Instagram e TikTok, utilizzati per condividere aggiornamenti, consigli di lettura e contenuti interattivi.
Per stimolare la partecipazione, Christoffersen suggerisce l’uso di sondaggi, quiz e sfide, oltre a campagne mirate basate su annunci digitali per raggiungere specifici target demografici, come giovani adulti o cittadini non madrelingua. L’elenco delle strategie proposte è articolato e attraversa ambiti molto diversi tra loro: dal gaming alle newsletter, dall’analisi dei dati per personalizzare l’esperienza dell’utenza ai forum online, fino all’uso di strumenti di creatività digitale. Un’analisi ricca e stimolante che meriterebbe senza dubbio un approfondimento ulteriore.
Un’altra prospettiva particolarmente interessante è offerta da Anne Wendelbo Helmig, project owner di eReolen Go!, il servizio digitale per bambini e ragazzi della Digital Public Library of Denmark. eReolen Go! è una piattaforma di e-learning delle biblioteche pubbliche danesi, disponibile sia via web che tramite app, pensata esclusivamente per un pubblico giovane. I destinatari sono bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni e il servizio conta circa 150.000 utenti. Il target principale si concentra nella fascia 8–12 anni, con una lieve flessione intorno ai 10 anni: un’età che Helmig definisce “critica”, perché spesso coincide con un calo della motivazione alla lettura e con un minore supporto da parte di genitori e insegnanti.
Il servizio offre principalmente ebook, affiancati da contenuti editoriali e multimediali che ruotano intorno ai libri e alle storie. Non sono presenti contenuti per adulti e l’intero ambiente è pensato come uno spazio sicuro e dedicato. A partire dal 2026 è inoltre prevista l’introduzione di una nuova funzionalità che consentirà di prenotare libri cartacei, rafforzando il legame tra digitale e biblioteca fisica. La missione di eReolen Go! è chiara: sostenere l’amore per i libri tra bambini e ragazzi e rafforzarne la motivazione alla lettura. Un ruolo centrale è svolto dalla scuola: l’accesso alla piattaforma avviene infatti tramite le credenziali scolastiche, rendendo il servizio facilmente integrabile nella quotidianità degli studenti.
Un elemento distintivo del progetto è l’attenzione costante all’ascolto dei giovani utenti. Il servizio è stato testato e sviluppato attraverso focus group con bambini e ragazzi, coinvolti non solo come fruitori ma come veri e propri interlocutori. Helmig sottolinea come eReolen Go! non abbia un intento pedagogico in senso stretto: l’obiettivo non è “insegnare a leggere”, ma promuovere il piacere della lettura. Un approccio che si inserisce in una lunga tradizione della letteratura per l’infanzia scandinava, dove uno degli elementi fondanti è la ribellione, intesa come autonomia, libertà di scelta e possibilità di esprimere la propria voce.
In questa direzione va anche il coinvolgimento diretto dei ragazzi nel miglioramento del servizio e nella creazione dei contenuti, attraverso focus group, programmi di GO! ambassadors e altre forme di partecipazione attiva. Dal 2019, inoltre, eReolen Go! ha investito fortemente nella comunicazione video, producendo contenuti pensati per l’app, il sito web e soprattutto per YouTube. Non a caso, circa il 90% del pubblico di Go! utilizza YouTube settimanalmente. I video sono progettati per essere divertenti, dinamici e visivamente simili ai contenuti che i ragazzi già consumano sulla piattaforma: sfide, format brevi e linguaggi familiari, che parlano di libri senza assumere un tono didascalico. Tra le esperienze più significative “Lit Game”, in cui youtuber e creator legati al mondo del gaming parlano di libri mentre giocano, mescolando narrazione, intrattenimento e racconto della lettura.
L’obiettivo, conclude Helmig, non è solo far leggere i libri, ma parlare di lettura, creare una comunità e offrire ai ragazzi uno spazio in cui potersi esprimere. Un messaggio chiave attraversa tutto il progetto: la loro opinione conta, e la biblioteca può essere anche un luogo – digitale – in cui questa voce trova riconoscimento.
Il secondo incontro, Libraries tackling AI challenges, affronta il tema dell’intelligenza artificiale. Matilde Fontanin introduce due esperienze su come l’AI possa intensificare l’esperienza dell’utente e supportare il pensiero critico, ripercorrendo l’evoluzione del dibattito. Dall’iniziale interrogazione di Turing sulle potenzialità della macchina («Can machines think?»), si passa alla proposta di Jelinek (1988) di alimentare le macchine con il maggior numero di dati possibili per valutare cosa restituissero. Nel tempo ci si è interrogati sull’evoluzione e sulle potenzialità dell’AI, che oggi è la norma; in tal senso è necessario valutare come le biblioteche possano affrontarne le sfide.
Tra i casi presentati, Supercharged by AI, illustrato da Maria De Brasdefer, è una mostra interattiva nata con la volontà di fortificare le connessioni delle comunità locali europee sul tema dell’AI. Il progetto è stato un grande successo e ha visto la realizzazione di 63 mostre per un totale di 31.146 visitatori. Interessante è stata la previsione di una serie di strumenti di valutazione nella fase di realizzazione (focus group, valutazioni di impatto, follow-up finale) e nell’esito (somministrazione di questionari ai visitatori).
Elena Aversa approfondisce le scelte di allestimento, basate su materiali agevolmente trasportabili, in prevalenza stampati su carta, facilmente leggibili, lasciando alle biblioteche libertà nell’organizzazione dei pannelli in base alla proprie esigenze. La mostra mette in luce diversi modi di percepire l’intelligenza artificiale tra i visitatori (alcuni ne hanno paura, altri non la conoscono o comprendono): Supercharged by AI è sicuramente un ottimo modo per valutare l’esperienza dell’utente.[ A questo proposito si segnala il convegno “Supercharged by AI: sintetica e fuori controllo” a cura dell’Osservatorio AIB sulla Information literacy, che si terrà nei giorni 9-10 aprile alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia. Per maggiori informazioni: <https://www.aib.it/eventi/convegno-supercharged-by-ai/> (ultima consultazione 26/03/2026).
Altro esempio è il Vöbb-chatbot dell’Associazione delle Biblioteche Pubbliche di Berlino, sviluppato con ChatGPT e implementato attraverso il fattore umano. Tilman Scheel evidenzia come l’AI literacy consista prima di tutto nell’imparare la terminologia per capirne i meccanismi. Il bot, attraverso i prompts immessi dal programmatore, raggiunge un certo livello di conoscenza del catalogo per rispondere alle domande dell’utente. Collegandosi a questo, Moritz Mutter mostra alcune funzionalità della chat come il cambio della lingua, la ricerca di testi specifici, e l’interfaccia interna per codificare il bot, fornendo indicazioni su come gestire i dati – ad esempio organizzandoli come se fosse in una biblioteca. Mutter, infine, evidenzia come il chatbot sia in continua evoluzione: anche gli utenti possono segnalare le lacune, contribuendo al miglioramento del servizio attraverso test e aggiornamenti.
Nel terzo e ultimo incontro si è parlato di un altro aspetto cruciale nel campo della trasformazione digitale delle biblioteche: l’inclusione digitale. Gwenny Vlaemynck mette in chiaro come non vi sia innovazione tecnologica senza l’apporto delle persone; le biblioteche sono spazi che offrono accesso libero alla tecnologia, supporto agli utenti vulnerabili e allo sviluppo di competenze digitali.
In questo si colloca il Digital compass for digital inclusion, una struttura sviluppata in accordo con le biblioteche pubbliche fiamminghe per mappare pratiche esistenti, identificare nuove opportunità e promuovere scelte adatte al contesto locale. Koen Vandendriessche presenta Cultuurconnect, organizzazione no profit, commissionata dal governo fiammingo e partner di biblioteche pubbliche e istituti culturali, attiva nel digitale e co-creatrice di servizi di innovazione digitale.
Il 40% della popolazione belga è considerato soggetto vulnerabile dal punto di vista digitale: non naviga in Internet, non ha competenze digitali adeguate o mostra difficoltà con i sistemi digitali. A questo si aggiunge che gran parte dell’utenza chiede assistenza digitale ai bibliotecari. Alla domanda, quindi, “Solo libri in una biblioteca?” la risposta è chiaramente no, l’utente può porre qualsiasi domanda, può implementare le proprie competenze digitali o scoprire come utilizzare la tecnologia. Tuttavia, sottolinea Vandendriessche, nonostante il servizio prestato dalle biblioteche in campo digitale, esse non vengono riconosciute come strumenti essenziali; non è solo l’inclusione a dover diventare centrale, ma è necessaria anche una presa d’atto dell’importanza delle biblioteche.
Justine Rooze illustra il processo di costruzione del compass, modello dinamico per definire le biblioteche e perché sono importanti per la comunità. Nato dall’ascolto di numerosi bibliotecari e dalla costituzione di un gruppo di lavoro, permette di stabilire l’operato delle biblioteche, nonché le funzionalità e le opportunità in tema di inclusione digitale. Il modello, nella sua efficacia, è stato adottato anche in altri contesti, come quello delle biblioteche pubbliche di Berlino (VÖBB), poiché basato su aspetti pratici in cui il bibliotecario si può ritrovare, e non su una lista di competenze astratte. Rispetto all’esperienza fiamminga, qui il focus è l’educazione digitale degli adulti. Oggi il compass si presenta come un modello per garantire inclusione digitale, documentare le attività svolte sul tema, supportare la formazione dei bibliotecari e individuare ambiti di sviluppo.
Più che fornire risposte definitive, a nostro avviso la serie di incontri apre la riflessione verso interrogativi. Come rendere visibile il ruolo delle biblioteche nel digitale? Come costruire comunità consapevoli? Come congiungere innovazione e inclusione?
Nel loro insieme, i tre incontri restituiscono un quadro articolato e concreto di sfide e opportunità legate alla trasformazione digitale nelle biblioteche europee. Tra innovazione e inclusione, emerge come il futuro non sia solo questione di strumenti, bensì di capacità di leggere i bisogni delle comunità.
Serena Fornito
Beatrice Pallotta Fornaroli



