Biblioteche aperte nelle Marche

La circolazione delle idee non viaggia solo sui social network: un’ affermazione quanto mai “pericolosa” da sostenere in questo periodo in cui si fa un gran parlare di social network e della loro utilità tra chi come noi bibliotecari si occupa di informazione libera e di liberare l’informazione. Così il dibattito, estremizzando, divide sostenitori della biblioteca più tradizionale tutta volta alla promozione della lettura e sostenitori delle avanguardie biblioteconomiche che vogliono le nostre biblioteche pioniere in ogni campo della comunicazione innovativa. Certo la questione ci sembra quanto mai interessante, ma non dimentichiamoci che già da molto tempo esistono snodi informativi fatti di mattoni, scaffali e persone in carne ed ossa, che hanno anticipato la logica della diffusione e della circolazione libera della cultura nelle società e non perdiamo neanche di vista il fatto che l’ultima biblioteconomia parla proprio della partecipazione come della nuova sfida dell’era contemporanea. È forse un caso che nella stessa epoca in cui le relazioni virtuali si espandono, anche grazie alle nostre biblioteche, sentiamo, nelle stesse, il bisogno di rafforzare soprattutto le relazioni sociali?
È un ruolo che ci sentiamo bene addosso noi bibliotecari quello di connettori, virtuali, digitali o reali: connettori di informazioni sì, ma anche di relazioni, per cui spesso sentiamo ancora di avere tanto da fare. Questa è stata la base di riflessione che ha sollecitato nell’AIB Marche l’esigenza di realizzare un ciclo di incontri che potesse mettere nelle condizioni l’associazione di rientrare nelle biblioteche pubbliche marchigiane dando loro delle opportunità, attivando un dibattito e stimolando l’attenzione sul ruolo che, nella nostra regione, le biblioteche svolgono nei confronti dei cittadini e che i cittadini, a loro volta, svolgono nei confronti dei nostri servizi. Argomenti ancora molto trascurati. È emersa quindi la necessità di avviare un dibattito, che rimettesse in luce il ruolo propositivo e propulsivo di AIB Marche nel territorio e nello stesso tempo il ruolo delle nostre biblioteche come “snodi”, con l’ambizione, inoltre, di poter attivare, fin da subito, un percorso virtuoso verso il cambiamento. Come? Facendo in modo che amministratori e stakeholder delle nostre città partecipassero numerosi agli incontri che volevamo organizzare, sperando di infondere in loro idee nuove e propulsive, stanando gli alleati che anche tra loro ci sono sicuramente. Ecco perché AIB Marche ha organizzato, tra aprile e maggio del 2012, un ciclo dal titolo “Biblioteche aperte” con il patrocinio di ICOM Marche e ANAI Marche, con la collaborazione di AIB Umbria, Molise e Abruzzo e, strategicamente, di ANCI Marche, che ha contribuito alla diffusione dell’iniziativa tra gli amministratori della Regione, insieme ai comuni di Fano, Falconara, Fermo e San Benedetto del Tronto che hanno ospitato gli eventi.
Il titolo scelto per la rassegna “Biblioteche aperte: ruolo e valore sociale della biblioteca pubblica in tempo di crisi” è un titolo che dice già tutto della nostra idea: partendo dal concetto di una nuova biblioteca pubblica, “aperta” come spesso non è, centro del dibattito voleva essere l’impatto sociale delle biblioteche, troppo spesso sottovalutato, facendo (ri)conoscere ai cittadini e agli amministratori l’enorme utilità e potenzialità di questi “contenitori (e motori) di idee”. Per la scelta dei temi e dei relatori abbiamo individuato nella nuova collana della casa editrice Bibliografica “Conoscere la biblioteca” una buona linea da seguire: gli ospiti dei primi tre incontri sono stati Antonella Agnoli, Stefano Parise e Cecilia Cognigni e i loro tre libri, ormai conosciutissimi e utilizzatissimi da noi bibliotecari. Ma la sfida, in questo caso, era di trovare la formula giusta che potesse attirare, nelle biblioteche che hanno voluto ospitare il nostro ciclo di incontri, il grande pubblico, i cittadini comuni e gli amministratori: per questo abbiamo affiancato i nostri ospiti a personaggi del mondo della cultura come Piero Dorfles e Stefano Salis, perchè passasse più chiaro il messaggio che i temi che si dibattevano, i libri che si presentavano, non erano per soli addetti ai lavori. È stato importante pensare che ciascun incontro venisse strutturato in modo da dare reali occasioni per riflettere su temi di attualità legati al valore sociale della biblioteca con l’aiuto di abili oratori, volti noti e degli amministratori stessi, che hanno messo in luce i motivi per cui, in un momento di grave crisi economica, bisogna continuare ad investire nei servizi bibliotecari e nell’innovazione, perché serve a tutti, non solo ai bibliotecari.
I quattro incontri sono stati un percorso virtuoso e hanno messo in evidenza tutte le potenzialità dei nostri servizi pubblici: il pubblico ha potuto scoprire, grazie ad Antonella Agnoli, Stefano Parise e Cecilia Cognigni, le biblioteche pubbliche come piazze sociali, come indispensabili infrastrutture democratiche di partecipazione, come servizi di condivisione dove tutti cittadini, in particolare quelli più deboli, hanno reali possibilità di migliorarsi mettendosi in continua relazione con il mondo dell’informazione e con la società che li circonda. I nostri incontri hanno proposto ai cittadini le biblioteche pubbliche come luoghi di inclusione sociale, di incontro e relazione fra persone diverse, culture, lingue, come opportunità per tutti, anche per chi arriva da lontano. Hanno, inoltre, fatto riflettere su come dalle biblioteche pubbliche si possa ripartire per far rinascere una società civile e ricostruire un Paese solido.
A San Benedetto, per l’incontro conclusivo, con Sergio Dogliani, la mente italiana dietro il successo degli Idea Store londinesi, esperienza a cui tutto il mondo, non solo bibliotecario, sta guardando con grande curiosità, la platea era sopratutto fatta di bibliotecari e amministratori: l’incontro ha dato la possibilità di far conoscere gli aspetti organizzativi di un progetto bibliotecario davvero innovativo, che si avvale, in netta controtendenza con quanto sta succedendo nel nostro Paese, di solo personale assunto dalla pubblica amministrazione e a tempo indeterminato. Fantascienza per noi! Ma ha anche proposto una visione di biblioteca pubblica che invece possiamo condividere e provare a riproporre felicemente anche nel nostro Paese.
“Biblioteche aperte” è stata un’esperienza ricca e costruttiva, positiva per AIB Marche e il suo CER, e, speriamo, anche per i bibliotecari marchigiani. Il dibattito, durante gli incontri, si è sviluppato e si è anche acceso: ora ci piacerebbe sapere se è possibile farlo continuare rinvigorendo la collaborazione virtuosa che ci può essere tra l’AIB e le biblioteche
pubbliche del territorio.

valeria.patregnani@gmail.com