Il 24 e 25 luglio 2026 il Gruppo AIB di studio e lavoro sul coworking in biblioteca ha incontrato spazi, esperienze e professionisti del territorio trentino, trasformando la riflessione sviluppata negli ultimi anni in un’occasione concreta di osservazione, confronto e progettazione.
Nel contributo pubblicato lo scorso aprile su AIB Notizie, i video realizzati dal Gruppo tra il 2021 e il 2026 erano stati riletti come le tappe di un percorso capace di costruire progressivamente un lessico e un immaginario del coworking in biblioteca. Il video del 2026 rappresentava simbolicamente la conclusione di un mandato e, nello stesso tempo, un passaggio di testimone: non un punto di arrivo, ma l’apertura verso nuove domande, persone ed esperienze.
La due-giorni organizzata il 24 e 25 luglio tra Rovereto e Trento ha dato un’ulteriore concretezza a questo rilancio. Per il terzo anno consecutivo siamo usciti dagli incontri a distanza, abbiamo attraversato fisicamente nuovi spazi, osservato come vengono progettati e utilizzati, incontrato gestori e gerenti.
Rigenerazione urbana e patrimonio culturale a Rovereto
La prima giornata ha portato il Gruppo a Rovereto, all’interno di un itinerario che ha messo in relazione innovazione, rigenerazione urbana, lavoro condiviso e patrimonio culturale.
La visita a Progetto Manifattura, negli spazi dell’ex Manifattura Tabacchi e il confronto con i team di Trentino Sviluppo (Lisa Anzelini et al.) e alcune start up che lì hanno sede, hanno permesso di conoscere un ecosistema nel quale coworking, ricerca scientifica, imprese e realtà impegnate nei temi della sostenibilità convivono all’interno di un luogo storico restituito a nuove funzioni.
Il percorso è proseguito negli spazi di TSpace in centro città, offrendo l’occasione per riflettere sulle modalità di accesso e utilizzo, sugli arredi, sulla relazione con la città e sulla capacità degli spazi di assumere identità differenti attraverso eventi, progetti e iniziative rivolte alla comunità.
La visita alla sezione storica della Biblioteca civica Girolamo Tartarotti ha infine ricondotto il confronto all’interno di una biblioteca, mostrando come innovazione e conservazione, servizi contemporanei e valorizzazione del patrimonio possano essere parte di una medesima esperienza culturale.
Sessione formativa: ospiti in BUC (Trento)
La seconda giornata si è svolta presso la Biblioteca universitaria centrale di Trento, dove la visita agli spazi è stata seguita da una sessione di lavoro dedicata allo sviluppo del coworking in biblioteca. Il confronto si è concentrato sui bisogni dell’utenza, sulle modalità di accesso e prenotazione, sulla valutazione dei servizi e sull’utilizzo dei dati per orientare le scelte progettuali.
Ci è stata dedicata una saletta riunioni e come gruppo abbiamo elaborato nuove tematiche: l’esigenza di considerare il coworking non come semplice disponibilità di postazioni, ma come un servizio fondato sull’integrazione di spazi, competenze e relazioni. La riflessione ci spinge a considerare nuovi orientamenti professionali per ancorare questo servizio alle biblioteche, cioè quello del library-based coworking service designer e del coworking officer: ruoli ancora in fase di definizione, ma che evidenziano l’importanza dell’ascolto, della coprogettazione e della capacità di mettere in relazione ambienti, comunità e finalità di apprendimento.
Particolare attenzione è stata dedicata alla figura del designer, inteso non soltanto come chi progetta gli ambienti, ma come professionista capace di mantenere una visione complessiva del servizio, collegando bisogni, pubblici, funzioni e possibili sviluppi. In questa prospettiva, il coinvolgimento delle comunità in modalità ‘grassroots’ non rappresenta una fase accessoria, ma una condizione essenziale per evitare di costruire spazi formalmente innovativi, ma poco aderenti alle pratiche reali delle persone.
Un ambiente ben arredato non è sufficiente se non è accompagnato dalla capacità di ascoltare le comunità, coinvolgerle nella progettazione dei servizi per i lavoratori, riconoscerne le differenze e tradurre i bisogni rilevati in forme coerenti e valutabili.
Il coworking in biblioteca non coincide quindi con una stanza o con un tavolo condiviso: è un processo relazionale, che richiede cura, continuità e una chiara finalità. Progettare questi servizi significa possedere capacità di ascolto, facilitazione e gestione delle relazioni, ma anche integrare competenze di comunicazione, marketing, sociologia, pedagogia e psicologia.
Come Gruppo AIB abbiamo anche discusso il modo in cui il coworking viene raccontato. I cambiamenti introdotti dall’intelligenza artificiale nei processi di ricerca e accesso alle informazioni rendono sempre meno efficace pensare alla comunicazione come a una successione di contenuti isolati. Pagine web, articoli, bibliografie, post sui social network e collegamenti esterni formano un ecosistema nel quale leggibilità, ricercabilità e autorevolezza devono essere progettate insieme. Non è più sufficiente scrivere un buon testo: occorre comprendere come le informazioni vengono individuate, selezionate, sintetizzate e restituite dalle piattaforme e dagli strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Anche il modo in cui denominiamo e posizioniamo il coworking in biblioteca diventa quindi parte integrante della progettazione del servizio.
Conclusione
L’esperienza in Trentino non impone un modello rigido o definitivo, ma conferma la validità di un metodo di lavoro ben preciso: osservare, confrontare, ascoltare e trasformare le idee in strumenti operativi. Le prospettive per il futuro sono stimolanti e concrete, dall’architettura dei profili professionali all’allargamento del Gruppo stesso per il prossimo triennio. Si tratta di una scelta coerente con la natura stessa del coworking: creare le condizioni perché persone, competenze e punti di vista differenti possano incontrarsi e generare nuove possibilità di lavoro anche con i nostri cittadini. Dopo anni di produzione video, incontri, sperimentazioni e riflessioni, il lavoro prosegue. Ormai abbiamo compreso come una biblioteca non solo possa, ma debba ospitare servizi di coworking. Occorre ora continuare a sondare e perfezionare i vari tipi di esperienze. Quale tipo di comunità saremo in grado di far crescere attraverso di esso?
Francesca Nidola, gruppo AIB di studio e di lavoro sul coworking




