Le disavventure della progettualità

In margine ad un convegno napoletano sulla destinazione di un edificio storico (e sulla biblioteca nazionale) una mia personale opinione.

Ho letto con molto interesse il resoconto pubblicato su “La Repubblica Napoli”, dell’iniziativa “Cento idee per il Reale Albergo dei Poveri”, svoltasi su impulso del  ministro per il Sud Mara Carfagna in sintonia con il ministro della cultura Dario Franceschini.

Sono stato colpito particolarmente dall’ipotesi, condivisa da diversi candidati alla carica di sindaco della città e dal vice segretario generale del ministero della cultura Salvo Nastasi, di trasferire a Palazzo Fuga la Biblioteca Nazionale di Napoli. E a questo proposito mi pare opportuno essere molto franchi: trasferire la Biblioteca Nazionale da un edificio storico ad un altro semplicemente non ha senso.

L’operazione che, auspice Benedetto Croce, portò all’attuale sistemazione della Biblioteca Nazionale era il meglio che si poteva immaginare in un Paese tradizionalmente restio a sviluppare una specifica edilizia bibliotecaria. Un secolo dopo l’idea di ricollocare la stessa Biblioteca Nazionale in una struttura di grande suggestione ma che richiederà, come già emerso dal dibattito, risorse ancora più importanti di quelle previste, rischia di innescare un’ennesima “incompiuta”.

Sarebbe preferibile lavorare su un aspetto oggi completamente sottovalutato: la Biblioteca Nazionale di Napoli, quale che sia la sua collocazione fisica nei prossimi anni, corre il rischio di non esistere più per mancanza di personale. Complici l’invecchiamento dei funzionari presenti e la totale assenza di una politica di turn over, come altri istituti culturali di questo Paese, in essa tra pochi anni non sarà più presente personale professionalmente qualificato. Non ci vuole molta immaginazione per comprendere come la mera raccolta di libri e documenti, per quanto di grandissimo valore storico e culturale, non faccia  una biblioteca. E’ questo che vogliamo?

Ferruccio Diozzi

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