Cosa si dice di noi in giro

Da un veloce sguardo su due fonti di informazione non strettamente professionali si può ricavare l’impressione di un crescente interesse intorno al mondo del libro e delle biblioteche. L’articolo All’indice di Mariangela Mistretta sul supplemento “D” de “La Repubblica” del 29 giugno scorso non induce certo all’ottimismo, anzi è un vero e proprio grido di allarme per la recente diffusione di pratiche censorie negli Stati Uniti. Da un rapporto dell’ALA (American Library Association) infatti si ricava che nel 2023 i testi messi al bando nelle biblioteche nordamericane sono stati 4240 (l’anno precedente erano stati 2571). Gli autori censurati a vario titolo sono stati circa 4000. Si tratta per lo più di libri che parlano di razzismo, di orientamento sessuale e di identità di genere. Ad essere prese di mira sono prevalentemente le biblioteche scolastiche. L’articolo sottolinea che un romanzo di successo come Il racconto dell’ancella di Margaret Attwod sia stato messo al bando in una scuola della Virginia, in virtù di una legge che consente ai genitori di porre il veto su materiali scolastici percepiti come “sessualmente espliciti”. Stessa sorte è toccata a Il colore viola, noto al grande pubblico per la sua versione cinematografica. Un gruppo di genitori ne ha chiesto l’eliminazione, insieme ad altri 156 titoli, dalla biblioteca di una scuola di Indian County in Florida. Nel mirino dei censori sono entrati anche L’occhio più azzurro di Toni Morrison e Gridalo forte di James Baldwin. Ma nell’elenco compare perfino il Diario di Anna Frank. In assoluto il libro più ostracizzato è risultato The 1619 Project della giornalista afroamericana Nikole Hannah-Jones, vincitrice del premio Pulitzer. Sicuramente ha destato fastidio, se non scandalo, la sua tesi, secondo la quale la schiavitù nel Nordamerica fu funzionale allo sviluppo storico del Paese e come, “anche dopo la sua abolizione, il perpetuarsi dell’oppressione e della discriminazione dei neri sia servita – e continui a servire – allo stesso scopo”. Al centro del ciclone lo stato della Florida, dove il governatore Ron De Santis ha firmato il Woke Act che punta a proibire libri che hanno come argomento la Crt (Critical race theory), che secondo alcune organizzazioni mirerebbe a discriminare i bianchi. Ma lo stato con il maggior numero di libri censurati nelle scuole è il Texas. Fortunatamente altri stati, come la California, l’Illinois, l’Oregon si stanno muovendo per tutelare la libertà della lettura. Ma la battaglia è tuttora aperta anche in Virginia e Texas. E alle porte ci sono le elezioni presidenziali…
L’altra fonte, il numero di giugno de “Il libraio”, rivista distribuita gratuitamente e un po’ più vicina a quelle che consideriamo professionali, ci presenta un quadro più incoraggiante. Sono segnalati infatti ben cinque romanzi che hanno come protagonisti i libri e le biblioteche. Lo spettro spaziotemporale delle ambientazioni è estremamente vario. Con Una piccola lavanderia a Yeonnam di Kim Jiyun siamo in un quartiere di Seul, dove sotto le luci calde degli scaffali pieni di libri si mescolano il profumo di caffè e quello dei panni freschi di bucato. Qui compare un taccuino verde “dimenticato chissà da chi”, destinato a diventare in breve tempo una sorta di diario del quartiere. Ne La bibliotecaria di Madrid di María Zaragoza, la Festa nazionale del libro del 1939 (nella Spagna franchista) finisce con un rogo di libri. La protagonista è così incoraggiata ad entrare in una società segreta, l’Associazione della biblioteca invisibile, il cui scopo è preservare i libri, sottraendoli alla distruzione politica. Il faro che custodiva i libri di Sharon Gosling è ambientato in Scozia, dove la protagonista Rachel scopre che il faro è una libreria che nasconde un segreto. Una misteriosa lettera la riporta al suo doloroso passato e una stanza nascosta potrebbe essere la soluzione ai suoi problemi. L’unico autore maschio è Mikkel Birkegaard. Nel suo Il successore, il protagonista Laust Troelsen, insegnante di lettere con ambizioni letterarie, nel rientrare a casa trova un cadavere con un biglietto che recita: “Scusa”. Si tratta di William Falk, lo scrittore più famoso di Danimarca, il cui staff ha designato proprio Makkel come suo successore. Perché? Infine La biblioteca dei fisici scomparsi di Barbara Bellomo racconta la storia di una donna e della sua voglia di riscatto con sullo sfondo l’ambiente della ricerca scientifica nella Roma di via Panisperna.
Tra queste storie non c’è nessun legame particolare, eccetto i libri. Ma è significativo che quattro su cinque siano di autrici, come già detto, e solo una abbia per protagonista un maschio. Provando a confrontare quanto emerge da queste due fonti, potremmo ricavarne un segnale. Da una parte l’emergere (o il riemergere) di pulsioni censorie in una società che si vorrebbe democratica, dall’altra l’apparire della necessità, che si manifesta prevalentemente al femminile, di prendere spunto dai libri per esercitare la fantasia e costruire storie che poi finiranno in altri libri. Non è una conclusione, ma questa osservazione forse merita un seguito.
Lorenzo Baldacchini