A poche settimane dall’inizio del Convegno Nazionale AIB 2024, “Niente su di noi, senza di noi. Biblioteche per l’inclusione”, credo sia importante presentare l’ottimo progetto inclusivo che ha visto come protagonisti sei tra ragazze e ragazzi seguiti dal CIM (Centro di Igiene Mentale) di Sassari, la cooperativa sociale ONLUS Edupè, l’Associazione culturale Presidio del Libro Coilibrì, la libreria Koinè (UBIK), l’UNICEF, e tre biblioteche della città di Sassari. Questo per sottolineare quando l’Associazione consideri rilevanti i principi dell’inclusione.
Il progetto iniziale era stato avviato nel 2016 dall’associazione Colibrì, partner del presente progetto, grazie ad un contributo della Fondazione di Sardegna. Nello stesso anno, insieme al Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze (DSMD) ATS Sardegna, è stato creato “La biblioteca che accoglie”, un progetto che ha coinvolto sei pazienti scelti per la realizzazione di una biblioteca, ospitata presso la struttura del DSMD di Sassari. Il progetto, anche a causa della pandemia, è stato realizzato fattivamente tra il 2023 e il 2024.
I sei partecipanti sono stati protagonisti di un vero e proprio inserimento lavorativo, che li ha visti partecipare a tirocini formativi presso tre biblioteche cittadine, una pubblica statale e due private: la Biblioteca Universitaria di Sassari (MiC), la Biblioteca dello sport e il Centro di documentazione LGBTQ+ “Marilena Sini”. Il personale delle tre strutture ha seguito i tirocinanti per sei mesi, insegnando loro le nozioni di gestione del servizio al pubblico (informazione bibliografica, iscrizione degli utenti ai servizi della biblioteca, prestito, ricerca bibliografica, prestito interbibliotecario, document delivery, etc.) e quelle più tecniche e specifiche del mestiere di bibliotecario (gestione dei depositi librari, collocazione e ricollocazione dei volumi, catalogazione descrittiva e catalogazione semantica attraverso i gestionali in uso nelle tre biblioteche). Il totale delle ore di tirocinio svolte da ciascuno è stato di 180.
Poco prima dell’inizio del tirocinio, i partecipanti hanno seguito un corso di formazione di biblioteconomia per un totale di trenta ore. I pazienti hanno acquisito le competenze pratiche e le abilità necessarie per vivere in un contesto lavorativo affinché possano, in maniera autonoma e magari attraverso un contratto, lavorare presso biblioteche del territorio e gestire quella aperta presso la sede del DSMD che ha un patrimonio librario di più di 2000 volumi.
I protagonisti del progetto hanno dimostrato grandissime capacità e non hanno nulla da invidiare a persone che non soffrono le loro patologie. Hanno svolto un cammino molto bello, seguiti da persone competenti e hanno arricchito il loro bagaglio culturale e professionale imparando un mestiere bellissimo come quello del bibliotecario.
Il progetto è stato pensato perché la Biblioteca deve essere un luogo aperto e accessibile a chiunque. I fruitori del progetto sono tutti ragazze e ragazzi che hanno voglia di mettersi in gioco, giovani che hanno studiato, hanno conseguito titoli di studio importanti come la laurea e hanno maturato competenze professionali notevoli durante l’arco dei sei mesi di tirocinio. L’idea è anche quella di coinvolgere le nuove generazioni (attraverso la partecipazione delle scuole) sul tema della salute mentale, tema delicato e complesso.
La biblioteca deve unire e costruire ponti. Per questo motivo è stata scelta dagli ideatori del progetto come luogo accogliente, sicuro e coinvolgente. I pazienti scelti hanno avuto l’occasione di imparare un mestiere bello e appassionante come quello del bibliotecario, che ha anche un’altissima funzione sociale; hanno potuto avere a che fare con gli utenti delle tre biblioteche ospitanti e lavorare su materiale librario e documentale per sei mesi.
Nessuna patologia dovrebbe essere un tabù, ma ognuno di noi deve fare la sua parte per integrare, conoscere, capire e comprendere l’altro senza pregiudizi. Le biblioteche non sono soltanto luoghi di conservazione e diffusione di cultura, ma devono essere aperte a tutti e a tutto, dei punti di incontro. Come disse la studiosa Béatrice Pedot, ogni biblioteca dovrebbe essere “un centro sociale a vocazione culturale”, ma nel senso migliore possibile, includere qualsiasi membro della società, far sì che nessuno si senta escluso, né come utente né come parte integrante del lavoro interno di una biblioteca. Le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato al progetto “La biblioteca che accoglie” hanno ricevuto e recepito le basi fondanti di un mestiere e speriamo sia l’inizio di un luminoso futuro e della loro permanenza nel mondo delle biblioteche.
Davide Deiana
Presidente AIB Sardegna
davide.deiana@aib.it




