Una conversazione con Mario Punzo, direttore della Scuola Italiana di Comix 

Con questa conversazione, preceduta da una breve storia della Scuola Italiana di Comix, AIB Notizie riprende le sue interviste.

A cura di Ferruccio Diozzi

La Scuola Italiana di Comix nasce a Napoli nel 1994, fondata da Mario Punzo con l’obiettivo di creare un polo formativo dedicato al fumetto, all’illustrazione e, più in generale, alle arti visive e narrative legate al mondo dell’intrattenimento. In un’epoca in cui il fumetto in Italia era ancora considerato un genere minore dal punto di vista educativo, la scuola si impone come una delle prime realtà strutturate per formare professionalmente disegnatori, sceneggiatori e illustratori. Nel corso degli anni, la scuola si evolve, ampliando la propria offerta formativa per includere animazione, scrittura creativa, graphic novel e videogiochi. La crescita della Comix si accompagna a una sempre maggiore apertura al panorama editoriale nazionale e internazionale, grazie a collaborazioni con case editrici come Sergio Bonelli Editore, Feltrinelli Comics, Tunué, BAO Publishing, Disney e molte altre. La scuola diventa così un punto di riferimento per aspiranti professionisti, distinguendosi per l’approccio laboratoriale e per la presenza di docenti attivi nel settore. Nel tempo, molti ex allievi della Comix si affermano come autori pubblicati in Italia e all’estero, contribuendo a rafforzare la reputazione dell’istituto. A partire dagli anni 2010, la Scuola Italiana di Comix intensifica anche la sua attività culturale e di divulgazione, organizzando mostre, eventi, workshop e festival, e instaurando collaborazioni con musei, scuole pubbliche, enti culturali e università. Tra le iniziative più recenti si segnala l’apertura di una seconda sede dedicata ai corsi per bambini e ragazzi, e l’introduzione di eventi come gli AperiComix, incontri tematici con artisti e autori. Nel 2024 la scuola ha celebrato i suoi 30 anni di attività, confermandosi come una delle istituzioni più longeve e autorevoli in Italia nel campo della formazione artistica legata al fumetto e alle arti visive.

Iniziando questa conversazione vorrei innanzitutto che tu ci illustrassi lo spirito e le modalità didattiche della Scuola Italiana di Comix attiva di Napoli.

La Scuola Italiana di Comix nasce come scuola-laboratorio con l’intento di formare gli studenti attraverso l’applicazione pratica in progetti editoriali reali. Già al secondo anno di attività, la scuola produsse una collana a fumetti di 18 volumi: Il Teatro di Eduardo De Filippo a fumetti. In questo progetto furono coinvolti sia docenti che allievi, affermando concretamente l’idea della scuola-laboratorio come modello formativo

Da diversi decenni si parla del fumetto come di “Nona arte” e si sa che creazioni, autori e attori coinvolti in questo mondo sono diventati oggetto di specifiche attenzioni da parte delle istituzioni culturali. D’altra parte si discute, ciclicamente, di una “crisi del fumetto”, relativa ai suoi aspetti artistici ma anche a quelli più direttamente economici. Quale è la tua opinione sul tema? Quali pensi sia il reale grado di popolarità del fumetto nel contesto contemporaneo?

Il fumetto nasce come linguaggio popolare e, in quanto tale, per lungo tempo non è stato considerato un linguaggio “colto” o rispettabile. Anzi, veniva spesso visto come un mezzo di intrattenimento di scarsa qualità, persino dannoso per i giovani. Nel tempo, però, questa percezione è cambiata: oggi il fumetto è presente nelle librerie, nei musei ed è riconosciuto come un’espressione culturale a pieno titolo, anche se continua a rivolgersi in parte a un pubblico giovane.

Paradossalmente, più il fumetto viene riconosciuto come linguaggio colto, meno riesce a vendere. Con la drastica riduzione delle edicole, oggi il fumetto si trova principalmente in librerie e negozi specializzati, in una forma diversa, più simile a un libro, spesso con prezzi più alti. In questo passaggio dall’edicola alla libreria, il fumetto ha anche cambiato nome: oggi si parla sempre più spesso di graphic novel. L’intero sistema del fumetto è cambiato. È diventato meno popolare, i lettori sono diminuiti masi sono raffinati, e la tendenza è sempre più quella di una nicchia di appassionati fedeli, ma ridotta nei numeri.

Gli ultimi anni stanno imprimendo una accelerazione sempre più decisa all’avvento di una “maniera digitale”, nella lettura, nello studio, nella formazione, nell’intrattenimento. A tuo parere come vive il mondo del fumetto questa trasformazione? Quali sono i suoi più importanti punti di forza, quali le sue più evidenti debolezze?

È importante chiarire che per fumetto digitale non si deve intendere semplicemente un fumetto realizzato con strumenti digitali o scansionato e letto su uno schermo: in questi casi, il fumetto resta uguale nella sua logica e struttura, e cambia solo il supporto.

Il vero fumetto digitale è quello che ha modificato la sua struttura linguistica, la modalità di fruizione e di distribuzione. Un esempio emblematico è il webtoon: un formato pensato per la lettura su smartphone, con scorrimento verticale, non stampato, e concepito fin dall’origine per il digitale. Il webtoon non è in concorrenza con il fumetto stampato, ma rappresenta una variazione digitale dello stesso linguaggio, con nuove logiche narrative e visive.

Il mondo delle biblioteche italiane sta mostrando un discreto interesse per il fumetto in tutte le sue manifestazioni, artistiche e commerciali. In ambito AIB, ne sono testimonianza diversi specifici corsi di formazione. In questi corsi sono affrontati punti inportanti: la storia e l’evoluzione della letteratura a fumetti, i criteri di descrizione di questo  materiale, le modalità di acquisizione dello stesso da parte delle biblioteche, il ruolo dei fumetti nelle politiche di  promozione della lettura. Da esperto della materia quale pensi siano i punti su cui la comunità bibliotecaria dovrebbe insistere maggiormente nella valorizzazione della letteratura a fumetti?

Il fumetto è entrato a pieno titolo nelle biblioteche. Anzi, considerando la crescente disaffezione dei giovani alla lettura dei libri tradizionali – attratti dal digitale in tutte le sue forme – la presenza del fumetto come linguaggio visivo può rappresentare una risorsa preziosa. La presenza del fumetto in biblioteca può contribuire a stimolare l’interesse per la lettura e a costruire un ponte tra il libro scritto e il libro disegnato. Fumetto e narrativa possono andare a braccetto, e in questo senso il fumetto rappresenta un grande vantaggio per le biblioteche e per la promozione della lettura tra le nuove generazioni.

In conclusione quali possibili forme di collaborazione puoi intravedere tra biblioteche e operatori del mondo dei fumetti?

Come dicevo, il fumetto, nella forma della graphic novel, ha conquistato sempre di più la posizione di libro, arrivando non solo nelle fumetterie ma anche nelle librerie. Ma non si tratta solo di una questione di collocazione: si è guadagnato anche un riconoscimento culturale, sia da parte degli appassionati che da parte del cosiddetto “mercato”, ovvero il pubblico più ampio. In quanto libro, la graphic novel può – anzi, deve – avere uno spazio nelle biblioteche: per essere disponibile gratuitamente, ma anche per costituire un materiale ordinato e storicizzato. Una sorta di storia del fumetto, dove almeno i capisaldi di questo linguaggio siano presenti e collocati con criterio.

Molto bene, grazie per la tua disponibilità!