Quanto emerso nel webinar IFLA del 20 maggio 2025 dal titolo Copyright Protection of Chinese Traditional Culture[1]riflette un tema di grande attualità e di una certa complessità: la tensione tra la valorizzazione della cultura tradizionale e il suo inquadramento all’interno di un sistema di diritto d’autore moderno, nato per opere individuali, originali e spesso a durata limitata. Il Webinar ha offerto uno sguardo d’insieme sul modo in cui la Cina affronta la protezione del diritto d’autore in relazione alla propria cultura tradizionale, sottolineandone sia le peculiarità giuridiche sia le implicazioni culturali. Ciò che è emerso con chiarezza è come la Cina abbia imboccato una strada originale e pragmatica, che parte dal riconoscimento del valore collettivo e identitario della propria eredità culturale, per poi cercare di tradurla in strumenti normativi capaci di proteggerla, promuoverla e integrarla nell’economia creativa contemporanea. Prima di iniziare la narrazione sulla tutela delle opere della tradizione culturale in Cina, la relatrice Jingzhu Wei, docente alla School of Information Management, Sun Yat-sen University, si è soffermata sulle norme che regolano il copyright in Cina qui schematicamente riassunte.
Fase iniziale
1950 – Il governo inizia a regolare l’industria editoriale attraverso una serie di direttive, tra cui le Cinque Risoluzioni sul Miglioramento e lo Sviluppo dell’Industria Editoriale Nazionale.
Sviluppo
1984 – Regolamenti sperimentali sulla protezione del diritto d’autore di libri e riviste.
1990 – Legge sul diritto d’autore della Repubblica Popolare Cinese.
1992 – La Cina aderisce alla Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche e alla Convenzione Universale sul diritto d’autore.
2001 – Emendamento alla Legge sul diritto d’autore della Repubblica Popolare Cinese.
2006 – Regolamento sulla protezione del diritto di comunicazione al pubblico tramite reti di informazione.
2010 – Secondo emendamento alla Legge sul diritto d’autore della Repubblica Popolare Cinese.
Aggiornamenti recenti
2020 – Terzo emendamento alla Legge sul diritto d’autore della Repubblica Popolare Cinese.
2020 – La Cina aderisce al Trattato di Pechino sulle interpretazioni ed esecuzioni audiovisive.
2022 – La Cina ratifica il Trattato di Marrakesh per facilitare l’accesso alle opere pubblicate da parte di persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa.
Il sistema giuridico del diritto d’autore cinese si basa su:
Costituzione come principio guida.
Legge sul diritto d’autore come norma centrale.
Integrazione con diritto penale, interpretazioni giudiziarie e regolamenti amministrativi.
La cultura tradizionale cinese è percepita dai cittadini cinesi come una preziosa eredità della società umana. Paesi di tutto il mondo stanno attivamente esplorando approcci per rivitalizzare e valorizzare le proprie risorse culturali tradizionali, e la Cina, in questo contesto, può contare su un patrimonio culturale particolarmente ricco e articolato, offrendo un esempio significativo grazie alla ricchezza del proprio retaggio culturale. La cultura tradizionale, nella visione cinese, non è un lascito statico da musealizzare, ma una risorsa viva da rivitalizzare e rendere operativa nel presente. È in quest’ottica che viene promossa la sua rielaborazione creativa, ad esempio nella musica, nelle canzoni popolari, nell’architettura paesaggistica dei giardini classici, nella calligrafia, nelle maschere teatrali dell’opera di Pechino. Ogni nuova opera che rielabora motivi tradizionali viene considerata non solo come espressione personale dell’autore, ma anche come contributo a una tradizione che si rinnova. Il diritto d’autore entra qui in una zona di confine: protegge la forma originale della nuova opera, ma inevitabilmente si confronta con la questione di ciò che è “proprietà” di una comunità, di una cultura, di un passato condiviso.
In Cina, questi elementi culturali sono spesso integrati nelle opere creative contemporanee presentate al pubblico, rendendo le creazioni legate al patrimonio culturale soggetti cruciali della tutela del diritto d’autore. Jingzhu Wei dopo aver introdotto il sistema di protezione del diritto d’autore e il quadro giuridico cinese ha illustrato, attraverso casi di studio, come la cultura tradizionale si manifesti nelle espressioni creative cinesi moderne. Interessanti le pratiche cinesi nella protezione del diritto d’autore di queste opere: si sono esaminati diversi casi giudiziari tipici, musica, canzoni popolari, giardini (architettura), calligrafia, maschere (espressioni facciali del Teatro dell’Opera di Pechino) o opere della tradizione popolare. Attraverso casi concreti, si è visto come i tribunali cinesi abbiano affrontato alcune controversie nate dal riuso di elementi tradizionali, mostrando una tendenza ad applicare criteri di originalità meno rigidi rispetto a quelli occidentali. In certi contesti, anche una reinterpretazione parziale di motivi storici può essere ritenuta sufficientemente creativa da meritare protezione. Questo approccio riflette la tensione, comune a molti paesi in via di modernizzazione culturale, tra l’esigenza di innovare e quella di preservare. Al tempo stesso, la discussione ha mostrato come queste problematiche non siano affatto uniche della Cina. In un mondo globalizzato, in cui le culture tradizionali sono esposte al rischio di appropriazione commerciale, di banalizzazione o di estinzione, la protezione giuridica delle espressioni culturali tradizionali è una sfida condivisa in quanto i modelli giuridici attuali – come il copyright occidentale, fondato su autori individuali e durate limitate – appaiono spesso inadeguati a riconoscere la natura collettiva, continua e comunitaria di questo tipo di beni culturali.
Wei si è soffermata sulle maschere dell’Opera di Pechino, o meglio i volti truccati secondo il sistema tradizionale del liǎn pǔ che costituiscono una forma iconica di espressione culturale cinese, fortemente codificata e trasmessa oralmente nel tempo che continua a vivere anche nei lavori moderni. La raccolta curata di 568 modelli di trucco facciale e oltre 20 ritratti di personaggi mostra quanto sia vasto e strutturato l’archivio visivo legato a questa tradizione che evidenzia come questi modelli includano sia tecniche tradizionali sia innovazioni, ovvero reinterpretazioni applicate a drammaturgie storiche rivisitate o nuove produzioni artistiche. Questo tipo di operazione riflette il concetto chiave discusso da Wei nel webinar IFLA: la cultura tradizionale non è statica, ma viene riletta, adattata e integrata nelle creazioni contemporanee, generando opere nuove che possono rientrare nel campo della tutela del diritto d’autore, mentre allo stesso tempo preservano e valorizzano l’eredità collettiva. Dal punto di vista del diritto d’autore, queste espressioni facciali tradizionali pongono questioni complesse: non si tratta, infatti, di opere originali riconducibili a un autore identificabile, ma di elementi appartenenti al patrimonio culturale immateriale collettivo. Proprio per questo, non possono essere protette tramite il diritto d’autore nella sua forma classica, almeno non nella loro versione tradizionale e codificata. Tuttavia, ciò non significa che siano del tutto prive di tutela. Se un artista contemporaneo, un illustratore, un designer o un’impresa culturale rielabora i motivi delle maschere tradizionali in modo creativo e individuale – ad esempio attraverso reinterpretazioni grafiche, adattamenti stilizzati, animazioni digitali o applicazioni nel fashion design – tali nuove opere possono essere protette dal diritto d’autore come creazioni originali. In questi casi, la tutela non riguarda la maschera tradizionale in sé, ma la specifica modalità con cui è stata reinterpretata. La Cina, consapevole del valore simbolico e identitario di queste forme espressive, ha avviato negli ultimi anni iniziative tese a favorire una forma di “protezione culturale collettiva” del patrimonio immateriale, che si affianca agli strumenti classici del copyright. In mancanza di una normativa internazionale consolidata sul tema, questo approccio ibrido tenta di preservare l’integrità culturale delle maschere tradizionali – ad esempio evitando usi distorti o denigratori – pur consentendo un loro utilizzo creativo, regolato da nuove forme di diritto d’autore là dove vi sia apporto di originalità. Attraverso la digitalizzazione di repertori iconografici e l’archiviazione di tratti stilistici, istituzioni culturali come musei e biblioteche stanno contribuendo a formalizzare una sorta di “tracciabilità culturale” delle maschere, rafforzando la possibilità di rivendicare, almeno simbolicamente, un diritto collettivo alla loro corretta trasmissione e valorizzazione, sia sul piano nazionale sia in contesti internazionali.
La discussione finale ha fornito riferimenti interessanti per affrontare le criticità della tutela del diritto d’autore nella rivitalizzazione e nell’utilizzo delle risorse culturali tradizionali a livello globale, rispetto alla digitalizzazione del patrimonio culturale cinese. La Cina infatti ha intrapreso un vasto programma di digitalizzazione del proprio patrimonio culturale tradizionale, coinvolgendo musei, archivi e biblioteche in un processo che mira sia alla conservazione sia alla valorizzazione delle proprie risorse culturali. A partire dalla fine degli anni ’90, la tecnologia dell’informazione è stata ampiamente utilizzata per la digitalizzazione di reperti, libri antichi e archivi, diventando un elemento centrale nella protezione del patrimonio culturale cinese. Un esempio significativo è rappresentato dall’International Dunhuang Project (IDP) avviato nel 1994 dalla British Library in collaborazione con istituzioni cinesi e internazionali, progetto che ha l’obiettivo di conservare, catalogare e digitalizzare manoscritti, testi stampati, dipinti, tessuti e manufatti provenienti dalle grotte di Mogao a Dunhuang e da altri siti archeologici lungo la Via della Seta. Ad oggi, l’IDP ha reso disponibili online oltre 143.000 voci di catalogo e più di 538.000 immagini digitali, facilitando l’accesso globale a questi materiali e contribuendo alla loro conservazione. Inoltre, la Biblioteca Nazionale della Cina ha lanciato nel 2011 il Digital Library Promotion Project, con l’obiettivo di connettere le biblioteche a livello nazionale e rendere accessibili risorse e servizi digitali a più di 3.000 biblioteche in tutto il paese. Il progetto ha integrato risorse digitali secondo il principio della “gestione centralizzata dei metadati e archiviazione decentralizzata dei dati oggetto”, facilitando la condivisione di oltre 12 terabyte di risorse digitali. Questi sforzi evidenziano l’impegno della Cina nel preservare e promuovere il proprio patrimonio culturale attraverso la digitalizzazione, rendendo le risorse culturali tradizionali più accessibili al pubblico e favorendo la ricerca e l’educazione a livello globale.
Il contributo cinese al dibattito internazionale, emerso durante il webinar, è stato di grande interesse non solo per comprendere le scelte normative interne, ma anche per riflettere su nuove vie di tutela, forse più ibride e flessibili, che integrino diritto d’autore, diritti collettivi, etiche di attribuzione e forme di protezione non necessariamente patrimoniali. In questo senso, la visione ha fornito spunti importanti anche per chi, fuori dalla Cina, si occupa di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale tradizionale. In conclusione, sono emersi alcuni punti chiave sui quali è opportuno soffermarci. La Cina, pur avendo formalmente aderito a trattati internazionali (come la Convenzione di Berna e l’Accordo TRIPS), ha sviluppato un sistema che è più incentrato sulla funzione sociale del diritto d’autore, in sintonia con la pianificazione culturale statale, un sistema che integra fortemente la cultura tradizionale come fonte di ispirazione e come bene da proteggere, non solo in senso patrimoniale ma anche in funzione identitaria e strategica. Tuttavia il sistema cinese non sempre distingue nettamente tra dominio pubblico e patrimonio culturale tradizionale, favorendo approcci ibridi, spesso con un ruolo attivo delle autorità locali o delle comunità etniche nella rivendicazione dei diritti.
La varietà dei casi emblematici presentati ha sottolineato come le espressioni culturali tradizionali non si presentano come opere singole e originali, ma come sistemi di stile, tecniche, motivi (es. nei giardini classici o nelle maschere dell’Opera di Pechino). Queste espressioni vengono spesso reinterpretate in chiave contemporanea, in ambito commerciale, artistico, turistico, creando frizioni tra riuso libero e appropriazione indebita, dove in alcuni casi i tribunali cinesi hanno riconosciuto la proteggibilità del valore creativo derivante dalla rielaborazione di motivi tradizionali, applicando criteri di originalità più flessibili.
In un’ottica di comparazione vi sono spunti interessanti per un confronto tra modelli giuridici (quello cinese, quello europeo, e anche quello statunitense, più orientato alla proprietà privata e ai diritti individuali). In particolare il webinar ha comportato una riflessione sull’opportunità di avere strumenti alternativi al copyright per proteggere il patrimonio culturale tradizionale come ad esempio, il ricorso a diritti collettivi, diritti di comunità, o strumenti di etichettatura e indicazione geografica, già adottati in parte anche dalla Cina e/o la creazione di banche dati e registri ufficiali per documentare e rivendicare le espressioni culturali tradizionali, un tema di cui l’UNESCO e la WIPO si occupano da tempo.
Riferimenti
Copyright Protection of Chinese Traditional Culture, https://www.ifla.org/events/copyright-protection-of-chinese-traditional-culture-webinar/
Jingzhu Wei, weijzhu@mail.sysu.edu.cn
International Dunhuang Project (IDP, https://idp.bl.uk/
Wang, J. (2016), “Digital collection development and sharing on a national scale: A case study of the Digital Library Promotion Project”, New Library World, Vol. 117 No. 11/12, pp. 678-687. https://doi.org/10.1108/NLW-07-2016-0049
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Antonella De Robbio – Gruppo di Studio sulle Politiche dell’Informazione (GPOLINFO) dell’AIB, https://www.aib.it/struttura/gruppo-studio-politiche-informazione/



