L’esperienza di Bergamo-Brescia Capitale Italiana della cultura 2023 ha dato l’avvio a un rilancio dei territori con iniziative e percorsi congiunti che, grazie a un’attitudine operosa e allo scambio di buone pratiche, hanno permesso di riportare al centro la cultura come agente di cura, dopo gli effetti devastanti della pandemia. Le sinergie e le reti attive oggi a Bergamo, città di dimensioni pur ridotte, vedono estendersi la mappa di un emisfero culturale urbano che, accanto all’Università, conta numerose realtà protagoniste di una significativa convergenza culturale e professionale nel settore MAB. Si affiancano i progetti e le attività della provincia bergamasca, coadiuvati dall’efficienza e dalla vitalità della Rete Bibliotecaria Bergamasca che collega circa 250 biblioteche pubbliche.
Il Bibliopride ha voluto riprendere questo slancio e favorire la collaborazione tra diverse realtà, bibliotecarie e non.
Il tema di quest’anno è il coraggio di essere bibliotecari, quindi custodi di democrazia e pluralità di informazione anche in situazioni in cui la diversità di punti di vista non è considerata un valore. Nell’immaginario collettivo, spesso, il lavoro bibliotecario non è associato al coraggio, ma a inerzia e ripetitività che non richiedono particolare competenza o impegno. Anzi, in università essere bibliotecario a volte è associato all’idea di aver fallito la carriera accademica.
Il primo incontro, “Aspettando il Bibliopride – Dalle biblioteche alle comunità: un mestiere da (ri)conoscere”, organizzato dall’Università degli studi di Bergamo, ha voluto perciò mettere l’accento su cosa significa essere bibliotecari e sulle diverse sfaccettature della professione. Sono stati presentati diversi profili professionali di bibliotecari: il bibliotecario di pubblica lettura, quello di conservazione, il bibliotecario accademico “classico” e quello che si occupa di bibliometria e open access. A seguire, il prof. Paolo Barcella, docente di Storia contemporanea e referente dell’Ateneo per i rapporti con la Rete Bibliotecaria Bergamasca, ha ribadito il valore delle biblioteche come custodi di crescita sociale e culturale, e luoghi di educazione alla convivenza e al rapporto con le differenze. L’evento si è concluso con la lettura di un estratto dal memoir “Ragazzo negro” di Richard Wright, che ha mostrato quale importanza possa avere l’accesso non discriminatorio alla lettura per la crescita e la formazione di ogni persona. Un’occasione per collaborare sia all’interno dell’ente che all’esterno, mettendo in campo i bibliotecari dell’università insieme ai docenti (collaborazione non sempre facile, come sanno tutti i bibliotecari accademici) e rinnovando la collaborazione con la Biblioteca Angelo Mai e il Sistema Bibliotecario Urbano.
A distanza di una settimana, si è svolto un secondo appuntamento presso CULT! Auditorium, sala cittadina che ospita rassegne cinematografiche tra cui Bergamo Film Meeting, festival del cinema d’autore tra i più importanti nel panorama nazionale.
Grazie alla sinergia tra due Dipartimenti e il settore Musei, Archivi e Biblioteche dell’Università con AIB, FIC – Federazione Italiana Cineforum ETS, Festival Orlando e Lab 80 film, che gestisce la sala, un pubblico variegato ha potuto assistere alla proiezione del docufilm Libri proibiti – The Librarians di Kim A. Snyder a prezzo ridotto. Un’opportunità riservata non solo ad associate e associati AIB, ma anche a studentesse, studenti e personale dell’Ateneo, del Sistema bibliotecario Urbano, della biblioteca Angelo Mai e della Rete Bibliotecaria Bergamasca.
Il film – inserito in “Al cuore dei conflitti”, rassegna cinematografica e progetto culturale di geopolitica, conflitti urbani, sociali e ambientali ideato da FIC e Lab 80 film – è stato introdotto dai professori Matteo Citrini e Giuseppe Previtali, docenti di cinema, fotografia, radio, televisione e media digitali dell’Università di Bergamo. Entrambi hanno sottolineato come The Librarians rappresenti una testimonianza lucida del conflitto tra censura e molteplicità delle idee, ma anche un invito ad adottare una postura resistente a ogni forma di negazione delle libertà.
Anche questo secondo appuntamento ha permesso dunque di dimostrare sia la capacità delle biblioteche di costruire e rafforzare reti territoriali e comunitarie fatte di relazioni, sia di approfondire il senso di un coraggio che si alimenta quotidianamente di atti personali e collettivi, si nutre di competenze e fa tesoro delle battaglie per un diritto all’informazione sempre più libero e accessibile.
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Annalisa Bardelli, Università degli studi di Bergamo, Settore Musei, Archivi e Biblioteche, annalisa.bardelli@unibg.it
Giulia Valsecchi, Università degli studi di Bergamo, Settore Musei, Archivi e Biblioteche, Servizio Valorizzazione dei beni e delle attività culturali, giulia.valsecchi@unibg.it



