Storie di slavisti e di biblioteche: libri crocevia di incontri

Gli incontri di “Parliamone in Biblioteca AIB” stanno proseguendo con regolarità. L’iniziativa che si avvale della collaborazione della sezione Lazio dell’AIB , è sempre una occasione di confronto tra bibliotecari che, in un ambiente molto raccolto, possono dibattere su argomenti di interesse biblioteconomico ma anche su aree disciplinari diverse.

Il settimo incontro, tenutosi il 12 novembre, ha visto la presentazione del volume di Gabriele Mazzitelli  Saggi di slavistica italiana. Ad esso hanno partecipato  Valeria Bottone,  dell’Università “La Sapienza” di Roma, per l’introduzione, e Pasqualino Avigliano della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Come ha sottolineato l’autore il titolo non chiarisce del tutto il carattere dell’opera ed è perciò opportuno rifarsi al sottotitolo Libri, Archivi, Destini ed alla precisazione effettuata nella quarta di copertina: “Il volume è una raccolta di studi su personaggi chiave nel tempo degli studi slavistici italiani, a partire dal pioniere Ettore Lo Gatto. I materiali raccolti,  frutto di una lunga e minuziosa ricerca in archivi e biblioteche, ricostruiscono sia la storia del settore accademico delle relazioni russo-italiane, sia alcune rare trame.”

Il lavoro si compone di tre parti, una interamente dedicata ad Ettore Lo Gatto, pioniere della slavistica italiana, la seconda dedicata ai ritratti di alcuni slavisti che sono stati anche dei bibliotecari esperti e  una terza  dedicata al dialogo tra Italia e Russia.

Per l’autore è stato fondamentale l’incontro con Lo Gatto, incontro che lo ha condotto agli studi di slavistica. Ponendo l’accento su altri studiosi, come a esempio Palmieri, Damiani e Maver, si comprende bene il senso del loro lavoro e si nota come essi siano stati bibliotecari e bibliografi, autori di interessanti riflessioni sulle biblioteche, sulla conservazione e sulla fruizione delle collezioni slavistiche. Il volume indaga sui rapporti tra i diversi protagonisti della disciplina, anche soffermandosi  sulla loro vita privata e sulle loro impostazioni culturali. Pur differenziandosi per carattere e comportamenti  tutti erano animati dal grande apprezzamento per la cultura slava ed auspicavano che,  anche attraverso una migliore conoscenza di questa, si realizzasse un dialogo sempre più aperto tra i  popoli  in particolare con quello russo.

E’ stato anche notato come la slavistica, sviluppata da molti decenni  in Francia e in Germania, sia cresciuta in Italia solo più recentemente e ancora oggi non goda di un grande spazio. Si deve anzi alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma la conservazione di un rilevante fondo particolarmente importante per questo tipo di studi. Si è, infine, affrontato il problema non ancora risolto della translitterazione che rende più complessa anche la ricerca ai  cataloghi causando non poche incertezze in ricercatori ed utenti.

In generale questo lavoro, edito inizialmente da una casa editrice russa, permette una migliore conoscenza di un’area disciplinare non troppo conosciuta e come tale è stato vivamente apprezzato dai presenti e dal Presidente AIB Lazio Chiara De Vecchis che, nel salutare,  ha dato appuntamento a tutti per un prossimo incontro.

 

Paola Maddaluno