Attestare le competenze: un corso AIB Emilia Romagna con Patrizia Luperi

Fuori porta San Mamolo a Bologna, oltrepassata la chiesa della Santissima Annunziata, ci sʼimbatte sulla sinistra nellʼelegante edificio quattrocentesco noto come Casa dellʼAngelo a motivo della figura in rilievo che sovrasta la colonnina centrale dʼuna sua bifora. In questo ex convento, ora sede del Centro Amilcar Cabral e dellʼomonima biblioteca dʼindirizzo storico-sociale specializzata sullʼAsia, lʼAfrica e lʼAmerica latina (dal 2010 parte dellʼIstituzione Biblioteche del Comune di Bologna), si è tenuto il 14 dicembre un corso organizzato dalla sezione AIB Emilia Romagna dal titolo Gli strumenti dellʼattestazione. Docente Patrizia Lùperi (Università di Pisa, membro CEN-AIB e Coordinatrice dellʼOsservatorio Formazione con Vittorio Ponzani). Chi tra i partecipanti non bolognesi  abbia potuto concedersi una passeggiata avrà presumibilmente attraversato la città in linea retta, dalla stazione ferroviaria lungo via dellʼIndipendenza sino a piazza Maggiore e da qui, infilata la via Massimo DʼAzeglio, sino alla porta intitolata a San Mamolo della quale rimane soltanto il nome. Nel periodo natalizio le reminiscenze risorgimentali soccombono allʼinvadenza dei salami in vetrina e delle luminarie tese o cascanti come le braccia dei mille questuanti che implorano o raccattano una briciola. In via DʼAzeglio stese come panni tra gli edifici le strofe luminose dellʼ“Anno che verrà” ricordano che nel 2019 anche i muti potranno parlare. Ci associamo allʼaugurio con lʼauspicio che trovino qualcuno disposto ad ascoltarli. Una leggera salita e dal giardino del Centro Cabral appare oltre unʼampia vetrata lʼaula al piano terreno che ci ospiterà nella sessione mattutina. Ci troviamo in prossimità dei colli e comodamente adagiati – se mi oriento nella topografia gucciniana – sui fianchi un poʼ molli della vecchia signora. Quindici partecipanti al corso (su diciassette iscritti), due  provenienti da Lombardia e Veneto. Biblioteche di afferenza: comunali, ecclesiastiche, di università. Cinque dipendenti e collaboratori di cooperative. Tre partecipanti impegnati come professionisti con partita IVA.

LʼAIB è chiamata ad attestare le competenze degli associati sulla base della legge 14 gennaio 2013 n. 4 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate). Il corso è caduto a ridosso della verifica quinquennale dei requisiti di iscrizione allʼElenco degli Associati AIB e ha proposto ai partecipanti un percorso che li indirizzasse nella redazione del documento autovalutativo previsto a tal fine. La Segreteria AIB ha ricordato recentemente che i soci potranno inoltrare la loro richiesta entro il 15 gennaio 2019 presentando il curriculum vitae in formato europeo (europass), oppure il portfolio (delle competenze), oppure lʼapposito modulo di richiesta rinnovo iscrizione quinquennale. Lʼinterazione e il confronto delle esperienze tra i partecipanti al corso e tra questi e la docente hanno costituito uno dei motivi caratterizzanti la giornata non soltanto nella sua parte seminariale (prevista dalle 14.00 alle 16.00) ma anche nella sessione di apertura (prevista dalle 9.30 alle 12.30) organizzata per lo più come lezione frontale. I numerosi interventi dei partecipanti – richiesti o spontanei – hanno dimostrato il gradimento dellʼapproccio prevalentemente pratico il cui successo è in gran parte da ascrivere alle capacità di coinvolgimento della docente come pure delle due tutrici o facilitatrici – Enrica Manenti e Rita Bertani – che hanno condotto il seminario pomeridiano e che sono state individuate dalla Sezione AIB Emilia Romagna per lʼassistenza nella compilazione del portfolio. A conti fatti ‒ e per il medesimo motivo dʼuna vivace partecipazione ‒ anche la sessione pomeridiana avrebbe meritato tempi più dilatati (non sfugge tuttavia a chi scrive che lʼorganizzazione di un corso – sia detto qui al di fuori del caso specifico ‒ deve tener conto degli spostamenti di coloro – docenti o partecipanti – che giungono da fuori sede nonché della disponibilità delle strutture ospitanti). Nellʼintervallo lʼautore del presente resoconto si è intrattenuto nei paraggi della sede del corso là dove San Mamolo (apprendo ora ‘informalmenteʼ – vedi oltre ‒ che si tratta di San Mamete di Cesarea, martire cristiano del III secolo) e la Santissima Annunziata hanno mantenuto insieme allʼAngelo della bifora il decoroso e accogliente raccoglimento che si addice al tempo di Avvento. Per un poʼ di tepore in questa giornata gelida un vagabondo ha preferito la panca e i ceri dellʼAnnunziata alla poltrona e ai computer di Salaborsa: è la nuova concorrenza con la quale dovremo fare i conti.

Il concetto dellʼapprendimento lungo tutto lʼarco della vita (non soltanto lavorativa) rappresenta un punto centrale della politica comunitaria europea affermato nella conferenza di Lisbona del 2000 e ribadito e precisato in tempi successivi. Allʼapprendimento formale si affiancano oggi con pari e forse maggiore importanza lʼapprendimento non formale e lʼapprendimento informale con i relativi sistemi di convalida. Allʼidea della formazione continua si associa quella – forse non preventivamente recepita da tutti i partecipanti ‒ dellʼassiduità nella formazione. Ci si attende che i candidati abbiano distribuito e costruito con equilibrio nel corso degli anni il loro percorso di apprendimento senza registrare lunghi periodi di vuoto formativo. Invitati a incasellare le proprie esperienze nelle tre classi suesposte (apprendimento formale, non formale, informale) i partecipanti hanno talvolta manifestato qualche perplessità dovuta anche – a mio giudizio – alla difficoltà di definire i tre insiemi a livello teorico. Perplessità peraltro condivise da chi si occupa di catalogazione semantica. Esercizio comunque utilissimo e mirato allo scopo che il corso si era prefisso. Esso ha infatti obbligato ciascuno a riflettere sulla propria esperienza nellʼambito dellʼattività lavorativa e al di fuori di essa per individuare modi e momenti che hanno contribuito ad accrescere conoscenze e competenze. Che cosa so (o so fare) oggi che non sapevo (o non sapevo fare) tre anni fa? Ne è emerso un variatissimo ventaglio che spazia dalla redazione della locandina per un evento alla promozione della lettura per gli utenti, dal gruppo di mutua assistenza per i problemi catalografici in SBN allʼapprofondimento della descrizione delle postille negli esemplari di libri antichi. Ed è qui proprio il caso di dire ‘chi più ne ha più ne mettaʼ (nel portfolio): contestualmente occasione non esplicitata per interrogarsi di nuovo sul cosa siano effettivamente (e poi magari sul cosa possano o debbano essere) una biblioteca e le persone che si trovano a prestarvi il proprio servizio. Senza dimenticare che gli aspiranti professionisti rappresentano soltanto una selezione allʼinterno della vasta e in parte tuttora sommersa realtà bibliotecaria italiana.

Impegnata da tempo nel farsi carico della formazione permanente dei suoi soci ‒ attraverso percorsi non formali e informali che prendono avvio da unʼanalisi dei loro bisogni possibilmente in grado di anticiparli – lʼAIB sta ora proseguendo sulla strada dellʼaccreditamento presso il MIUR per giungere a offrire in un prossimo futuro corsi formalmente riconosciuti e certificati (direttiva 170/2016: accreditamento enti di formazione). MIUR: la sigla mi è nota. Ma di fronte ad altri acronimi vacillo: in questi anni ho seguito da lontano e piuttosto distrattamente il lungo e laborioso percorso dellʼAIB verso la “professione disciplinata ai sensi L. 4/2013”. Per EQF = European Qualifications Framework, la pagina dellʼAIB mi indirizza al sito della European Commission. It is almost unbelievable that even here there is no translation into Italian! “No translation available for Italian. Showing the original language”. TRIO è un portale della Regione Toscana che propone gratuitamente una miriade di corsi su ogni argomento per la formazione a distanza. Fatevi un giro (così sʼusa dire in certe guide turistiche sotto la rubrica “cosa vedere e fare”) ma badate che la qualità dellʼofferta e il suo aggiornamento sono molto variabili da corso a corso: scegliete con oculatezza. Nel frattempo per districare lʼacronimo mi affido a Wikipedia: Tecnologia, Ricerca, Innovazione e Orientamento. CFP = Crediti Formativi Professionali. S.O.F.I.A. = Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti. È questa la piattaforma del MIUR “per lʼaccreditamento, la qualificazione e il riconoscimento dei corsi dei soggetti che erogano la formazione”. Esempi vari: “Tra i corsi facoltativi propostimi dal mio datore di lavoro nellʼarco di quindici anni ho scelto soltanto un corso con CFP diverso da zero (inglese intermediate /ˏıntǝʹmi:djǝt/ nel 2008 della durata di trenta ore: 2 CFP)”; “Nel triennio 2016-2018 il mio datore di lavoro mi ha somministrato i seguenti corsi obbligatori (dura lex sed lex): anticorruzione e trasparenza, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, trasparenza e accesso civico, protezione dei dati personali, nuova release /rıʹli:s/ del programma di prestito automatizzato (che peraltro non utilizzo nel mio lavoro quotidiano)”; “Tra i vari istituti a favore del/la lavoratore/lavoratrice non si dimentichino i permessi per il diritto allo studio (150 ore)”; “Il mio datore di lavoro può autorizzare (ma anche no) la spesa e il servizio esterno per la frequenza a corsi di formazione di mio interesse che io abbia autonomamente individuato anche fuori sede”. Questi e altri spunti teorico-pratici sono stati forniti ai (e dai) partecipanti come occasioni per ulteriori approfondimenti tenuto anche conto che i partecipanti stessi potranno trovarsi in futuro (o già si trovano) dallʼaltra parte della cattedra in qualità di formatori o addetti alla formazione per la loro utenza o il personale di cui sono responsabili. Lʼautore di queste righe ha piena consapevolezza che dopo il corso dovrà dedicare parecchie ore suppletive allʼautoformazione informale appoggiandosi anche alla bibliografia consigliata. Non da ultimo al volume “Il portfolio delle competenze: un nuovo strumento per il professionista dellʼinformazione” a cura dellʼOsservatorio Formazione AIB (2017), che ha riscosso un buon successo di vendite tra i partecipanti al corso e in occasione dellʼassemblea dei soci.

In un cordiale scambio di vedute ci si è chiesti in quale misura le attività praticate nelle biblioteche italiane abbiano punti di contatto con la professionalità che lʼAIB si è data il compito di attestare. Sino allʼipotesi che le due realtà costituiscano talvolta universi paralleli tra i quali non intercorre alcun dialogo. Non pare una domanda oziosa o peregrina se è vero che tra le numerose declinazioni della quotidianità lavorativa sembrano persistere anche nel nostro settore modelli esecutivo-impiegatizi o ripetitivo-produttivistici (da Monsù Travet a Metropolis) che richiamano lʼimmagine dei polli di batteria ovvero ‒ con saltello pindarico ‒ i polli dʼallevamento “di gaberiana memoria” (en passant: spettacolo registrato a Bologna). Ma per il momento lasciamo al suo destino il povero pullus in fabula come fosse una battuta di spirito – se aggrada – o come una semplice metafora o similitudine o come un paragone o “come vi pare” (Pier Marco Bertinetto in Retorica e scienze del linguaggio, 1979). Qui difatti sʼha da stare al sodo: pronti partenza via! entro il 15 gennaio il bibliotecario e la bibliotecaria di ogni ordine e grado dovranno allestire la vetrina delle proprie competenze ponendo a frutto gli insegnamenti della vivace e proficua giornata bolognese: in vista dellʼottenimento della meritata e sospirata attestazione della loro professionalità.

Ringrazio Elena Tripodi, Responsabile della Biblioteca Amilcar Cabral, Roberta Turricchia ed Elisa Zanetti, rispettivamente Presidente e Segretaria della Sezione AIB Emilia Romagna.

 

Marco Brusa

marco.brusa@unipv.it