La biblioteca ISTAT tra conservazione e diffusione

«Qualche tempo dopo la sua fondazione, io ebbi a scrivere, parafrasando un detto celebre: Che cos’è stata la Statistica italiana negli ultimi anni? Poco. Che cos’è? Qualche cosa. Che cosa sarà? Molto». Così il presidente Franco Savorgnan nella prefazione del Decennale 1926-1936 dell’Istituto centrale di statistica. Dopo molti anni si possono comprendere le ragioni di questa affermazione, considerando il patrimonio documentale che l’Istituto ha prodotto e ora conserva presso la sua biblioteca. In genere l’idea di conservare è spesso legato in maniera statica alla sola idea di preservare il materiale documentale.

L’Istituto, anche in ottemperanza alla legge 322 del 1989 in merito alla diffusione della cultura statistica, ha dovuto affrontare questo problema in modo diverso: conservare ma anche diffondere, dal momento che i dati sono patrimonio della collettività e come tali devono essere fruibili. Nasce così l’idea di creare una biblioteca digitale del patrimonio di statistica ufficiale, facilmente utilizzabile anche dall’esterno, che permetta di riprodurre una propria biblioteca virtuale, consultabile in ogni momento. La statistica ha raccontato l’Italia sin dai suoi primi vagiti: è del 1861 il primo censimento della popolazione, la rilevazione continua ininterrottamente fino ai nostri giorni.
L’Istat nasce nel 1926, ma la biblioteca del neonato Istituto centrale di statica eredita anche tutto il precedente  patrimonio bibliografico conservato presso la biblioteca della Direzione di statistica presente presso il Ministero dell’agricoltura e commercio. Il nucleo iniziale del suo patrimonio comprendeva i volumi che provenivano dalla Biblioteca del Ministero dell’agricoltura (quelli derivanti dall’attività della Direzione della Statistica del Regno d’Italia), oltre a doni di Enti pubblici italiani ed esteri. Il trasporto materiale di questi volumi nella piccola sede provvisoria dell’Istituto, in via di Santa Susanna, si completa nel 1929. Nel gennaio 1932 la biblioteca è definitivamente trasferita nella nuova sede in Via Balbo, dove si opera una razionale organizzazione del materiale documentale. Nel tempo l’importanza della biblioteca è sempre cresciuta. La storia della biblioteca è in un certo senso lo specchio fedele delle mutazioni avvenute nel panorama statistico italiano. Anche per questo, in una società globalizzata come quella attuale, è sembrato doveroso mettersi al passo con i tempi.
Dal 1996 la biblioteca è divenuta un polo del Sistema bibliotecario nazionale. Dal 2000 la biblioteca si è dotata di un OPAC consentendo all’utenza di accedere con modalità di ricerca amichevoli al catalogo del patrimonio bibliografico. Il catalogo della biblioteca si compone di due parti. Per le pubblicazioni entrate in biblioteca negli anni 1926-1979 si fa riferimento a un catalogo cartaceo. Per le pubblicazioni acquisite dal 1980, invece, è stata effettuata una registrazione informatica dei dati, nel 2000 riversata nel software Sebina, attualmente in uso presso la biblioteca per la consultazione e la catalogazione. Dal 2011 ha arricchito il catalogo con la sezione Biblioteca digitale dove si trovano scansionati molti documenti di statistica ufficiale. Si possono effettuare le ricerche: all’interno dei documenti presenti nel catalogo della biblioteca; tra i documenti presenti nel patrimonio digitale di statistica ufficiale su tutti i termini contenuti nei file digitalizzati e convertiti in immagine indicizzata tramite OCR; tra le bibliografie inserite nel catalogo. La ricerca è scalare: in un primo tempo, sottostimando la quantità di informazione full text che poteva essere resa disponibile, si era ipotizzato un monocampo di ricerca valido sia per il catalogo della biblioteca tradizionale, sia per quello della biblioteca digitale, sia per il full text. Ci si è accorti che il rumore era elevato: i documenti che soddisfacevano la ricerca erano centinaia. Si è, quindi, ristretta la ricerca al solo catalogo della biblioteca tradizionale nei consueti campi di ricerca della scheda bibliografica, alla sola biblioteca digitale nei consueti campi di ricerca della scheda bibliografica con la possibilità opzionale, tramite un flag, di estendere la ricerca all’intero documento.
Si può affermare che la combinazione attuale sia un buon esempio di  progressione nei risultati ricerca, un esempio da presentare quando si parla di “disciplinare le occorrenze esito di ricerca nel Web”.
La biblioteca, ben ottemperando alla sua missione di tramandare ai posteri la documentazione, ha raccolto e conservato tutti i documenti prodotti (più di quattromila) dall’Istituto. Con le sue seicentomila monografie e oltre duemila periodici correnti si può definire un polo documentale importante per gli studi statistici. Oltre alle numerose pubblicazioni internazionali, l’interesse degli studiosi è rivolto ai molteplici documenti di statistica ufficiale ivi conservati. Il successo dell’iniziativa è raccontato dai numeri. Gli accessi al portale della biblioteca in un anno ammontano a 6414 con un tempo medio a visita di 9 minuti e 21 secondi; sono state visitate 36364 pagine, maggiormente “la lista dei risultati”(39,4 %),
“l’homepage” (32,5 %) e “la scheda del documento” (25,9 %). Nella sezione biblioteca digitale del catalogo on line della biblioteca convivono documenti digitalizzati (989), esclusivamente prodotti dall’Istituto o dalle direzioni statistiche presenti nei Ministeri, e documenti nativi digitali (645 editi dall’ISTAT e 272 di altri editori). In questo ultimo caso si è scelto di inserire un collegamento alla risorsa presente sul web. Dei documenti disponibili in digitale, quelli fruibili on line sono rintracciabili all’indirizzo: http://lipari.istat.it/SebinaOpac/SebinaYOU.do.

alsasso@istat.it