Rosa Maiello ci trasmette il testo dell’intervento di Tommaso Giordano alla giornata di studi “Marisa Santarsiero e le trasformazioni delle biblioteche accademiche”, Fiesole, Istituto Universitario Europeo, 13 gennaio 2023 (https://www.aib.it/attivita/convegni-e-seminari/marisa-santarsiero-trasformazioni-biblioteche-accademiche/). La giornata è stata organizzata dall’AIB insieme all’Istituto per ricordare la figura di Marisa, scomparsa il 17 marzo 2022, che ha attraversato da protagonista e innovatrice il mondo delle biblioteche italiane, per provare a ritrovare il filo di di un discorso sulle biblioteche di università a cui ha dedicato tanti anni del suo impegno.
Una mattina di primavera del 1990 si affacciò alla porta del mio ufficio una ragazza alta, elegante, in tailleur bianco. “Disturbo ?”, disse sfoderando un disarmante sorriso. “Marisa, certo che mi ricordo”, risposi riprendendomi dalla sorpresa. Ci eravamo conosciuti qualche settimana prima in casa di amici, avevamo parlato per alcuni minuti del più e del meno, lei era alla fine della sua collaborazione alla Biblioteca nazionale, mi disse anche che insegnava al Politecnico della moda e che avrebbe continuato volentieri la sua esperienza di bibliotecario. Le proposi di passare dal mio ufficio alla sua prossima visita alla Badia.
In realtà, Marisa mi era stata già segnalata dai colleghi della Biblioteca nazionale che sapevano della mia ricerca di giovani talenti da inserire in qualche programma alla Biblioteca dell’IUE o altrove. Il caso volle che proprio in quel periodo ebbi la notizia che uno dei progetti da me presentati mesi prima era stato finanziato dal Parlamento Europeo e cercavo, per l’appunto, un esperto catalogatore da inserire nel programma. Si trattava di EUROLIB-PER, un progetto pilota di prestito interbibliotecario in rete – più precisamente di fornitura di articoli di periodici – tra le 11 biblioteche delle istituzioni europee aderenti al gruppo EUROLIB. Il progetto doveva basarsi su un catalogo unico dei periodici, realizzato mediante la riconversione e fusione in un formato standard dei record estratti dai cataloghi delle singole biblioteche partecipanti.
Al progetto era stata associata una impresa di servizi lussemburghese, Infopartners, con il compito di assicurare il supporto informatico all’operazione. Il nostro interlocutore presso Infopartners, era un giovane e brillante ex collega dell’IUE, Marc Willem, diventato Vice direttore della ditta lussemburghese. Realizzare un catalogo unico partendo da record in formati diversi non standard era un’operazione piuttosto complicata per la tecnologia di allora. Una parte del controllo bibliografico doveva essere eseguito manualmente ricorrendo al catalogo su microfiches dell’agenzia ISSN: un lavoro ostico che richiedeva pazienza e costanza certosine e che Marisa portò avanti con tenacia e precisione ammirevoli. Terminata la prima fase, il progetto cominciò a svelare i suoi lati più interessanti. L’équipe si avvaleva anche di collaborazioni e consulenze di esperti esterni, grazie ai quali Marisa aveva l’opportunità di approfondire le sue conoscenze nel campo specifico dei formati bibliografici, della catalogazione e della comunicazione in rete. Inoltre occorreva interagire frequentemente con il team informatico lussemburghese e con le biblioteche partner delle istituzioni europee. Per una giovane bibliotecaria, trovarsi improvvisamente proiettata in un ambiente internazionale e multilingue con interlocutori diversi, in un progetto tecnologico sperimentale dove gli imprevisti erano all’ordine del giorno e la ricerca di soluzioni erano pratica quotidiana, non era una sfida da poco. Una sfida che Marisa affrontò con determinazione e passione mostrando abilità diplomatiche e senso pratico nell’affrontare le questioni che di volta in volta si presentavano. La sua naturale gentilezza e il suo carattere empatico che le consentivano di entrare facilmente in sintonia con l’interlocutore le furono di grande aiuto nel suscitare il clima collaborativo e di rispetto reciproco che sono le fondamenta di un programma di cooperazione. Gli incontri di lavoro a Lussemburgo o a Bruxelles erano per Marisa momenti di arricchimento professionale ma anche di verifica dei suoi progressi e di soddisfazione per l’apprezzamento del suo lavoro da parte dei colleghi. Queste esperienze le permisero di allargare il suo sguardo oltre i confini angusti della biblioteconomia italiana, di rapportarsi con professionalità e pratiche diverse, di scoprire il mondo misconosciuto delle istituzioni comunitarie. La frequentazione dell’ ambiente tecnocratico europeo stimolò Marisa a sviluppare un’ attitudine alla pianificazione, alla verifica dei risultati, e soprattutto alla valutazione comparativa di modelli e soluzioni e al confronto con gli sviluppi internazionali.
Fin dai primi mesi del suo impegno all’IUE Marisa diede prova di una qualità non comune che io ritengo essenziale in un rapporto di collaborazione: l’affidabilità. Marisa sul lavoro aveva un comportamento molto professionale, con un tratto orgoglioso appena stemperato dalla sua naturale affabilità, che non le consentiva di derogare alle sue responsabilità, di eludere gli impegni presi, e che la induceva a disciplinare la sua creatività e persino a sacrificarla per rispettare i piani concordati. Queste sue qualità mi convinsero ad allargare la delega fino a farle assumere di fatto il coordinamento operativo del progetto.
Probabilmente c’era un altro elemento che giocò un ruolo positivo nella nostra collaborazione e che arricchì il nostro rapporto fino a farlo evolvere rapidamente in una duratura amicizia. Intendo la comune provenienza dall’ex Regno delle Due Sicilie: Marisa di origine Lucana, io campano delle montagne sannitiche, ambedue di famiglie legate alla proprietà agricola. Marisa aveva trascorso parte delle sua adolescenza in un paese della provincia di Caserta non molto distante dal mio, dove il padre aveva esercitato la professione di veterinario. Questo comune retroterra agevolava la comprensione reciproca e presto si stabilì tra noi un’intesa straordinaria: bastava un gesto, un’espressione appena percettibile del viso per capirci. Ma era anche difficile nasconderci qualche dissonanza che talvolta emergeva tra noi mano a mano che Marisa acquistava sicurezza nel suo lavoro: presto si instaurò fra noi un rapporto molto franco e creativo, ma altrettanto rispettoso dei reciproci ruoli.
Alcuni mesi dopo l’arrivo di Marisa all’Istituto, fui eletto Presidente dell’AIB e i miei impegni esterni aumentarono notevolmente: il mio telefono squillava continuamente, la corrispondenza da sbrigare era aumentata, e di sovente dovevo assentarmi dall’ufficio per i miei impegni di Presidente dell’Associazione, in Italia e all’estero. Alcuni miei colleghi cercarono di darmi una mano in quel periodo facilitando il mio lavoro quotidiano in Biblioteca e aiutandomi a seguire alcuni dossier. Marisa si offri spontaneamente di assistermi nel portare avanti i miei impegni nell’Associazione. La segreteria dell’AIB a Roma funzionava abbastanza bene, dopo la riorganizzazione attuata da un giovane Segretario generale, Luca Bellingeri, oggi direttore della Nazionale di Firenze, ma la distanza tra Roma e Firenze, con i mezzi di comunicazione di allora non permetteva all’équipe romana di sostenere la mia attività come avrei voluto, anche perché le numerose iniziative che avevamo messo in campo avevano aumentato notevolmente il lavoro dell’AIB. Il soccorso di Marisa fu un toccasana per me impegnato su più fronti. In quegli anni Marisa mi aiutò costantemente anche fuori dell’orario di servizio, e lo faceva con piacere, in modo assolutamente disinteressato. Ai congressi dell’AIB di quel triennio Marisa partecipava come volontaria al desk, un impegno che assolveva con piacere e che le dava anche la possibilità di conoscere meglio l’ambiente bibliotecario, di incontrare numerosi colleghi, di contattare espositori, fornitori e personalità che partecipavano ai programmi dell’AIB. Posso dire senza ombra di dubbio che Marisa si era conquistata la stima e la simpatia nell’ambiente dell’AIB – soprattutto i colleghi della segreteria con i quali aveva stretto rapporti di amicizia in quei tre anni di collaborazione. Mi rimangono tanti piacevoli ricordi di quel periodo, le scoppiettanti cene con lo staff dell’AIB dopo le giornate stressanti dei convegni, le serate danzanti dove Marisa spiccava sempre per la sua eleganza, i lunghi viaggi in macchina con le immancabili soste nei migliori ristoranti nei luoghi di passaggio che, ambedue buongustai, non ci facevamo mancare.
L’arrivo di Marisa alla Badia coincise pressappoco con l’inizio dell’onda lunga di Internet. L’IUE allora era considerato all’avanguardia nel campo delle applicazioni tecnologiche alle biblioteche. Come è noto, appartenevano allo staff dell’IUE alcuni dei principali ispiratori e disegnatori del progetto della rete nazionale SBN, e all’IUE era stato realizzato il prototipo del software di gestione SBN. La biblioteca dell’IUE per tutti gli anni Ottanta e Novanta, aveva mantenuto il passo con gli sviluppi tecnologici in corso a livello internazionale, e riusciva nonostante le ridotte dimensioni dello staff a svolgere un ruolo attivo, non solo in Italia, ma anche a livello europeo: per esempio, nel gruppo ELAG (European Library Automation Group), nel programma EUROLIB, in EBLIDA, e in diversi altri contesti, incluso i programmi tecnologici in favore delle biblioteche lanciati in quel periodo dalla DGXIII della Commissione Europea. Già all’inizio degli anni Novanta all’Istituto veniva impiegata diffusamente la posta elettronica, e anche l’uso delle applicazioni dell’Internet prima del Web erano abbastanza frequenti nei dipartimenti accademici e in Biblioteca.
Alla direzione del Centro di Calcolo dell’Istituto c’era Corrado Pettenati, un esperto di automazione a livello europeo, tra i primi in Italia a studiare le potenzialità della rete in campo bibliotecario e nella comunicazione academica, il suo ruolo di stimolo a sperimentare le nuove tecnologie di rete fu decisivo per la Biblioteca e per l’Istituto in generale che per alcuni anni si trovò in posizioni di vantaggio rispetto ad altre istituzioni accademiche. Nel 1994 uscì dall’Editrice Biliografica una monografia dal titolo La biblioteca virtuale, scritta da Corrado Pettenati e Carla Basili, una ricercatrice del CNR. Fu la prima pubblicazione in Italia sulle possibilità e le prospettive di impiego di Internet in biblioteca, e fu strumento di aggiornamento e di stimolo per i bibliotecari italiani che cominciavano a interessarsi alla rete.
Marisa, sempre pronta a captare i nuovi trend, si appassionò fin da subito al mondo di Internet. Ricordo bene che fu tra i primi fra noi a cimentarsi con alcune applicazioni, come ad esempio i servizi talk, antesignani della attuali chat, che permettevano di stabilire una conversazione on line con un utente remoto.
Nell’ultima fase del suo servizio all’IUE, Marisa collaborò con Corrado Pettenati a una ricerca su questi temi che si concluse con due articoli, pubblicati sul “Bollettino AIB”: Il bibliotecario elettronico: il valore delle competenze tecnologiche nei requisiti per l’accesso alla professione (1995) e successivamente La biblioteca prossima ventura: le risorse Internet dalla catalogazione alla fruizione (1996).
I primi anni Novanta furono un periodo denso di iniziative alla Biblioteca dell’IUE, le collezioni si andavano consolidando e la qualità del servizio raggiungeva livelli sempre più soddisfacenti. In particolare in quel periodo ci fu uno sforzo rilevante per rendere la Biblioteca più user centered, orientando sempre più risorse verso i servizi di reference e di fornitura dei documenti e puntando su un ruolo più incisivo dei subject specialist. Da questo punto di vista la Biblioteca dell’IUE costituiva un modello di riferimento anche per le biblioteche italiane. In quel periodo, grazie all’ampia delega nella gestione della Biblioteca che mi era stata attribuita come vice direttore, dall’allora direttore Peter Hetner, eravamo riusciti con un nuovo programma di stage e altre iniziative a formare un sorta di vivaio, di giovani leve, alcune delle quali sarebbero diventate nel tempo i quadri della Biblioteca dell’IUE, o di istituzioni pubbliche e private in diversi paesi europei.
Marisa era arrivata all’IUE, ancora fresca di studi, con una formazione umanistica molto solida. I suoi interessi erano focalizzati sulla storia dell’arte e in particolare sulla storia della moda, discipline nella quale aveva già a suo attivo qualche pubblicazione. Mentre la sua formazione di bibliotecaria si era svolta sul campo ed era limitata all’esperienza di catalogazione alla Biblioteca Nazionale di Firenze – un’esperienza di tutto rilievo, ma molto settoriale. La Biblioteca dell’IUE, è – allora come ancora oggi – un luogo particolarmente favorevole ai bibliotecari che intendono completare la loro formazione con un periodo di tirocinio. In virtù delle sue limitate dimensioni, è possibile osservare facilmente lo svolgimento dei vari servizi e procedure, di contattare i diversi specialisti dei settori e dunque di conseguire una visione di insieme del funzionamento complessivo della biblioteca difficilmente ottenibile in una grande organizzazione. Senza contare che trent’anni fa l’attività dell’Istituto roteava principalmente sulla Badia Fiesolana, di conseguenza anche le relazioni tra lo staff tecnico-amministrativo e la componente accademica, ne risultavano notevolmente facilitate. La Biblioteca, la mensa, il bar erano i principali luoghi di aggregazione della comunità dell’IUE e contribuivano a ricreare quell’ambiente di scambio culturale multilingue che è, in definitiva, tra gli scopi dei padri fondatori dell’Istituto. In quell’ambiente variegato, intellettualmente vivace, formato prevalentemente da giovani ricercatori e ricercatrici pressappoco della sua stessa età con i quali si poteva facilmente fare amicizia, Marisa si muoveva perfettamente a suo agio e pienamente consapevole di vivere un’ esperienza che avrebbe in qualche modo segnato il suo futuro.
Con questo non voglio dire che l’Istituto fosse tutto rose e fiori. L’Istituto oltre ai suoi aspetti affascinanti aveva anche le sue asperità, le sue complessità, i suoi lati indecifrabili che alla lunga potevano generare frustrazione e delusione. Marisa fu tra coloro che di quel contesto seppe cogliere le opportunità e se ne allontanò in tempo prima che eventuali disillusioni potessero smorzare il suo entusiasmo.
La Biblioteca dell’IUE era un’organizzazione troppo piccola e non offriva grandi possibilità di crescita professionale e di carriera, almeno non nella misura in cui potevano corrispondere alle potenzialità e alle giuste ambizioni di Marisa. Io di questo ne ero consapevole e devo confessare che fui contento quando mi disse che sarebbe stata assunta alla Bocconi. Contento per lei, ma intimamente amareggiato di dovermi separare da una brillante collega e amica. Quando anni dopo diventò direttrice della Biblioteca della Bocconi, ne fui felicissimo, vissi quella notizia come una mia personale soddisfazione. Ogni volta che ci incontravamo Marisa ci teneva a rimarcare l’importanza della sua esperienza all’IUE; diceva, forse anche per compiacermi, che l’Istituto era stata la sua scuola quadri e che il management lo aveva appreso da me. “Ma quando mai ti ho fatto una lezione di management? – ribattevo io – e poi, sai bene Marisa che il mio management era piuttosto… mannaggement”. E giù la risata cristallina di Marisa. Io invece le riconoscevo di avermi insegnato a scegliere e abbinare le cravatte, “si è vero, ma potresti ancora fare più”, mi rispose una volta con un sorriso dispettoso. La battuta di spirito era il condimento delle nostre conversazioni.
Quando Marisa si trasferì a Milano i nostri incontri si diradarono, ma allorché assunse la direzione della Biblioteca riprendemmo a vederci grazie alle occasioni che ci offriva la professione: AIB, IFLA, INFER e altre iniziative di cooperazione per le risorse elettroniche, e poi ancora i convegni delle Stelline a Milano.
Un nuovo capitolo della nostra amicizia si aprì quando Marisa si fidanzò con Edoardo. Il mio primo incontro con Edoardo fu a casa nostra a Rufina, e fu l’inizio di un’amicizia che si allargò a Giuseppina e Domenico e a tutta la famiglia. Quando Edoardo si trasferì a Firenze per assumere la direzione dell’Ospedale di Careggi, ci vedevamo più spesso, a Rufina o nella loro nuova casa di Caldine. Quanti bei ricordi!
L’indimenticabile festa di matrimonio a Milano, nel Museo di Scienza e Tecnologia, la nascita gemellare di Ida e Lucilla. E poi le immancabili cene a Milano all’incontro annuale delle Stelline, con un gruppo ristretto di colleghi e amici. Purtroppo, la lunga malattia di Marisa e poi ancora il dilagare del Covid troncarono il nostro annuale rito milanese e inostri incontri si fecero sempre più rari. L’ultima conversazione telefonica con Marisa risale esattamente a un anno fa: 13 gennaio 2022. Che strana coincidenza! Vorrei concludere mostrando una foto dei tempi felici, l’ ultima volta che ci siamo incontrati a cena a Milano, nel marzo 2017, nel ristorante ai Navigli dove eravamo soliti andare. Ora chiuso anche quello.
Tommaso Giordano
tommaso.giordano@eui.eu



