L’apertura del Workshop è stata affidata a Nichi Vendola, già presidente della Regione Puglia e a Paola Castellucci, docente di Documentazione presso l’Università di Roma La Sapienza. Vendola ha coniato una definizione tanto poetica quanto potente per descrivere il ruolo delle biblioteche: “Biblioteche di fraternità”. In questa espressione, ha racchiuso l’idea di biblioteche come luoghi di incubazione, non solo di libri e conoscenza, ma di senso, pensiero e coscienza sociale. Ha sottolineato come le biblioteche, attraverso le loro collezioni, siano spazi di incontro e confronto, capaci di promuovere un sapere inclusivo, attento ai bisogni della comunità e alla costruzione di un senso di appartenenza collettiva. Questo concetto di “fraternità” riflette una visione delle biblioteche come luoghi democratici per eccellenza, aperti a tutti, dove il sapere non solo si conserva ma si condivide, contribuendo alla crescita intellettuale e civica della comunità.
Paola Castellucci ha invece offerto una riflessione più tecnico-scientifica ma altrettanto stimolante. Nel suo intervento ha richiamato le figure di Paul Otlet e Henri La Fontaine, fondatori della scienza della documentazione, per parlare di “decolonizzazione delle banche dati” e di impegno civile e politico dei professionisti dell’informazione documentale. La sua riflessione si è concentrata sulla necessità di rendere accessibili e rappresentative le banche dati e le collezioni, affinché esse possano effettivamente riflettere la pluralità delle voci e delle esperienze, sfuggendo a logiche spesso escludenti.
Momento particolarmente significativo del Workshop è stato l’assegnazione del Premio Maria Abenante, intitolato alla memoria di un’indimenticabile figura di bibliotecaria e presidente della sezione pugliese dell’AIB. Abenante ha rappresentato un esempio di come l’impegno civile e culturale possa intrecciarsi in modo virtuoso all’interno delle biblioteche, facendo di queste veri e propri motori di inclusione sociale. Il premio, giunto alla sua quarta edizione, ha l’obiettivo di riconoscere il miglior progetto di inclusione realizzato in una biblioteca. La giuria, presieduta da Milena Tancredi, ha assegnato il premio ex aequo ai seguenti progetti: “CiAV (Cinema ad alta voce)” del Polo Bibliotecario di Potenza e “Biblioteca inclusiva – rimozione delle barriere fisiche e cognitive in Villa Obizzi”.
La prima giornata del Workshop si è conclusa con un evento di grande importanza simbolica: l’inaugurazione di “Chora – uno spazio per i libri, l’arte e la bellezza”. Questo nuovo percorso espositivo, allestito all’interno della Biblioteca del Consiglio regionale, ha lo scopo di mettere in mostra i documenti di maggior pregio del patrimonio bibliotecario, offrendo al pubblico non solo un’esperienza estetica, ma anche uno spazio di riflessione e approfondimento. Chora, che nella sua accezione originale greca indica uno spazio aperto e indefinito, si propone come un luogo di incontro tra passato e presente, dove il patrimonio culturale diventa accessibile e vivo, stimolando la partecipazione attiva della comunità.
La seconda giornata del Workshop ha visto l’approfondimento del tema delle collezioni speciali, con interventi che hanno esplorato la complessità e la ricchezza di questi patrimoni da diverse prospettive, offrendo sia riflessioni teoriche che suggerimenti operativi.
L’intervento di Lorenzo Baldacchini, già docente dell’Università Alma Mater di Bologna, ha aperto i lavori problematizzando il contesto disciplinare, facendo il punto sullo stato dell’arte nazionale e internazionale, ma soprattutto richiamando l’attenzione dei presenti sulla necessità di non studiare le collezioni speciali come una parte separata dal tutto, evidenziandone invece le relazioni nei confronti del contesto bibliografico e culturale in cui le raccolte si sono costituite o di cui sono entrate a far parte.
Il contesto di formazione delle raccolte e le implicazioni culturali e professionali delineate da Baldacchini sono stati ripresi da Antonella Trombone, dell’Università Aldo Moro di Bari, che ha evidenziato la necessità di rendere conto in fase di catalogazione delle peculiarità di ogni singolo esemplare, e di avere cataloghi che consentano all’utente ricerche in grado di valorizzare gli esemplari sia nella loro unicità che nel loro fare parte di una raccolta.
Un contributo operativo è stato offerto da Alessandra Boccone, membro della Commissione nazionale AIB Biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore. Boccone ha parlato di valutazione e acquisizione delle collezioni speciali, sottolineando l’importanza di un progetto culturale consapevole che accompagni ogni acquisizione. Un aspetto cruciale, secondo Boccone, è che il trattamento delle collezioni speciali non possa essere separato da una riflessione di carattere giuridico ed etico. Questo implica che le biblioteche debbano sviluppare politiche chiare e trasparenti sia sul piano della gestione delle acquisizioni che su quello della conservazione, garantendo che le collezioni siano trattate in modo responsabile e che il loro valore culturale venga preservato e diffuso.
Legata al Sistema regionale dei servizi bibliotecari – Polo PUG è stata invece la relazione di Marianna Iafelice, della Biblioteca Nardella dei Cappuccini di San Severo. Iafelice ha presentato il risultato del Gruppo di lavoro “Collezioni speciali” costituitosi in seno al Sistema regionale, composto da oltre 230 biblioteche. Partendo da una disamina storica e terminologica, il Gruppo ha provveduto a elaborare una scheda fondo tale da tenere conto della collezione e delle sua caratteristiche, ma anche dei legami esistenti sia con la storia delle biblioteche che le hanno costituite o acquisite, sia con la storia del territorio in cui si trovano. La scheda sarà la base di una rilevazione destinata a tutte le biblioteche pugliesi, strumento di maggiore consapevolezza delle singole biblioteche nei confronti delle proprie raccolte, e di programmazione anche in un’ottica di Sistema.
Casi di studio e buone pratiche
Un aspetto distintivo del Workshop di Teca del Mediterraneo è la presentazione di casi di studio e buone pratiche. Quest’anno è stata la volta della presentazione della Collezione Luisi, illustrata da Elena Infantini per il Consiglio Regionale della Puglia. La Collezione Luisi, che comprende documenti di grande valore storico e culturale, rappresenta un esempio di come le biblioteche possano diventare depositarie di un’eredità culturale che va ben oltre i confini locali, contribuendo alla costruzione di una memoria collettiva più ampia.
Un altro caso di studio di grande rilievo è stato quello del Fondo Calvino della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, presentato da Eleonora Cardinale. Il Fondo, dedicato a uno degli autori più rappresentativi della letteratura italiana del Novecento, offre non solo un prezioso materiale per gli studiosi, ma anche una fonte di ispirazione per nuove generazioni di lettori. Cardinale ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria di Calvino attraverso la promozione di iniziative culturali e attività di ricerca che coinvolgano non solo gli specialisti, ma anche il pubblico più vasto.
L’ultima relazione sui casi di studio è stata quella dedicata all’Archivio Carmelo Bene, illustrata da Brizia Minerva, storica dell’arte presso il Polo Biblio-Museale di Lecce. L’archivio, che raccoglie documenti, manoscritti, materiali audio e video legati alla vita e all’opera di Carmelo Bene, rappresenta una risorsa unica per lo studio di una delle figure più complesse e innovative del teatro e della cultura italiana del XX secolo. Minerva ha messo in luce come questo archivio, oltre a costituire un importante strumento di ricerca, sia anche un patrimonio da valorizzare attraverso iniziative che sappiano coniugare il rigore scientifico con la capacità di coinvolgere il pubblico.
Quasi come contrappunto la voce di Antonio Castronuovo, saggista e bibliofilo, che in modo brillante ha raccontato un altro punto di vista, quello del collezionista, che ha un rapporto profondo ed emotivo con le proprie collezioni, e con il quale spesso i bibliotecari hanno difficoltà a trovare la giusta chiave di interlocuzione perché, come scrisse Nicola Zingarelli in un carteggio con il quale esprimeva la volontà che la sua biblioteca privata tornasse da Milano nella sua Capitanata, <
Conclusione e prospettive future
Il Workshop di Teca del Mediterraneo si è confermato ancora una volta come un appuntamento fondamentale per tutti coloro che operano nel campo delle biblioteche e della documentazione. L’attenzione alle collezioni speciali ha permesso di esplorare non solo le modalità di conservazione e valorizzazione di questi patrimoni, ma anche il loro ruolo nel tessuto culturale e sociale del territorio. Le prospettive future delineate dai vari interventi suggeriscono la necessità di una maggiore collaborazione tra le istituzioni, la costruzione di reti regionali e nazionali per la gestione delle collezioni speciali, e un sempre maggiore coinvolgimento del pubblico, affinché queste preziose risorse non rimangano nascoste, ma possano continuare a svolgere il loro ruolo di veicoli di cultura e conoscenza.
Gabriella Berardi, Biblioteca “La Magna Capitana”, Foggia g.berardi@regione.puglia.it




