Spigolature da riviste straniere – n. 2 – novembre 2025

Questo secondo appuntamento delle rubrica Spigolature da riviste straniere presenta un panorama molto variegato di temi trattati negli articoli. Si va dagli aspetti etici riguardanti l’uso dei dati sensibili da parte dei chatbots nell’ambito della AI, all’importanza delle digital curations nelle biblioteche, ai saggi di «Library trends» sulla filosofia dell’informazione, per proseguire poi con la nascita della cosiddetta “bibliografia forense”, concludendo con i contributi in lingua francese, di taglio squisitamente storico sul libro e la lettura.


Contiene: Abiodun Akinwoye Olusipe,Adebowale Jeremy Adetayo,Augustine I. Enamudu &Oluwaseun Odunayo Babalola. Safeguarding the digital economy: librarians’ perspectives on data privacy and ethical use of public AI chatbots, 36, 4, 2024, p. 257-270.

Abstract: Questo studio utilizza un’indagine descrittiva per analizzare, dal punto di vista dei bibliotecari, le prospettive per la riservatezza dei dati e l’uso etico da parte degli utenti di AI chatbots. Il sondaggio su 34 bibliotecari delle biblioteche delle università private della Nigeria ha rilevato una generale consapevolezza delle leggi applicabili e dei rischi per la privacy, ma anche lacune nella specifica conoscenza normativa come il GDPR (General Data Protection Regulation). Le preoccupazioni etiche sono emerse come un aspetto fondamentale, con un forte consenso circa la necessità di linee-guida relativamente alla privacy, la trasparenza, il consenso e l’attenuazione dei pregiudizi. Anche se i primi passi sono stati fatti, sfide importanti comprendono la mancanza di standard uniformi, vincoli di risorse, veloci cambiamenti tecnologici, carenze formative del personale e difficoltà per verificare le pratiche sui dati dei fornitori di AI. Raccomandazioni chiave mettono in evidenza lo sviluppo di politiche chiare che diano priorità al consenso degli utenti, alla trasparenza dei dati, alla verifica delle pratiche dei fornitori, alla continua formazione del personale, alla valutazione dei rischi, alla raccolta del feedback degli utenti e alla reciproca collaborazione nelle buone pratiche. Risorse adeguate e misure volte a salvaguardare la privacy degli utenti, beneficiando delle capacità dell’AI, sono al contempo vitali per promuovere un uso pubblico etico degli AI chatbots nelle biblioteche.

Contiene: Pei Chun Lee, Bridging contexts: the role of digital curations in libraries, ivi, p. 271-291. 

Abstract: Questo studio analizza il ruolo di cambiamento della digital curation nelle biblioteche, soffermandosi su come l’azione reciproca tra i progressi tecnologici e le richieste degli utenti sviluppi la loro funzione di custodi della conoscenza e partecipanti attivi nella co-creazione di valori insieme agli utenti abituali. Utilizzando un case-study della National Central Library (NCL) a Taiwan e adoperando una struttura di co-creazione del valore, la ricerca esamina come adattare strategie di digital curation per allineare le capacità tecnologiche con le attese degli utenti in modo da migliorare l’accesso e l’impegno con le collezioni digitali. L’analisi sottolinea le necessità critiche per pratiche di digital curation adattabili, capaci di dare risposte al panorama digitale in evoluzione e di modificare i bisogni degli utenti. Questa ricerca contribuisce alla discussione sull’importanza strategica della digital curation nelle biblioteche mettendo in luce il suo potenziale per colmare il gap tra i ruoli tradizionali di preservazione le interattive domande dinamiche dell’era digitale e fornisce indicazioni sui i futuri indirizzi per i servizi bibliotecari e interazione con gli utenti.


Contiene: Archie L. Dick, Holistic epistemology and prospects for design in the philosophy of information, 73, 1-2, 2024, p. 22-33.

Abstract: La disciplina biblioteconomica (scienza della biblioteca e dell’informazione = LIS), concepita in modo limitato come una filosofia dell’informazione applicata, trascura una ricca tradizione di dibattiti e discussioni sulle sue caratteristiche olistiche ed epistemologiche. Perché la professione incentrata sulla LIS possa fornire servizi che tutelino valori sociali, quali uguaglianza nell’accesso, libertà intellettuale e diversità, la relativa disciplina deve ricollegare l’informazione con la conoscenza e con l’epistemologia, come la teoria della conoscenza. Questo articolo critica il concetto di informazione non legato alle caratteristiche principali della professione incentrata sulla LIS e la sua disciplina. Valuta qualche concetto di informazione antico e recente collegandolo all’ambito di attività e servizi della professione. Le idee dei teorici della LIS circa l’epistemologia olistica e il prospettivismo sono discusse e valutate quali prospettive di progettazione e sviluppo.

Contiene: Lin Wang, A reconsideration of metatheories of Library and Information Science: a Chinese information philosophy perspective, ivi, p. 34-63.

Abstract: Nel mondo occidentale, negli ultimi due decenni la filosofia dell’informazione è emersa e ha influenzato le idee-guida della biblioteca e dell’Information Science (LIS). La filosofia cinese dell’informazione proposta da Kun Wu negli anni 80 è stata largamente ignorata nell’ambito della LIS. La filosofia cinese dell’informazione è un’unica scuola accademica nella comunità internazionale della filosofia dell’informazione e possiede un grande potenziale per aggiornare le fondamenta della LIS. Questo articolo analizza il valore e le implicazioni della filosofia cinese dell’informazione per le ricerche metateoriche nella LIS. Trasferisce le teorie di questa filosofia nell’era digitale per discutere le intuizioni che la LIS ne può ricavare, compreso quelle ontologiche ed epistemologiche, la teoria del pensiero informativo la teoria dell’evoluzione dell’informazione, la teoria olografica, la teoria dell’informazione sociale e la teoria della produzione dell’informazione. Introdurre la filosofia cinese dell’informazione nella LIS cambierà lo scenario metateoretico della disciplina e creerà un profondo legame tra la LIS della Cina e dell’Occidente. 

Contiene: Steve Fuller, The fate of the document in Library and Information Science, ivi, p. 64-79.

La scienza della biblioteca e dell’informazione (LIS) è combattuta tra due interpretazioni radicalmente differenti di uno dei concetti fondamentali del campo: il documento. Il lato “biblioteca” del campo vede il documento come produttivo, mentre il lato “informazione” lo vede come residuale se non come “morto all’arrivo”. Il saggio inizia risalendo a questa differenza, la distinzione di Kant fra oggetto fine a sé stesso e oggetto con scopo. Un entità fine a sé stessa è orientata verso un esito, la cui natura precisa rimane sconosciuta, laddove un’entità con scopo ha una finalità chiara, il cui grado di realizzazione può essere determinato. Nella LIS, la prima segue un approccio più umanistico alla documentazione, e la seconda invece uno più scientifico, secondo il quale il valore di un documento risiede principalmente nell’identificazione del codice di cui è un’articolazione. Il saggio si conclude sostenendo che la nozione di “conoscenza pubblica non scoperta” di Don Swanson può servire come un efficace concetto sintetico capace di riunire i due modi rivali di concepire il documento.

Contiene: Kathleen Lourdes B. Obille, Truth and agency: rethinking  the definition of information, ivi, p. 80-94.

Abstract: Questo articolo sostiene che mentre la verità è affascinante e convincente come condizione necessaria per la definizione di informazione, ciò limita al contempo la nostra comprensione di informazione. Sostiene definizioni di informazione neutrali rispetto alla verità e riconosce gli agenti epistemici come centro per la comprensione di informazione. Sostiene inoltre che significato e verità sono co-costruite da agenti epistemici, dando così l’autonomia ai destinatari delle informazioni come le interpretano nei loro vari contesti. Con la necessità di capire che ruolo gioca l’informazione all’interno delle comunità e come le comunità diano senso all’informazione e creino conoscenza, la LIS dovrebbe non solo rivolgersi alla filosofia dell’informazione, ma completarla con l’epistemologia sociale. Riconoscendo l’autonomia degli individui e il contributo di altri individui al processo dell’informazione, l’autrice fa riferimento all’epistemologia sociale come ad una struttura per la pratica della LIS e alla filosofia dell’informazione come ad una struttura per comprendere i concetti dell’informazione. In tal modo si riconosce che essere informati è un processo che coinvolge sia l’individuo che la comunità.


Contiene: Joseph Hone, Forensic bibliography, 119,1, march 2025, p. 5-37.

Abstract: Questo articolo traccia la genealogia della “bibliografia forense” nel mondo anglofono dal XVI al XXI secolo. Sostiene che molti dei metodi e delle procedure ora associate all’analisi bibliografica – inclusi l’identificazione e la datazione del carattere, dell’illustrazione e della filigrana – si sono originariamente sviluppati per investigare gli esecutori materiali di crimini, inclusi libelli sediziosi , tradimenti, pirateria, falsi, contraffazioni. All’inizio del XX secolo, queste tecniche collaudate dall’analisi forense vennero inglobate dalle pratiche della bibliografia storica. Di conseguenza l’abito mentale bibliografico è stato e continua ad essere ineluttabilmente modellato dai principi del “lavoro investigativo” e della giustizia criminale. Questi principi non sono semplicemente un risultato imprevisto degli interrogativi posti dai bibliografi, ma sono profondamente implicati con i metodi da essi usati. L’articolo termina domandandosi cosa potrebbe smantellare qualcuno di questi assunti e se ciò sarebbe possibile o desiderabile.


Contiene: Ezio Ornato, Pour une analyse quantitative de la production livresque au Moyen Âge tardif: le cas des Sermonnaires imprimés, 68, 224, p. 37-78.

Premessa: In un contributo apparso in precedenza ne la Gazette du livre médiéval, l’autore ha tentato  di sviluppare una riflessione sui diversi indicatori che possono permettere di delimitare e quantificare i molteplici aspetti della produzione libraria medievale. Se per il manoscritto l’unico indicatore attualmente alla nostra portata consiste nei testimoni sopravvissuti, non altrettanto è per gli stampati, per i quali la modifica radicale del modo di produzione, complica, allargando l’orizzonte, i punti di vista del problema. Questa prima tappa della riflessione mostra l’insufficienza del numero di edizioni come indicatore “universale” sia della fortuna di un autore o di un testo, sia la portata o l’espansione di una bottega tipografica, come la necessità di tenere in conto un secondo indicatore: gli esemplari sopravvissuti e ciò malgrado i pregiudizi importanti che l’affliggono e suscitano a priori la diffidenza della maggior parte dei ricercatori. Le pagine che seguono hanno come obiettivo di mostrare la fecondità e l’efficacia di questo nuovo approccio, che si deve appoggiare, certamente cum grano salis, su due parametri che non sono quasi stati sfruttati fino ad ora: non solamente il numero, ma parimenti la geolocalizzazione degli esemplari. Questo tipo di analisi è qui testato su una sola categoria testuale – le raccolte di sermoni – ma potrebbe essere esteso con profitti a qualunque altro segmento della produzione.


Contiene: Viera Rebolledo-Dhuin; Marie-Thérese Petiot; Léa Périssier, PRET19 ou le quotidien du prêt dans les bibliothèques universitaires parisiennes au XIXe siècle, 21, 2025, p. 305-324.

Premessa: PRET19 è l’acronimo del “Progetto di Repertorio dei fruitori del prestito e dei titoli prestati nell’università nel XIX secolo”, iniziato e proseguito dalla biblioteca universitaria della Sorbona (BIS) e sostenuto finanziariamente dal GIS CollEx-Persée tra 2022 e 2024. L’obiettivo è esplorare, all’epoca dell’umanità digitale, le tracce lasciate durante il XIX secolo da centinaia di fruitori di prestiti nei registri di prestito a domicilio delle biblioteche del quartiere Latino, con lo scopo di alimentare la ricerca sulla storia del libro e la storia delle università, in un’epoca di profonde trasformazioni del lavoro universitario e di istituzionalizzazione di discipline accademiche – in particolare quelle che oggi chiamiamo Scienze umane e sociali: storia, sociologia, linguistica etc. Si tratta, grazie elle nuove tecnologie di trattamento dei corpi testuali, di chiarire il ruolo delle biblioteche nella circolazione del libro e nella genesi delle opere, ma anche la materialità delle pratiche  dei bibliotecari e dei lettori-autori.


A cura di Lorenzo Baldacchini