SBAM… Incontri ravvicinati

Da Napoli riceviamo e volentieri pubblichiamo

Anche con la quinta edizione, la Fondazione San Bonaventura incrocia (e fa incrociare) le traiettorie di studiosi, operatori e animatori culturali. Le nuove prospettive aperte dall’AI e dal digitale, è stato il filo rosso a unire i diversi momenti della quinta edizione di SBAM svoltasi a Napoli il 24 e 25 ottobre u.s. Essa si è conclusa, come previsto, con la consegna del Premio Maneant alle tre realtà risultate vincitrici e con un brindisi al nuovo anno. Nella speranza che la due giorni dedicata al mondo degli istituti culturali, abbia fatto qualche… Sbam! Sì, perché il nome non è solo l’acronimo di San Bonaventura Biblioteche, Archivi e Musei, ma è anche e soprattutto il suono onomatopeico, spesso usato nei fumetti che rappresenta un urto improvviso. Una collisione, un incrocio di traiettorie, un incontro fortuito che genera un’esperienza. Che poi, se è buona, è pronta da portare a casa.

Sicuramente si sono incontrate tra loro le realtà finaliste del premio Maneant, nei tanti momenti predisposti per il dialogo, non solo intorno ai temi, ma anche, a un livello più informale, intorno al buon cibo e a un calice di vino. E a loro l’evento, al di là dei tanti “focus” interessanti, ha regalato l’opportunità di vivere due giorni di confronto e scambio con studiosi di tutta Italia che vi sono convenuti e che hanno apportato il loro contributo sia sul tema dell’AI e del digitale, sia condividendo i loro progetti per gli istituti culturali. Tra i tanti, Giuliano Romalli (Digital library); Matteo Al Kalak (Università di Modena); Damiano Orrù (Università Tor Vergata); Federico Valacchi (Università di Macerata) e il riconosciuto maestro della biblioteconomia, Giovanni Solimine, docente emerito.  Un incontro tra teoria e prassi che si protrae in un arricchente scambio continuo.

Il progetto d’archivio Memorie di un quartiere vivo della Biblioteca Tonino Casolaro di Caserta; il MAT, Museo del Matese aperto di recente a Sepino (CB), realizzato e animato dall’impresa culturale e creativa JustMo; la Biblioteca Ing. Pasquale Guida di Roccaromana (CE), gestita dall’ETS locale Il giardino segreto di Roccaromana, sono risultate essere le tre esperienze virtuose ad aggiudicarsi il premio (cinquecento euro da spendere in una piccola attività di potenziamento e sostegno dell’attività portata avanti).

L’intera manifestazione, che rinnova, pur nella sua articolata complessità, un palinsesto già rodato e vincente, si è svolta nel segno delle celebrazioni dei 2500 anni della città di Napoli e con particolare riferimento alle figure e all’opera di due dei suoi figli migliori: Luca Giordano e Ferdinando San Felice. Non solo commemorati, ma anche saggiati, attraverso una visita guidata nella vicinissima chiesa di San Gregorio Armeno, alla cui cupola, lavorò per tutti gli anni ’70 del Seicento proprio il grande pittore partenopeo.

“La cultura per la Campania e la Campania per la cultura” è stato grossomodo il motivo, declinato in toni anche accesi e privi d’ogni tipo di retorica edulcorata, della sessione di avvio con la prof.ssa di Storia moderna Vittoria Fiorelli (UNISOB) e con il soprintendente ai beni archivistici e bibliografici della regione Gabriele Capone. Una «cultura che sappia essere militante» è stato il punto in cui si è convenuto, a sottolineare lo sforzo necessario che gli operatori dei servizi culturali della regione sono chiamati a sostenere sia al cospetto di una mole di lavoro cospicua che di giacimenti culturali di enormi volumi e di assoluta rilevanza.

Subito l’avvio di questa prima sessione e i saluti istituzionali (di cui ricordiamo un momento di commozione legato al ricordo della recente scomparsa della prof.ssa Agnese Galeffi, studiosa rigorosa e al tempo stesso animata da un entusiasmo contagioso) i lavori si sono avviati mediante un consolidato schema che declina il tema trattato in tre momenti (Vaso di Pandora, in cui si dà ai finalisti l’opportunità di condividere la loro esperienza; il Focus, un momento di riflessione affidato a un affermato e riconosciuto studioso; il Tavolo di lavoro, infine, che consiste in una discussione tra esperti in grado di coinvolgere il pubblico) per tre volte per le tre tipologie (Biblioteche, archivi e musei).

La seconda sessione è stata dedicata alle raccolte digitali, alla loro evoluzione nel tempoe a come queste entrino in contatto con i concetti di patrimonio, identità, narrazione, partecipazione. Su questo tema, Romalli ha dato il via al confronto con la partecipazione di Antonella Negri (Digital Library); Giulio Blasi (Horizons Unlimited SPA); Fabrizio Pedroni (Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali) e lo stesso Matteo Al Kalak che aveva tenuto il focus.

Nella terza sessione la discussione si è spostata sull’AI e con lo stesso schema si è indagato sulle potenzialità e i rischi dell’AI a contatto coi beni culturali. Dopo il focus di Damiano Orrù sulle nuove prospettive che questa invenzione giorno dopo giorno apre al mondo contemporaneo si è aperto il tavolo di confronto su Chi media chi? Il rischio della delega cieca condotto da Valacchi. Qui, hanno preso parte anche esponenti dell’AIB Campania Johanna Monti (UNIOR) e Giuseppe Vassallo protagonista dell’esperienza dei Monaci digitali.

Molto particolare è stata invece la sessione conclusiva, avviata dal direttore generale del Ministero della Cultura per la digitalizzazione e la comunicazione, Andrea De Pasquale che ha avuto modo, in quest’occasione, di raccontare quanto sul fronte del digitale il ministero sta per mettere in campo con la Digital Library e con la base dati di Ecomic.

La discussione finale è stata avviata proprio dalle risposte fornite all’ “IA messa sotto esame”, cioè dalle risposte che lo strumento presentato ha fornito a una serie di domande elaborate dagli studiosi convenuti su argomenti di storia e cultura talora molto vaghe, talora, invece, estremamente, specifiche. Ne hanno discusso, con posizioni diverse e coinvolgendo animatamente anche il pubblico Antimo Cesaro e Giulio Sodano (entrambi dell’Università Vanvitelli); il soprintendente Capone e due soci della Fondazione San Bonaventura, entrambi al momento cimentati su studi afferenti al tema, Fabio Brandi (UNICAS) e Daniele Ferraiuolo (UNIOR).

Da non tralasciare, infine, i partecipanti affezionati che da anni attendono questa manifestazione e vi arrivano con il loro carico di domande, idee e spunti di riflessione. Sono essi il sale dell’evento. Tutti gli operatori che di ogni livello e di ogni parte d’Italia, scelgono di venire a trascorrere due giorni nel complesso monumentale San Lorenzo Maggiore, nella consapevolezza che il dialogo e lo scambio è sempre un’addizione e mai una sottrazione. L’idea che un importante dirigente possa urtare (facendo SBAM) casualmente o volontariamente l’animatore di una piccola biblioteca di provincia e viceversa continua a reggere la kermesse. Perché è nella forza del dialogo, dello scambio, della contaminazione di idee, pratiche e soluzioni il vero carburante che fa camminare e correre la “militanza” degli operatori dei beni culturali, che si invocava nelle battute iniziali dell’evento.

Luca di Lello, luca.dilello@gmail.com