Buone pratiche estive: biblioteche & vacanze

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ci sono casi in cui le buone pratiche di costruzione di comunità non vanno in ferie, pur restando in vacanza. C’è un’esperienza di questo tipo che è arrivata alla sua IV edizione e la cui qualità è dovuta anche alla partecipazione di soci e simpatizzanti A.I.B nel ruolo di formatori. Si tratta della “Summer school amministratori” che si svolge in estate in un diverso borgo della provincia di Bergamo mettendo a valore decentramento e piccole comunità.

Narrare un progetto è una questione di rendicontazione, restituzione, talvolta disseminazione e in talune circostanze persino anche di testimonianza. E’ su quest’ultimo versante che si pone questo articolo. L’evento si è infatti ormai concluso (30-31 agosto 2025), ma il suo impegno di fertilizzare una terra di mezzo fra professionisti e amministratori / tecnici e volontari della politica perdura come obiettivo di buon governo. Lo sfondo amministrativo trova nelle convenzioni fra enti locali (si vedano l’art. 15 della L. 241/1990 e la L.R. n. 25/2016) accordi sartoriali di collaborazione per lo svolgimento di attività di comune interesse. A questo livello interstiziale si possono esprimere progetti trasversali di innovazione sociale e creatività, anche oltre i confini territoriali prestabiliti, coniugando l’ordine delle cose con sempre nuovi processi adattivi.

Con la Summer School, gli amministratori partecipanti e i loro bibliotecari si sono regalati delle “passeggiate inferenziali” in mondi possibili, quei mondi dove l’algoritmo non è ancora sufficientemente addestrato. Si tratta di quel complesso ecosistema dove si punta a creare uno stato di benessere fra le parti, cioè fra chi gestisce le policy locali e chi i servizi delle biblioteche.  

L’attività formativa in questo caso non arriva per caricare ulteriormente di lavoro gli operatori (scarseggiano i concorsi, ma non le proprietà intrinseche del settore), ma per promuovere un diverso stato di salute fra pubblici interni ed esterni. La formazione interattiva in presenza, coinvolgendo ruoli di vario tipo, ha permesso un maggiore dialogo fra le parti e un ascolto (almeno temporaneo) di interessi reciproci, percepiti  come rilevanti per il proprio campo d’azione.

Questo progetto usa un modello di apprendimento ibrido su vari versanti. Ne citiamo un paio. Su un versante c’è l’elaborazione di un mix fra bisogni degli stessi amministratori/decisori politici e i loro bibliotecari/assistenti alla cultura. Ragion per cui le parti si trovano in compresenza su un terreno equo di apprendimento. Rimane una cabina di regia (lasciata in carico alla biblioteca che funge da direzione organizzativa e al Comune ospitante), senza la quale i legami comunitari non si accendono. Su un altro versante, c’è una forma di accompagnamento a una literacy scalabile su temi tecnici. Lo scambio è multiprospettico e riguarda la diade fra decisore politico e professionista dell’informazione.

Quest’anno eravamo tutti a Lovere, un grazioso piccolo borgo che, dopo 20 anni di impegno culturale, è riuscito a superare il milione di presenze turistiche, offrendo alla biblioteca comunale e a quella di conservazione dell’Accademia Tadini nuove potenzialità sui servizi.

Il gruppo estivo della Summer School Amministratori rimane di piccole dimensioni. Varia dai 35 ai 60 partecipanti ogni anno, a seconda di varie circostanze, visto che si tiene in un fine settimana estivo. Eppure, anche dopo l’esperienza di questa edizione, mi piace recuperare un’espressione che ho appreso dal Gruppo Orobico Minerali (Sturla, Bergamo, 2020), e cioè che “la natura esprime il meglio nel suo piccolo”. Si creano le “condizioni perché i saperi possano essere condivisi, sostenuti da reti relazionali, esplicitati attraverso pratiche conversazionali. In una parola, si lavora a fare dell’organizzazione una comunità” (Rivoltella P.C., La Scala e il tempio, Franco Angeli, 2021, p. 47).

Nel corso degli anni l’evento ha visto bibliotecari esperti prendersi cura degli amministratori. E gli amministratori hanno apprezzato. Per le edizioni precedenti possiamo ringraziare, fra gli altri, Capano, Paiano, Parise, Rasetti, Agnoli, D’Ambrosio, Diozzi, Mantovi, Petrucci, Tancredi, Tortorici. Per l’edizione 2025 abbiamo avuto con noi, come rappresentante AIB, Squarcione, oltre all’archivista Spina.

Sul sito abbiamo indicato che l’idea è nata come azione “antifragile”, ritenuta essenziale fin dal lockdown (ci troviamo in provincia di Bergamo, dove questa memoria rimane presente). Lo stato di salute di biblioteche e archivi rimane ancora un fil rouge, che nel 2025 abbiamo legato alle potenzialità offerte dalla digitalizzazione e dall’IA generativa e non generativa.

Abbiamo parlato di Brain vision training con Giuseppina Porrino per imparare a gestire lo stress visivo dato da un’esposizione continua agli schermi tramite esercizi di percezione visiva e di stimolazione del pensiero laterale. Abbiamo svolto attività per lo sviluppo del pensiero critico su prompting, licenze open e modelli generativi AI con Maria Squarcione. Con Salvatore Spina, studioso di Digital History e metodologia digitale applicata alla ricerca storica, abbiamo valutato le opportunità d’uso della piattaforma Transkribus basata sull’AI. Con Vania Cavalli, interprete della lingua dei segni,  l’affondo è andato all’inclusione e su come sviluppare maggiore sensibilità e competenze verso le neurodivergenze anche nelle nostre biblioteche. L’etica della comunicazione pubblica è stata affrontata con l’intervento della vicedirettrice TGla7, Pina Debbi, ideatrice di una serie di 8 podcast dal titolo “L’era delle macchine: un viaggio nel futuro dell’intelligenza delle macchine”.

In tutto questo, abbiamo anche condiviso un tempo-vacanza, le passeggiate sul lungolago d’Iseo per godere del “borgo della luce” con chiacchierate semi-professionali fra bibliotecari, amministratori e volontari. Si tratta di narrazioni aperte e fors’anche rizomatiche (Deleuze, Guattari). E’ in particolare a Rivoltella a cui penso, quando nel riflettere su come vivere con stile, convalida quelle “narrazioni festive, che creano tempi in cui gioire e condividere, aprire allo sguardo dell’altro quanto creato, lavorare sulle meta-rappresentazioni che la festa restituisce a chi l’ha pensata, organizzata e l’ha riempita dei suoi contenuti” (Rivoltella, 2021, p. 161).  Su questa linea stiamo pensando all’edizione 2026.

Viviana Vitari