Negli ultimi due mesi sono arrivate due buone notizie, lungamente attese: l’approvazione della legge sulle professioni non ordinistiche, e l’iscrizione dell’AIB nell’elenco delle associazioni nazionali delle professioni non regolamentate. Un cammino durato alcuni anni, pieno di ostacoli, che ha richiesto un impegno non da poco per un’associazione come la nostra, con l’attenzione ai costanti cambiamenti dello scenario nazionale e internazionale, con la necessità di collaborare con altre associazioni ed enti, con i rapporti spesso difficili con l’amministrazione e con il mondo politico. Il lavoro di questi anni, forse oscuro alla maggior parte degli associati, ha prodotto un risultato molto importante. Gli effetti di questi due avvenimenti li potremo vedere nei prossimi mesi, perchè riguarderanno direttamente il regolamento di iscrizione, la formazione, la certificazione di quanto come associazione professionale saremo tenuti a garantire. Un salto di qualità, che è anche un un salto verso l’Europa. E proprio in questi giorni, con l’approssimarsi delle elezioni politiche, è nato l’appello “Ripartire dalla cultura”, cinque priorità e dieci obiettivi per chi si candida a governare l’Italia. Nel giro di un anno sono apparsi manifesti, documenti, discorsi, manifestazioni, sempre più numerosi e pressanti, per chiedere un impegno preciso verso la cultura e le professioni culturali. Tanti documenti importanti – dal “manifesto” del Sole 24 Ore al recentissimo “E-leggiamo” – che riflettono una sensibilità diffusa che inizia a farsi vedere, a farsi sentire. Fra questi “Ripartire dalla cultura” – che nasce dall’esperienza degli stati generali MAB – mette a fuoco problemi e proposte di soluzioni con molta chiarezza; non lascia spazio agli alibi e alla consueta abitudine dello scaricabarile che tanti danni ha provocato al nostro Paese, ai beni e alle attività culturali. La pratica della responsabilità è richiamata dai promotori, perché sottoscrivere questi impegni non è un atto privo di conseguenze: “Il nostro sostegno, durante e dopo la campagna elettorale, dipenderà dall’adesione ad essi e dalla loro realizzazione.”
È una dichiarazione di responsabilità condivisa: non si impegna solo il candidato, ma in primis le associazioni che hanno scritto il documento trovando un accordo tra le diverse proposte e sensibilità. Queste associazioni si sono impegnate a farlo conoscere, a farlo sottoscrivere, a farlo inserire nei programmi elettorali; e poi a farlo osservare, tradurre in pratica, verificarne l’attuazione e gli effetti. Quindi abbiamo davanti un altro lungo lavoro, impegnativo, forse oscuro; ma che potrà portare frutti se lo sapremo mettere nelle nostra agende personali, nelle attività locali, senza delegarlo e relegarlo ai “vertici” o metterlo in fondo a un cassetto.
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