Intervista di Lucia Antonelli a Daniela Imperi e a Barbara Occhigrossi della Biblioteca della Provincia di Roma
Quella che oggi è conosciuta con il nome di Biblioteca Istituzionale della Città metropolitana di Roma Capitale è stata istituita nel 1899 come Biblioteca della Provincia di Roma. Passando attraverso diversi cambi di denominazione, la Biblioteca ha avuto sede per lungo tempo presso Palazzo Valentini, alle spalle di Piazza Venezia; da qualche anno è invece situata presso il complesso di Villa Altieri, Palazzo della Cultura e della Memoria, nel centrale Rione romano dell’Esquilino. La specificità del patrimonio della Biblioteca riguarda la storia, l’arte, le tradizioni popolari e i costumi del territorio di Roma, della provincia e dello Stato Pontificio; sono inoltre conservati volumi e documenti che descrivono e ricostruiscono l’attività dell’Ente e dei comuni dell’area metropolitana, costituendo così, congiuntamente all’Archivio Storico, la memoria storico-istituzionale del territorio. La Biblioteca è molto attiva nell’ambito di competenza e offre servizi bibliografici e di reference a un bacino di utenza esteso e variegato. Tra le tante iniziative – peraltro non interrotte neppure durante il periodo della pandemia – nel 2022 la Biblioteca ha inaugurato la mostra dal titolo “La Biblioteca della Provincia di Roma. Dediche, ex dono, autografi di Presidenti e Consiglieri. 1870-1970”, da cui è stato poi realizzato il catalogo correlato, pubblicato nel giugno 2024. Ne parliamo con Daniela Imperi, Responsabile della Biblioteca e dell’Archivio storico e con la bibliotecaria Barbara Occhigrossi, curatrice, insieme all’archeologo Claudio Noviello, sia della mostra che del catalogo.
La scelta di organizzare una mostra sulle dediche, gli autografi e i volumi ex dono di Presidenti e Consiglieri provinciali appare come l’ideale combinazione delle due anime della biblioteca, quella istituzionale-amministrativa da un lato e quella di cultura storico-sociale dall’altro. In questo contesto e nell’ambito delle attività di valorizzazione del patrimonio custodito, com’è nata l’idea di partenza dell’iniziativa?
Durante una ricognizione catalografica e inventariale effettuata in modo capillare tra il 2017/2018 e il 2021, ci si è resi conto che circa 1/3 delle oltre 300 dediche manoscritte rinvenute inaspettatamente su alcuni esemplari avrebbero potuto essere relative ai Consiglieri e ai Presidenti che si alternarono al governo della Provincia di Roma tra il 1870 e il 1970 e oltre. Una scoperta che, se fosse stata confermata, non si sarebbe potuto né trascurare né confinare semplicemente a qualche riga nell’area delle note d’esemplare in Opac; così il personale, in modo unanime, incoraggiato anche dal rinvenimento di molte etichette ex dono, qualche timbro e perfino un ex libris, ha convenuto che sarebbe stato interessante, ma anche emozionante, rendere visibili e fruibili i segni che i padri fondatori dell’Ente lasciarono sui volumi della Biblioteca a testimonianza del loro passaggio. E quando in un gruppo sono contemporaneamente presenti passione, voglia di mettersi in gioco e senso delle istituzioni, allora si osa fare anche l’impossibile. Dalla scoperta, dunque, è scaturito l’entusiasmo; dall’entusiasmo è nata l’idea e dall’idea, nella condivisione e partecipazione di tutti, si è costruito il progetto della Mostra. (B.O.)
Come è stata strutturata la mostra?
La Mostra è stata organizzata in tre sezioni cronologiche distinte (età post-unitaria, 1870-1923; ventennio fascista, 1923-1943; dopoguerra, 1944-1979), corrispondenti a tre unità espositive, ciascuna delle quali caratterizzata visivamente da una colorazione specifica (blu, rossa e verde) e corredata di uno specifico pannello illustrativo, in cui sono ripercorse sinteticamente le vicende storico-amministrative della Provincia di Roma sin dalla sua istituzione (con una timeline cronologica con la sequenza dei vertici dell’Ente nei vari periodi storici). La trattazione dei singoli periodi è preceduta da un pannello introduttivo in cui si illustra lo scopo della Mostra e il significato della dedica di esemplare. La rassegna è completata da un quarto espositore contenente una selezione di timbri, ex libris e doni, che copre l’intero periodo preso in esame. All’interno delle quattro teche i libri sono aperti sulle dediche (o sugli altri contrassegni) e accompagnati da una scheda numerata con la trascrizione del testo e con le notizie sintetiche su dedicanti, dedicatari, possessori e provenienze. (B.O.)
Il catalogo di una mostra bibliografica può offrire l’occasione per ulteriori approfondimenti. Quali sono, nello specifico, i contenuti aggiuntivi di questo catalogo rispetto a quelli della mostra?
Oltre ai contributi già presentati nel corso della giornata inaugurale del 10 maggio 2022, sul catalogo sono stati aggiunti, ampliati e perfezionati, anche quelli frutto di approfondimento e studio da parte di tutti coloro che, all’interno della Biblioteca, hanno partecipato attivamente al progetto di ricerca storico-bibliografica e all’allestimento della Mostra. È presente un’analisi che prende in considerazione le testimonianze fotografiche utilizzate che ragiona anche sul senso di un archivio fotografico in una biblioteca istituzionale e specializzata sulla storia del territorio come la nostra; non manca una ricerca condotta presso l’Archivio Storico dell’Ente per ricostruire la storia della Biblioteca; è presente anche uno scritto che rende note le motivazioni e le scelte – maturate in seno al gruppo di lavoro – che sono alla base dell’iniziativa. Inoltre, un contributo spiega le motivazioni e le caratteristiche del database “Archivio possessori” che ha permesso agli operatori di inserire i dati d’esemplare e di avere il quadro completo sulle testimonianze rinvenute. Infine, alcune illustrazioni pittoriche rendono con poesia un ambiente lavorativo, creativo e produttivo, nel quale non ci si annoia mai. (B.O.)
Nel catalogo è presente un capitolo dedicato al Database dell’archivio possessori della biblioteca. In conseguenza di quali esigenze informative è stato realizzato il database e, soprattutto, quali sono le sue funzionalità anche nella prospettiva di possibili sviluppi futuri?
La ricognizione ha restituito circa 750 segni di esemplare, tra dediche, ex libris, ex dono, timbri e note manoscritte. Per organizzare il cospicuo numero delle testimonianze rinvenute, e comunque al di là della doverosa segnalazione della notizia a catalogo, per poter avere un’idea del cosa, del quanto e del chi, si è dovuto pensare a un database nel quale registrare contemporaneamente i dati d’opera e di esemplare, suddividere i contrassegni per tipologia, annotare ogni elemento (dalle caratteristiche fisiche alle provenienze) e rendere possibile ogni tipo di ricerca, soprattutto quella a dati incrociati. A far da guida (talora nell’oscurità), sono stati gli archivi possessori on-line della Biblioteca Marciana, della Biblioteca Nazionale di Napoli e dell’Archiginnasio di Bologna. E così, durante il lockdown, la sottoscritta si è confrontata con il collega archeologo Claudio Noviello, tra le altre cose esperto di Access, per mettere a punto uno strumento di lavoro facile per l’inserimento dei dati e snello per la ricerca. Come questo database si evolverà in futuro ancora non lo sappiamo, sicuramente le sue funzionalità (ricerca incrociata su dati d’opera e di esemplare, nonché su tutto ciò che riguarda le caratteristiche, la tipologia e la provenienza dei contrassegni) sono solide, ma è necessario riflettere su molte questioni e valutare anche le realtà on-line già esistenti. (B.O.)
La mostra e il catalogo rappresentano, in un’ottica MAB, un tipico esempio di attività svolta in sinergia tra diverse figure professionali orientate al raggiungimento di obiettivi condivisi. In che modo si è esplicitata questa collaborazione?
La struttura e l’organizzazione della mostra e del catalogo tendono a porre in evidenza l’importanza di un progetto complessivo e organico realizzato da un team di figure professionali anche per riaffermare la mission istituzionale che sin dalla sua costituzione ha connotato l’attività e le funzioni proprie della Biblioteca luogo di lettura, studio e cultura: conservare e valorizzare il proprio patrimonio bibliografico per renderlo disponibile ai cittadini di Roma e del territorio metropolitano. Questa iniziativa è stata svolta attraverso una sinergia di compiti e attività mirati e dedicati agli aspetti e tematiche del progetto, che hanno consentito alle diverse professionalità di intervenire in modo efficace e in costante comunicazione reciproca pur nelle diverse articolazioni dei singoli ambiti: la ricerca bibliografica, archivistica e storica, la selezione dei dati, la connessione con l’aspetto archeologico, la redazione dei testi e della parte iconografica e fotografica, l’allestimento della mostra, la cura della comunicazione, promozione e pubblicizzazione, il procedimento amministrativo. Si tratta di una modalità di lavoro svolta in ambito MAB che trasmette e rafforza la capacità di lavorare in team delle figure presenti a Villa Altieri, sede della Biblioteca già dal recupero e restauro funzionale della Villa, avvenuto tra il 2010 e 2015, essa stessa progetto di integrazione e interazione dei diversi istituti presenti: la Biblioteca Istituzionale appunto, l’Archivio Storico dell’Ente, (la Città metropolitana di Roma, ex Provincia di Roma) e il museo archeologico. Pertanto, fin dall’originaria sistemazione della Villa e dei diversi istituti ivi collocati, le figure professionali specializzate e operanti nei rispettivi ambiti, non solo hanno collaborato, ma hanno utilizzato il metodo sinergico nello sviluppo dei servizi e delle attività, proponendo di conseguenza iniziative, mostre, convegni, incontri, visite guidate, tenendo presente in modo chiaro l’identità di questo luogo restituito alla fruizione del pubblico per far conoscere e valorizzare il raro e pregevole patrimonio bibliografico, archivistico, storico artistico e archeologico. (D.I.)
A questo proposito, in un recente contributo, Anna Manfron ha osservato che, in riferimento alle mostre in biblioteca, è fondamentale “unire il personale attorno a un progetto e valorizzarne le competenze; produrre nuovi contenuti, affermare la capacità degli istituti bibliotecari, in quanto mediatori di prossimità, di contribuire alla circolazione delle idee e delle conoscenze. Dunque, mostre come parte integrante dei servizi offerti dalla biblioteca intesa come luogo del sapere, della conoscenza e della sua mediazione verso le persone e quindi senz’altro parte integrante dell’attività professionale del bibliotecario” (Anna Manfron, recensione a: Exposer en bibliothèque. Enjeux, méthodes, diffusion, sous la direction d’Emmanuèle Payen. Villeurbanne: Enssib, 2022, TECA, XIX, 8/2023). Tutto questo appare perfettamente applicabile alle attività legate alla vostra mostra e al catalogo, il cui carattere evidentemente “corale” è testimonianza concreta di una collaborazione tutt’altro che improvvisata e di una più che lucida consapevolezza del ruolo istituzionale e professionale svolto. Cosa potete consigliare, da un punto di vista pratico, ai colleghi che si cimentano nella progettazione di una mostra in biblioteca?
Come si diceva a proposito del lavoro in ottica MAB, il metodo di sinergia e la massima comunicazione interna hanno dato qualità al carattere corale al catalogo e alla mostra. Certamente tutte le figure professionali della Biblioteca hanno offerto il loro contributo in modo sistematico e continuo. Ma, fondamentale per la riuscita dell’iniziativa con il livello che ci si era prefissi di attuare, è risultata la consapevolezza, in tutti coloro che hanno operato, dell’importanza del significato del lavoro comune: restituire agli utenti un’idea più profonda della biblioteca partendo dalla realtà del suo patrimonio costitutivo che le ha dato identità non solo come luogo di cultura, ma anche come luogo di riferimento di un ‘istituzione’, oltre che delle comunità locali del territorio provinciale. Tale consapevolezza ha dunque costituito una motivazione essenziale poiché tutti gli operatori sono stati coscienti che dalla riuscita della mostra e del catalogo dipendeva l’immagine e la collocazione della Biblioteca all’interno dei luoghi di lettura e studio della città. Il consiglio per un lavoro corale è quindi non solo quello classico di lavorare insieme valorizzando i diversi contributi di ognuno, ma anche essere certi delle profonde finalità del progetto che tutti gli operatori sono chiamati a porre in essere. In conclusione, mi sembra opportuno richiamare una sintesi che ritengo adatta a descrivere l’esperienza che si è realizzata in Biblioteca: lavorare in team significa coltivare “la creatività del personale della biblioteca creando un clima favorevole alla costruzione di soluzioni concretamente innovative, coinvolgendo chi solitamente apprende le idee di sviluppo del progetto come scelte date, ponendoci l’obiettivo di contrastare processi che tendono nella quotidianità a livellare i talenti e a cancellare le soggettività” (Barbara Mantovi, Come pianificare in team le attività e i servizi della Biblioteca. Milano: Editrice Bibliografica, 2019, p.25). (D.I.)

Daniela Imperi

Barbara Occhigrossi
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