Il 5 novembre scorso il Consiglio Superiore per i beni culturali ha approvato un piano straordinario di interventi – pari a 6.602.820 euro – in favore delle biblioteche pubbliche statali. Il primo obiettivo è il risanamento della Biblioteca dei Girolamini, assurta a esempio negativo non solo fra le biblioteche ma biasimata da giornali e televisioni di mezzo mondo (ultima segnalazione, la puntata “Ladri d’Italia” del programma “Telepatia” dell’8 novembre). Le altre biblioteche interessate sono: Universitaria di Pisa, Nazionale Centrale di Roma, Nazionale Centrale di Firenze, Marciana di Venezia, Reale di Torino, Nazionale Universitaria di Torino, Nazionale Vittorio Emanuele II di Napoli, Universitaria di Napoli, Universitaria di Pavia, Statale di Lucca, Nazionale di Cosenza, Braidense di Milano, Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma, Vallicelliana di Roma, la Casanatense di Roma, Universitaria Alessandrina di Roma, Universitaria di Sassari e Universitaria di Genova. Una notizia importante, considerata la sciagurata abitudine di impoverire il settore culturale. Seconda notizia: il MiBAC in data 8 ottobre comunica che – grazie al parere favorevole dell’Agenzia del Demanio – la Biblioteca Universitaria di Pisa (chiusa da 5 mesi) potrà utilizzare provvisoriamente una parte del Palazzo San Matteo, nel centro storico della città, per poter fornire i principali servizi al pubblico. Terza notizia positiva: il 27 novembre il MiBAC ha convocato una Giornata di consultazione pubblica su “Servizi al pubblico e luoghi statali della cultura: forme di gestione e di erogazione dei servizi”. L’intento è “approfondire le problematiche relative alle procedure per la selezione dei concessionari dei servizi di accoglienza al pubblico dei siti culturali di pertinenza di questo Ministero, anche alla luce dei contenziosi intervenuti, delle pronunce del Giudice amministrativo, nonché delle interlocuzioni dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici”.
Tre notizie positive, a cui vorremmo poter aggiungere l’agognata approvazione parlamentare (giunta al terzo passaggio alla Camera) del riconoscimento delle associazioni professionali. Però ecco che arrivano a raggelarci la situazione delle biblioteche provinciali e delle biblioteche scolastiche; i problemi legati alla spending review (D.L. 6 luglio 2012, n. 95), la sparizione di biblioteche comunali dall’elenco dei centri di costo, e infine l’Agenda Digitale presentata dal Governo in cui le biblioteche sono bellamente assenti. Sembra difficile riuscire a promuovere lo sviluppo del Paese se si costruisce e si distrugge nello stesso tempo. Speriamo che gli Stati Generali portino a un cambiamento nella giusta direzione.
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