Nei mesi estivi generalmente si rallentano i ritmi delle attività ordinarie, la foga comunicativa digitale si stempera (salvo AIB-CUR), e il tempo ritrovato permette di leggere, rileggere o scoprire pagine sconosciute o dimenticate, spesso sorprendentemente attuali.
Ecco tre brevi esempi. Prima lettura. “Ma che proprio noi si debba sempre rimanere all’ultimo posto fra le nazioni civili? E che si debba proprio essere gli ultimi ad abbandonare il concetto di una cultura aulica, riserbata a pochi privilegiati specialisti? e che si debba sempre essere sul piano della “conservazione” (conservazione in biblioteche e musei di un patrimonio artistico e culturale che ci limitiamo unicamente a chiamare “millenario”) e mai su quello del progresso e del servizio? che si debba sempre preferire che il libro venga mangiato dai topi o distrutto dalle bombe anzichè sciupato dai lettori? che la “democrazia” italiana debba essere sempre in funzione “antidemocratica”? Indubbiamente l’istituzione di una biblioteca (e chiamiamola “pubblica” o di “cultura”, anzichè popolare) non è che il primo passo. Perchè la biblioteca va fatta funzionare, e deve farsi essa promotrice di attività e di cultura, deve essa cercare e andare al pubblico, non aspettare che il pubblico vada a lei. Deve diventare cioè un “centro” di cultura vero e proprio, con attività varie dalla conferenza alla proiezione di documentari cinematografici e di veri e propri film, alle gite a zone interessanti della regione, alle visite ai musei, alle gallerie, alle fabbriche, ecc. E qui l’iniziativa privata, nel caso specifico l’iniziativa del bibliotecario, può largamente sopperire l’iniziativa di Enti (quali la Federazione delle Biblioteche popolari, le Sovraintendenze bibliografiche, ecc.) per la creazione di buoni bibliotecari. (La cultura popolare, luglio 1950): un articolo tratto dal notiziario dell’Unione italiana della cultura popolare, che espone le funzioni “social” della biblioteca e di integrazione fra musei archivi e biblioteche, ben prima che diventassero argomenti diffusi.
Seconda lettura. “Fu così che nel 1938, nella sede principale della biblioteca pubblica di New York, nella Fifth Avenue, William Willis, di professione marinaio e ‘cercatore’ attraverso lo yoga, passò al setaccio le informazioni che poteva trovare sull’Isola del Diavolo, e considerò molto seriamente l’idea di imbarcarsi per il Sud America in cerca di un detenuto che conosceva solo per nome, un liberè sepolto vivo in un paese delle dimensioni dell’Indiana” (T. R. Pearson, Seaworthy. Adrift with WIlliam Willis in the Golden Age of Rafting, Three Rivers Press 2006 epub): la storia della vita avventurosa di William WIllis, marinaio e navigatore solitario, che utilizza le biblioteche pubbliche per conoscere e imparare di volta in volta ciò che gli serve (long life learning nella pratica quotidiana).
Terza lettura. “Il quattordicesimo giorno di luglio dell’anno di Nostro Signore Duemila e sette l’Ufficio Mondiale Brevetti, di Londra – Mosca – Bonn – Johannesburg – Sidney – Washington D.C., concesse il Brevetto numero 0923-BW-456.785.321.637900A per il periodo prescritto di novantanove anni. (…) Dopo quarantuno processi, infinite riunioni, innumerevoli collassi di dirigenti increduli e ancor più innumerevoli licenziamenti di legali aziendali l’industria capitolò e iniziò a pagare i diritti alla Clayton & Jennings Enterprises. Entrambi, nel momento in cui scrivo, sono incredibilmente ricchi, anche detraendo le tasse”. (Daniel A. Arlington, Patent rights, 1974; Diritto di brevetto, in “Urania”, 16/3/1980): un breve ed efficacissimo racconto che affronta la questione della brevettabilità.
Tre brani tratti da letture “datate” che aiutano a riconsiderare il nostro punto di vista e ci invitano a esplorare le biblioteche al di fuori di urgenze e percorsi di lettura abituali.
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