Una scelta da evitare (o da giustificare)
In occasione delle tornate elettorali dell’8-9 giugno (Europee e Amministrative) e del 17-18 novembre (Regionali Emilia-Romagna) 2024 alcune biblioteche di ente locale sono state adibite a sede di seggio, e pertanto chiuse al pubblico per alcuni giorni. In ambito emiliano-romagnolo, la sezione regionale di AIB ha rilevato almeno i casi dei comuni di Sala Bolognese e Granarolo dell’Emilia, nell’area metropolitana di Bologna, ma anche solo una rapida ricerca in rete restituisce risultati relativi di altri Comuni e Regioni, come San Paolo (Brescia) e Arbus (Sud Sardegna, anche nel febbraio 2024). Esempi precedenti sono quelli delle biblioteche Enzo Tortora di Roma e comunale di Sedrina (Bergamo) nel 2018. Si tratta, per ora, di situazioni residuali, che potrebbero però diffondersi.
Una recente circolare del Ministero dell’Interno, la n. 4/2021, contestuale alla pandemia da Covid-19, esorta i Prefetti a «sensibilizzare» i Sindaci sulla necessità di individuare sedi elettorali alternative a quelle scolastiche, principalmente nell’ottica di interrompere il meno possibile l’attività didattica «attese anche le gravi problematiche esistenti nelle scuole a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19». Questo documento è il prodotto di un gruppo di lavoro istituito della ministra Lamorgese e costituito da rappresentanti del Ministero dell’Istruzione, dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e dell’Unione delle province d’Italia (Upi) (<https://www.interno.gov.it/it/notizie/seggi-elettorali-indicazioni-individuare-sedi-alternative-scuole>, ultima consultazione per tutte la pagine citate 09/11/2024). La ratio della circolare – ridurre il disagio per ragazze e ragazzi già duramente provati dalla DAD e dalle restrizioni sociali derivanti dalla pandemia – è naturalmente condivisibile, e non solo relativamente a quel frangente. I servizi pubblici di istruzione costituiscono livello essenziale e la loro interruzione deve essere ritenuta straordinaria. Tra i possibili luoghi alternativi alle scuole sono indicati: «Uffici comunali e sale consiliari; biblioteche [corsivo nostro] e sale di lettura; palestre e altri impianti sportivi, comprese palestre scolastiche, qualora la loro utilizzazione non impedisca l’attività didattica; centri e impianti polifunzionali; circoli ricreativi e sportivi; locali dopolavoristici; spazi espositivi e fieristici; ludoteche; ambulatori e altre strutture non più a uso sanitario; spazi non più adibiti a mercati coperti». L’inserimento delle biblioteche in questo elenco è in palese contraddizione con il decreto-legge n. 146 del 2015, convertito nello stesso anno nella legge n. 182, che ha integrato le biblioteche e gli altri luoghi della cultura fra i servizi pubblici essenziali, dei quali fa parte, appunto, la scuola stessa. Se da un lato è doveroso ricordare che le circolari ministeriali sono fonti gerarchicamente inferiori a decreti-legge e leggi, dall’altro la segnalazione delle biblioteche, e non, per esempio, degli archivi e dei musei, ribadisce la difficoltà non solo nel recepimento giuridico della loro importanza ed ‘essenzialità’ da parte delle istituzioni, nazionali e locali, ma anche nell’accoglimento della biblioteca fra gli ‘istituti e luoghi della cultura’.
Sempre nel 2021 è stato poi attribuito un incentivo economico «ai comuni che individuano sedi alternative agli edifici scolastici da destinare al funzionamento dei seggi elettorali», inserito nell’articolo 23-bis del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, convertito dalla legge 21 maggio 2021, n. 69, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19. Il 15 settembre 2021 il Ministero dell’Interno comunicava che erano 117 i Comuni che avevano richiesto il contributo previsto dal Fondo di 2 milioni di euro (<https://www.interno.gov.it/it/notizie/117-comuni-seggi-elettorali-sedi-alternative-edifici-scolastici>). Sempre la pagina del Ministero dichiarava che «nella maggior parte dei casi sono state individuate come sedi alternative, palestre comunali, strutture polivalenti e uffici municipali dismessi». Nell’elenco dei Comuni (<https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-09/elenco_comuni_seggi_fuori_scuole.pdf>) non figura peraltro nessuno di quelli che abbiamo segnalato.
Come per le scuole, così anche per le biblioteche pubbliche l’utilizzo come sede elettorale, con la conseguente interruzione di pubblico servizio anche per svariati giorni (più di quelli solitamente riservati ai seggi nelle scuole), dovrebbe avere carattere del tutto straordinario e, come tale, essere puntualmente giustificato dalle amministrazioni locali con il dettaglio delle motivazioni che esplicitino l’assenza di tutte quelle alternative riportate anche nella circolare ministeriale. Le scarne e generiche premesse dei decreti sindacali visionati (per esempio <https://www.comune.sala-bolognese.bo.it/sites/default/files/uploads/decreto_30_2024_chiusura_biblio_per_seggi_novembre.pdf>), talvolta addirittura assenti e sostituiti da semplici comunicazioni, danno invece per acquisito che «la biblioteca comunale […] è sede di seggio elettorale» e citano, come fonte normativa, l’articolo 50 comma 7 del Decreto Legislativo. n. 267/2000 (Testo unico degli enti locali), che attribuisce al Sindaco la facoltà ordinaria di coordinare e riorganizzare gli orari dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici in base alle esigenze degli utenti, non di chiudere i servizi stessi. L’articolo 54 comma 6 del medesimo Decreto aggiunge che il Sindaco può modificare gli orari dei servizi pubblici «in casi di emergenza, connessi con il traffico o con l’inquinamento atmosferico o acustico, ovvero quando a causa di circostanze straordinarie si verifichino particolari necessità dell’utenza o per motivi di sicurezza urbana [corsivi nostri]». La chiusura di una biblioteca per elezioni deve pertanto, come nel caso delle scuole, essere equiparata a quella per cause di forza maggiore (gravi eventi atmosferici, manutenzione straordinaria ecc.) e, come per il personale scolastico (insegnanti e ATA), i giorni di chiusura devono essere assimilati a servizio regolarmente reso, senza obbligare, come purtroppo è successo e succede, il personale bibliotecario (interno ed esterno) a chiedere ferie.
Federico Olmi
Biblioteca Scandellara-Mirella Bartolotti del Comune di Bologna
Consigliere CER-AIB Emilia-Romagna
Immagine: “Zigzag” di Silvia Franchini




