Ricordo di Maria Sicco

Qualche settimana fa Maria Sicco ci ha lasciato. L’ho conosciuta all’Iccu (anzi allora si chiamava ancora Centro Nazionale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le informazioni bibliografiche) nel 1974, dove svolsi alcuni mesi di servizio volontario. Di Maria mi colpì subito la vivacità, testimoniata dalla inconfondibile voce e dal suo tono squillante, che risuonava nei corridoi del Centro. Ebbi immediatamente la sensazione che fosse una persona alla quale mi potevo rivolgere per cercare di chiarire i molti dubbi che mi si presentavano sul lavoro. E sicuramente fu lei, insieme a Silvana Verdini e Lucio Mugnoli, ad aiutarmi nei miei primi passi da bibliotecario. L’iniziale impressione di vivacità si trasformò presto in stima professionale e simpatia umana, che si sarebbero accresciute negli anni. Maria è stata infatti una persona competente nel suo lavoro, prodiga e generosa verso i colleghi, soprattutto i più giovani, con i quali – penso di poterlo affermare – si è sempre trovata pienamente a suo agio. Un altro aspetto infatti che ha caratterizzato la sua personalità è stato quello di dimostrare sempre molti meno anni di quelli denunciati dall’anagrafe e questo coinvolgeva non solo il carattere, ma anche l’aspetto fisico. Qualche anno dopo mi ritrovai ad essere suo collega in quello che era nel frattempo diventato uno degli Istituti Centrali del neonato Ministero per i beni culturali. E la sua presenza nel settore retrospettivo fu senz’altro una delle ragioni che mi convinsero a chiedere ad Angela Vinay di essere assegnato a quell’ufficio, che di lì a pochi anni avrebbe diretto con gentilezza, ma anche con fermezza. Si avviò così un periodo di collaborazione che sarebbe durato quasi tredici anni, cominciato con la redazione degli ultimi volumi del Primo catalogo collettivo delle biblioteche italiane, che Angela Vinay opportunamente decise di interrompere, e proseguito con la indimenticabile avventura del Censimento delle edizioni italiane del Cinquecento, poi divenuto Edit16. Devo molto sul piano professionale e umano a Maria. Ho già scritto che lavorare con lei era in qualche modo assaporare una sorta di “douceur de vivre”. Persino le interminabili discussioni su questioni catalografiche e organizzative con un gruppo di colleghe e colleghi, sia dell’Iccu che di altre biblioteche, che sarebbero potute alla lunga diventare noiose, grazie alla sua prorompente vivacità e anche al suo humor, potevano risultare divertenti. La sua padronanza dell’inglese era poi un sostegno ineliminabile per tradurre testi come l’ISBD(A) o il Manuale per il rilevamento dell’impronta. Anche le vivaci discussioni intorno alle modalità di informatizzazione del Censimento non si traducevano in scontri o litigi, grazie alla sua abilità nel mantenere rapporti rispettosi con tutti e nello sdrammatizzare i conflitti. Ma Maria Sicco era anche una persona capace di essere decisa, sincera e schietta fino alla durezza, quando necessario. Un episodio è diventato famoso. Di fronte ad uno degli architetti che si vantava di essere uno degli autori del progetto della Biblioteca Nazionale di Roma, della quale sperimentavamo quotidianamente le lacune e le inadeguatezze, Maria non riuscì a trattenersi e proruppe, con la sua proverbiale voce squillante: “Lei è uno dei responsabili del progetto? Allora sa cosa le dico: si butti dalla finestra!”. Negli ultimi anni, dopo che le strade professionali si erano separate, ci siamo un po’ persi di vista. Ma sapevo che continuava a dirigere con grande maestria il Laboratorio per la bibliografia retrospettiva e poi la Biblioteca Universitaria di Napoli, dal 1992 al 1995, guadagnandosi sempre stima e affetto di colleghe e colleghi. Ho avuto occasione di rivederla per festeggiare il suo novantesimo compleanno, proprio pochi giorni prima che se ne andasse. E’ stata molto di più che una collega. Tra i ricordi più cari che ho di lei, c’è un delizioso disegno/collage raffigurante una gattina, fatto da lei, dono per la nascita di mia figlia, che conserverò sempre.

Lorenzo Baldacchini