Teatro e teatri della Campania: prima presentazione del volume postumo di Franco Mancini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il 4 dicembre, presso l’Archivio di Stato di Salerno, si è tenuta la prima presentazione del libro di Franco Mancini, I teatri della Campania. Avellino e Salerno: Avellino e Salerno, vol. IV, a cura di Elio Coppola e Maria Rascaglia. Napoli: Società Napoletana di Storia Patria, 2023. Protagonisti del volume (articolato in cinque tomi di cui questo è il primo edito) sono i teatri campani nelle cui vicende storiche di inserisce lo sviluppo dell’attività teatrale e della società a loro contemporanea.

Dopo i saluti del direttore dell’Archivio, Salvatore Amato, introduce Renata De Lorenzo, presidente della Società Napoletana di Storia Patria che riflettendo sul rapporto che sussiste tra luoghi e teatri, sottolinea come esso sia un binomio in grado di rappresentare la società italiana non solo nelle grandi metropoli ma anche nei piccoli centri. In merito al volume R. De Lorenzo sottolinea come gli spazi dedicati ai teatri sono stati oggetto di studio e, attraverso un’accurata analisi scientifica, si è giunti alla delineazione di un percorso culturale molto accurato, all’interno del quale la sociologia del teatro si amalgama, congiungendosi con le vicende storiche dei luoghi della socialità.

R. Di Lorenzo passa poi la parola a Maria Senatore Polisetti del Laboratorio Alphanvs del DISPAC che mette in evidenza aspetti più tecnici. Gli studi effettuati hanno dato origine all’elaborazione di schede descrittive molto efficaci in quanto permettono di usufruire di una chiara fotografia. Dalla lettura delle schede, dirette ed esaustive, si evincono dati importanti e diverse curiosità: molto interessante l’aspetto legato all’autore del progetto e alla tipologia di teatro, oltre che i vari dati relativi agli spazi. Interessante la scelta di inserire la data e lo spettacolo di inaugurazione in grado di riportarci indietro nel tempo, a stretto contatto con la cultura e la società dell’epoca.  Alla luce dell’interdisciplinarità del volume, e rispetto ad alcuni progetti seguiti negli anni passati (digitalizzazione del teatro Viviani, creazione del DB dell’Archivio Savioli con Giovanni Di Domenico, Antonia Lezza e Marina Mecheri) M. Senatore sottolinea l’opportunità di creare un database ufficiale dei Teatri Italiani, di ieri e di oggi, con il fine di mettere a disposizione una mappatura storica nazionale finalmente esaustiva. Dopo un breve excursus sulle basi dati più accreditate, Senatore fornisce un dato sulla situazione salernitana in cui è evidente la scelta di demolire i teatri in “disuso” anziché modificare la destinazione d’uso. La scelta può essere variamente interpretata e in una città stretta tra terra e mare probabilmente si tratta di interventi puramente urbanistici ma, una riflessione su questo punto va fatta. Fondamentale è la realizzazione di una griglia di informazioni specifiche per avere una visione chiara dell’assetto degli immobili, della funzionalità e infine della scelta di demolire.

Dopo un breve intervento di R. De Lorenzo, prende la parola il prof. Pasquale Iaccio, con un’indagine diacronica che ha messo in evidenza i punti peculiari degli spazi teatrali dall’antichità fino ai giorni nostri, sottolineando i cambiamenti che hanno coinvolto le strutture teatrali. Riflettendo sul rapporto che sussiste tra luoghi e teatri, ha sottolineato come esso sia un binomio in grado di riflettere lo status culturale e sociale di un paese questo perché oltre l’edificio, lo scheletro del teatro, c’è molto di più. Lo dimostra questo volume che è un libro aperto nel quale si parte dall’età ellenistica per arrivare ad oggi e, grazie al lavoro effettuato dai curatori è possibile ricostruire un importante pezzo della storia della cultura italiana del Novecento, secolo delle tre rivoluzioni: segno, suono e immagini (rispettivamente linotype, musica incisa e visione a video). P. Iaccio traccia alcuni filoni di genere che vedono teatro e cinema protagonisti, Caruso al Metropolitan di New York; Hitchcock dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore; Miseria e Nobiltà come esempio di opere teatrali registrate per la televisione; la fortuna postuma di Totò. Un percorso di ibridazione e mescolamento che vede Mario Mattioli dirigere Miseria e Nobiltà per il cinema con tecniche totalmente teatrali. Gli esempi potrebbero continuare. Iaccio conclude con i complimenti ai curatori che hanno dato origine all’elaborazione di un volume molto efficace e di facile consultazione.

Commentando positivamente quanto ascoltato R. De Lorenzo chiede a Maria Rascaglia di intervenire. La curatrice ringrazia quanti sono intervenuti e tira le fila del discorso con una breve premessa sulle modalità di impiego degli appunti e delle schede prodotte da Franco Mancini che da diversi anni pensava ad una pubblicazione organizzata e un censimento dei teatri campani come già aveva fatto per i teatri del Veneto. Architetto, scenografo e studioso di scenografia, la sua attività di scenografo teatrale si è svolta prevalentemente a Napoli con numerosissimi spettacoli per le compagnie di Eduardo De Filippo: il Teatro di Eduardo e la Scarpettiana al Teatro San Ferdinando. Per il cinema Mancini ha lavorato in La Sfida di Francesco Rosi, L’Isola di Arturo di Damiano Damiani, Lo sgarro di Silvio Siano,  I due della Legione di Lucio Fulci. Come studioso di Storia della Scenografia si è occupato prima di Napoli, pubblicando in “Napoli Nobilissima” una serie di articoli poi raccolti in un volume, divenendo uno fra gli studiosi di scenografia più apprezzati in Italia.

L’evento si conclude con un applauso ai curatori e i ringraziamenti finali di R. De Lorenzo e del Direttore dell’Archivio.

Francesca Cerrato

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