In ricordo di Lalla Sotgiu

Lo scorso 19 febbraio è mancata Maria Carla (Lalla) Cavagnis Sotgiu. Da Giovanna Merola riceviamo e volentieri pubblichiamo questo ricordo.

I  tanti, affettuosi messaggi arrivati dopo la scomparsa di Lalla da parte della comunità bibliotecaria costituiscono una bella testimonianza della stima e dell’amicizia che la circondavano e il loro concordare su alcuni aspetti del suo carattere rafforzano e si affiancano ai miei ricordi, alle molte avventure e amicizie che abbiamo condiviso nel tempo.

Le abbiamo condivise dagli anni di università, dove siamo entrate nello stesso anno, il 1958 e nella stessa facoltà, quella di Scienze Politiche della Sapienza e da allora le abbiamo ovviamente ampliate, conservate, coltivate, frequentate insieme.

Gli impegni di lavoro si sono invece diversificati nel tempo: nelle biblioteche siamo entrate in due momenti diversi, prima io, poi lei qualche anno dopo con il concorso del 1968, e lei scelse di andare a Sassari perché suo marito lavorava lì. Ma questa scelta si rivelò felice, per quanto mi risulta. In quel momento era direttore della Biblioteca universitaria un piemontese colto e raffinato come Giuseppe Dondi, che presto lasciò nelle mani di Lalla la Biblioteca. Quella di Sassari fu per lei una esperienza fortunata, riuscì ad aumentare la considerazione verso quella struttura da parte del mondo universitario al quale con il suo stile elegante, la sua intelligenza, il suo savoir faire, questa giovane direttrice si confaceva. Ma al tempo stesso costruì con il personale un rapporto solido, rilanciando con iniziative e progetti una biblioteca forse un po’ sonnecchiante e assicurandosi in tal modo stima e consenso. Accanto a lei sono cresciute le nuove leve che con le varie leggi straordinarie andarono a rinforzare l’organico della biblioteca e si formarono sotto la sua guida: si sono create così anche delle solide amicizie che ancora oggi hanno voluto testimoniarne il loro dolore alla notizia della sua morte.

Una borsa di perfezionamento del British Council le permise di lavorare a Londra per un anno e costituì una nuova occasione per consolidare e ampliare la sua professionalità: fu inserita nella biblioteca dell’Imperial College, una istituzione di ricerca di livello nazionale e quindi potette approfondire metodologie di lavoro e di ricerca in un ambiente avanzato quale era l’organizzazione delle biblioteche inglesi.

Tornata in Italia, lasciò la Sardegna per l’Istituto centrale del catalogo unico, e fu lì che ci ritrovammo insieme,  impegnate al fianco di Angela Vinay. Che dire ancora di quella mitica stagione più volte ricordata, nella quale si avviò un po’ alla volta, faticosamente ma con grandi soddisfazioni, la storia di SBN.  E in compagnia di colleghi diventati amici- come ha giustamente scritto Alberto Petrucciani- lavorando con spirito di condivisione di finalità e in modo disinteressato, animati da entusiasmo e passione professionale, quindi motivati e leali.

Infine, vinto il concorso per la dirigenza, Lalla assunse la direzione della Discoteca di stato, difficile anche se professionalmente remunerativa: difficile perché si trattava di materiali poco studiati, di una struttura con caratteristiche nazionali ma dalla collocazione un po’ incerta, abbastanza isolata nella sua specificità. Occorreva rompere questo isolamento e Lalla lo fece, stabilendo rapporti di collaborazione con i mondi  e le strutture che si occupavano del suono, della sua catalogazione, della conservazione dei materiali; con i professionisti della musica, con i quali poteva rapportarsi anche per il suo interesse  e la sua cultura in campo musicale; con le proposte e le possibilità aperte da programmi e progetti internazionali, che si caratterizzavano per sperimentazione e innovazione, occasioni che furono prontamente colte da lei anche per merito della sua apertura e della sua fantasia.

E poi l’impegno nell’AIB, dove Lalla, come altri,  perseguì attivamente un’idea comune della politica e dell’associazione, aperta, innovatrice:  fu Vicepresidente dal 1981 al  1985, al fianco di Luigi Crocetti; a lui la univano la visione della professione e la vicinanza ai giovani colleghi, con i quali generosamente condivideva esperienze e progetti, dalla forte attenzione alle esigenze dell’utente, alla cooperazione internazionale, all’organizzazione dei servizi: tutto ciò sostenuto da un grande entusiasmo e tenacia, anche se a volte  poteva apparire un po’ ” ruvida”.  Ha rappresentato l’AIB nel board di EBLIDA tra il 2007 e il 2009, fra gli altri ambiti associativi in cui si è impegnata, e l’ AIB è stata sempre per lei il riferimento principale: così le relazioni umane costruite nel contesto “aibino” sono rimaste solide nel tempo, manifestamente dimostrative di stima, affetto e simpatia.

Negli ultimi anni la malattia che l’aveva colpita l’aveva tristemente isolata da affetti e interessi. Desidero ricordarla allegra, battagliera e attiva fino a quando le è stato possibile.

Giovanna Merola