Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Il collasso delle tre autorità nell’ecosistema della scienza contemporanea
Il dibattito contemporaneo sulla produzione e sulla circolazione della conoscenza scientifica si trova oggi a fare i conti con una profonda trasformazione delle istituzioni accademiche, le quali non operano più soltanto come luoghi neutrali di diffusione dei risultati, ma come vere e proprie infrastrutture normative in grado di determinare la legittimità del discorso pubblico. In questo mutato panorama, i confini tra la creazione del sapere, la sua validazione editoriale e la sua diffusione fisica tendono a farsi porosi, generando frizioni inedite tra la libertà di espressione del ricercatore e i dispositivi di controllo delle società scientifiche.
Un caso di straordinaria gravità, consumatosi durante il congresso annuale dell’American Diabetes Association (ADA) svoltosi a New Orleans dal 5 all’8 giugno 2026, offre un modello empirico perfetto per analizzare queste tensioni istituzionali. Ne stanno parlando ovunque nei quotidiani e nei giornali scientifici statunitensi.
Cinque scienziati di rilievo internazionale sono stati allontanati coattivamente dal Congresso Internazionale sul Diabete da parte della sicurezza locale e della polizia federale, su richiesta degli organizzatori del Congresso ADA. Tra di essi figurava il professor Steven E. Kahn, una delle figure più autorevoli della diabetologia mondiale, docente all’Università di Washington e, paradosso centrale della vicenda, Editor-in-Chief della stessa rivista ufficiale dell’associazione, Diabetes Care. La motivazione formale dell’allontanamento, trincerata dietro una presunta violazione del codice di condotta logistico del convegno, nascondeva in realtà una precisa volontà politica. I ricercatori stavano infatti distribuendo con discrezione 1000 copie cartacee dell’editoriale scientifico regolarmente accettato, sottoposto a revisione tra pari e già stabilizzato e pubblicato sul circuito digitale della rivista ufficiale.
L’episodio ha messo in rilievo le tre forme di autorità che storicamente garantiscono l’autonomia e la stabilità della scienza moderna. In primo luogo, viene colpita l’autorità epistemica, fondata sul valore intrinseco della ricerca e sul riconoscimento accademico dei singoli studiosi. Kahn, insignito l’anno precedente della Banting Medal for Scientific Achievement – la massima onorificenza alla carriera conferita dall’ADA –, rappresenta il cuore pulsante della legittimità scientifica della comunità diabetologica. In secondo luogo, viene esautorata l’autorità editoriale, che si esprime nei meccanismi di selezione, validazione e fissazione del discorso scientifico attraverso i canali ufficiali della saggistica peer-reviewed. Infine, l’autorità istituzionale, esercitata dalle dirigenze delle società scientifiche nella gestione degli spazi fisici e simbolici di interazione accademica, si è posta in aperto contrasto con le prime due.
Il paradosso strutturale che emerge da questa vicenda è di fondamentale importanza per chi si occupa di politiche dell’informazione. L’istituzione scientifica ha validato e diffuso un testo critico attraverso i propri canali digitali ufficiali, riconoscendone il valore accademico, ma ha utilizzato la forza pubblica per impedirne la reintroduzione materiale nello spazio del congresso. Questa frattura dimostra che il controllo non si esercita più soltanto sulla legittimità astratta del contenuto o sul blocco preventivo della pubblicazione, ma sulle modalità e sulle traiettorie fisiche attraverso cui il dissenso può essere reimmesso nel contesto della comunità di riferimento. Quando l’autorità istituzionale decide di reprimere le funzioni editoriali ed epistemiche per opportunismo o timore di ritorsioni economiche da parte dei finanziatori governativi, lo spazio del congresso si trasforma da luogo di libero confronto a contesto regolamentato da logiche puramente politico-amministrative.
L’effetto più insidioso di queste dinamiche non colpisce gli scienziati già affermati, i quali godono di una relativa protezione e di una visibilità internazionale che garantisce loro una forte solidarietà accademica e giornalistica. Il vero rischio sistemico si scarica sui giovani ricercatori e sulle figure precarie della scienza, spinti a una forma di autocensura preventiva. Ricevere segnali istituzionali ambigui e assistere all’espulsione violenta dei massimi esponenti della propria disciplina induce le nuove generazioni di studiosi a non partecipare al dibattito pubblico e ad evitare la produzione di opinioni scientificamente fondate ma potenzialmente sgradite al potere politico, nel timore di vedere compromesso il proprio avanzamento di carriera o l’accesso ai fondi di ricerca.
Lo smantellamento economico e burocratico della ricerca scientifica
Per comprendere le ragioni che hanno spinto i vertici dell’American Diabetes Association a una reazione così drastica, è necessario esaminare il contenuto dell’editoriale contestato, firmato da Kahn insieme ad altri importanti studiosi. Il testo, intitolato significativamente “Misguided Brushes of a Pen Continue to Dismantle and Destroy Biomedical Research in the United States“, non si presentava come un contributo marginale o estraneo al perimetro della disciplina, ma affrontava direttamente le condizioni strutturali ed economiche che rendono possibile la produzione stessa della conoscenza medica. Gli autori denunciavano con forza le derive pseudoscientifiche e le tesi complottiste diffuse da alcuni funzionari governativi, ma il nucleo più allarmante del documento era costituito da un’analisi dettagliata dello smantellamento finanziario della ricerca biomedica statunitense, supportata dai dati dell’Associazione delle Università Americane e della piattaforma NIH RePORTER.
L’analisi metteva a nudo una manovra centralizzata volta a ridurre drasticamente l’indipendenza della scienza attraverso il blocco dei flussi di finanziamento. La proposta di bilancio presidenziale per l’anno successivo prevedeva infatti un taglio lineare netto di 5 miliardi di dollari ai National Institutes of Health (NIH), accompagnato dalla chiusura strategica di istituti storici come il National Institute on Minority Health and Health Disparities e il Fogarty International Center, pilastro fondamentale della cooperazione scientifica internazionale. A questa contrazione delle risorse si univa un blocco amministrativo senza precedenti: i bandi ufficiali mirati a colmare i gap di ricerca, noti come Notices of Funding Opportunities, venivano centralizzati e drasticamente ridotti dall’ufficio del Direttore dell’NIH, e capo ad interim del Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Jay Bhattacharya passando dai 787 dell’anno precedente a sole 84 emissioni nei primi tredici mesi del mandato presidenziale. Secondo il NewYorkTimes la reazione immediata di Jay Bhattacharya alla contestazione e al conseguente allontanamento del Dr. Steven Kahn è stata quella di annullare la propria partecipazione e non presentarsi a parlare all’influente conferenza scientifica dell’American Diabetes Association (ADA) a New Orleans. Al suo posto ha parlato il Dr. Richard Woychik, consigliere senior del NIH, che ha presentato la strategia “Make America Healthy Again” (MAHA) davanti a una platea di scienziati decisamente scettica.
Questo soffocamento burocratico ha prodotto un crollo immediato dell’assegnazione dei grant sul campo, con una riduzione del 54% delle risorse reali destinate ai laboratori e un crollo del 66% del numero di progetti effettivamente finanziati. Una simile paralisi transdisciplinare non colpisce una singola linea di ricerca, ma spezza la continuità dei trial clinici multicentrici a lungo termine e dei grandi consorzi internazionali. Campi fondamentali come lo studio dei biomarcatori per l’Alzheimer, i protocolli avanzati di immunoterapia oncologica e il tracciamento delle mutazioni virologiche richiedono decenni di stabilità finanziaria e non possono sopravvivere a interruzioni repentine senza vanificare investimenti colossali e anni di lavoro.
L’estromissione di Kahn e dei suoi colleghi si colloca proprio in questo contesto di fortissima tensione. La scelta del CEO dell’ADA di ricorrere alla forza pubblica è stata dettata dal panico di fronte alla contemporanea presenza al congresso dei nuovi vertici dell’NIH, nominati direttamente dall’amministrazione politica alla fine del 2024. Per accogliere con tutti gli onori l’ente erogatore dei finanziamenti e per evitare che la linea ideologica del governo venisse apertamente contestata davanti alla comunità dei diabetologi, l’associazione ha scelto di sacrificare l’indipendenza dei propri scienziati, preferendo l’allineamento con il potere politico al dovere di tutelare lo spazio critico della discussione accademica.
Sulla di MedPage Today è presente un video che mostra Aaron Kelly, professore all’Università del Minnesota, spinto con la forza da un agente e gli addetti alla sicurezza che strappano fisicamente le copie stampate degli editoriali dalle mani di Steven Kahn. Ai ricercatori è stato detto che sarebbero stati arrestati per violazione di domicilio se fossero rientrati nell’edificio e i loro badge per la conferenza sono stati confiscati.
La neutralizzazione dell’indipendenza scientifica e la fine del Peer Review nei progetti
L’episodio di New Orleans non può essere considerato un fatto isolato o una semplice controversia regolamentare, ma deve essere letto come l’effetto diretto di una precisa cornice normativa definita da due provvedimenti federali emanati a ridosso del congresso, esplicitamente orientati a neutralizzare l’indipendenza della scienza e della funzione pubblica. Il primo di questi dispositivi è l’Executive Order denominato “Schedule Policy/Career, il quale ha ridefinito radicalmente lo status giuridico di circa ottomila alti funzionari e scienziati federali. Figure chiave come epidemiologi, tossicologi ed esperti di salute pubblica sono stati trasformati da funzionari protetti dallo Stato a lavoratori precari d’ufficio, licenziabili in qualsiasi momento senza giusta causa, senza motivazione formale e senza alcuna possibilità di appello. Dietro la retorica populista dello smantellamento di un presunto apparato burocratico occulto, l’effetto pratico di questo ordine esecutivo è l’eliminazione totale della tutela legale per coloro che gestiscono e sovrintendono alle commissioni di valutazione della ricerca scientifica. Un funzionario pubblico che si trovi ad approvare il finanziamento di un progetto di ricerca i cui risultati scientifici contrastino con la linea ideologica o economica della Casa Bianca può essere rimosso istantaneamente dal proprio incarico. Ciò instaura un clima di sottomissione e di fedeltà politica obbligatoria all’interno delle agenzie sanitarie, distruggendo la necessaria terzietà dell’amministrazione della scienza.
Il secondo provvedimento, emanato dall’Office of Management and Budget sotto forma di una monumentale riforma burocratica delle procedure di assegnazione dei grant federali, introduce l’obbligo di un’approvazione preventiva da parte di un funzionario di nomina squisitamente politica per ogni singolo finanziamento discrezionale, prima della sua formale attribuzione. Attraverso questo dispositivo, il tradizionale sistema del peer review – la valutazione tra pari basata esclusivamente sul merito metodologico e sul valore scientifico dei progetti – viene privato di qualsiasi potere deliberativo e degradato a un ruolo puramente consultivo. La scelta finale su quali ricerche finanziare e quali laboratori tenere in vita viene così sottratta alla comunità scientifica e subordinata al visto di conformità ideologica dei funzionari di governo.
La pericolosa sinergia tra questi due provvedimenti cancella le fondamenta della libertà di ricerca. La sottomissione burocratica trasforma i canali di finanziamento in strumenti di sanzione o di ricompensa politica, realizzando una transizione epocale in cui, per usare le parole dell’ex direttore dell’NIH Francis Collins, la mescolanza tra politica e scienza produce come unico risultato l’annullamento della scienza stessa e la perdita di ogni conoscenza oggettiva. Lo spazio accademico cessa di essere un luogo di discussione aperta e trasparente e si trasforma in un apparato burocratico in cui la convenienza politica prevale sulla ricerca della verità scientifica.
Questo drastico cambio di paradigma produce un impatto preoccupante anche sul contesto europeo e di conseguenza italiano, proprio per via dell’intrinseca interconnessione e transnazionalità della scienza contemporanea. La contrazione delle risorse statunitensi e il congelamento dei programmi internazionali interrompono i canali di co-patrocinio transatlantici, lasciando i laboratori europei e gli istituti di cura italiani improvvisamente privi dei finanziamenti diretti precedentemente erogati tramite i Foreign Grants dell’NIH. Inoltre, il controllo politico sui flussi di dati epidemiologici, ambientali e virologici americani rischia di oscurare o censurare informazioni vitali per la sicurezza sanitaria globale, qualora i risultati delle ricerche contrastino con gli interessi geopolitici di Washington.
Immediata la reazione della Società Italiana di Diabetologia (SID) che attraverso un comunicato ufficiale diffuso il 9 giugno 2026 ha sollevato una critica concettuale cruciale: all’interno di un evento di tale prestigio, un ricercatore non può essere considerato un mero ospite logistico, ma si trova, per definizione, “a casa”. Pur non entrando nel merito delle dinamiche politiche interne statunitensi o della gestione privatistica degli spazi congressuali, la SID esprimendo piena solidarietà a Steven Kahn e ai colleghi allontanati, ha ribadito che la libertà di ricerca e di espressione sono condizioni costitutive e insostituibili del progresso, e che il confronto critico è l’unico meccanismo attraverso cui la scienza biomedica corregge sé stessa e serve i pazienti.
Il focus biblioteconomico: l’assalto alla National Library of Medicine e a PubMed
Per la comunità dei bibliotecari, dei documentalisti e degli specialisti delle politiche dell’informazione scientifica, l’aspetto più allarmante delle misure denunciate nell’editoriale di Kahn risiede nell’attacco frontale alle infrastrutture pubbliche della conoscenza, e in particolare ai tagli preventivati per la National Library of Medicine (NLM). La NLM non può essere considerata semplicemente una prestigiosa istituzione storica di conservazione documentaria o una biblioteca nazionale confinata entro i confini statunitensi. Essa rappresenta l’infrastruttura tecnologica e informativa centrale per la democratizzazione del sapere medico a livello planetario, garantendo l’accesso universale e gratuito a strumenti quotidiani di aggiornamento per professionisti sanitari, ricercatori e cittadini di ogni paese. Essa gestisce, indicizza e mantiene piattaforme fondamentali come PubMed, le quali costituiscono il pilastro dell’ecosistema dell’open access e della medicina basata sulle evidenze. Ridurre il budget di questa istituzione e sottoporre i suoi processi gestionali a una governance di nomina politica significa mettere a repentaglio la neutralità e l’indipendenza dei criteri di indicizzazione della letteratura biomedica mondiale. Quando i meccanismi di accesso alla conoscenza scientifica vengono privati della loro autonomia finanziaria e tecnica, la sostenibilità economica e l’aggiornamento tecnologico delle piattaforme pubbliche vengono irrimediabilmente compromessi, intaccando il diritto alla salute attraverso la degradazione del diritto all’informazione scientifica validata.
Un rischio altrettanto grave tocca la stabilità e lo sviluppo dei vocabolari controllati, come il MeSH (Medical Subject Headings), sviluppati e mantenuti dalla NLM. Questi strumenti di metadatazione semantica costituiscono l’infrastruttura logica indispensabile per il recupero dell’informazione di qualità, rappresentando il principale baluardo documentario contro la proliferazione dell’infodemia, delle fake news e delle pseudoscienze nel campo della salute pubblica. Se i processi di creazione e gestione dei metadati vengono ridimensionati o subordinati a filtri ideologici, l’intera architettura della ricerca medica mondiale subisce una distorsione pericolosa, compromettendo la reperibilità delle fonti e la verificabilità dei dati e soprattutto minando la democrazia dell’organizzazione della conoscenza.
Dal punto di vista dell’analisi documentaria, il ridimensionamento della National Library of Medicine ha ricadute dirette sul lavoro quotidiano dei professionisti dell’informazione e dei medici europei. Il deterioramento dei processi di metadatazione su banche dati universali rischia di rendere invisibili o difficilmente rintracciabili a livello globale le ricerche prodotte in Europa su temi politicamente sensibili oltreoceano. Questo meccanismo altera l’integrità della letteratura medica mondiale e viola il diritto comunitario a un’informazione scientifica libera, neutrale e indipendente da condizionamenti geopolitici esteri.
La censura contemporanea ha smesso di esprimersi esclusivamente attraverso forme grossolane e visibili come il rogo dei libri o il divieto formal di stampa. Essa agisce oggi in modo infinitamente più sottile, invisibile e letale, operando attraverso il controllo delle infrastrutture digitali di accesso, la riduzione del personale tecnico specializzato nella creazione dei metadati e la subordinazione degli algoritmi di ricerca a restrizioni economiche o a filtri ideologici. Si tratta di una vera e propria censura informativa ed economica che non elimina il documento, ma ne distrugge l’infrastruttura di reperibilità, rendendo il dissenso scientifico di fatto invisibile all’interno dello spazio pubblico globale.
Conclusioni: l’ecologia dell’informazione e il dovere della non-compiacenza
Quando un’associazione scientifica di rilievo internazionale decide di ricorrere alla forza pubblica per sequestrare un editoriale pubblicato sui propri canali ufficiali, la linea d’ombra della sottomissione burocratica è già stata ampiamente superata. La condotta dei vertici dell’American Diabetes Association dimostra empiricamente come il timore del contraccolpo politico e la necessità di preservare i rapporti economici con gli apparati di governo possano spingere le istituzioni accademiche all’allineamento e alla complicità attiva con i dispositivi di censura. Questo fenomeno mette in luce la fragilità delle nostre infrastrutture della conoscenza di fronte alle pressioni ideologiche e populiste che investono le società contemporanee.
Per il Gruppo di Studio sulle Politiche dell’Informazione dell’Associazione Italiana Biblioteche, impegnato nella difesa della libertà intellettuale, del libero accesso alla conoscenza e della trasparenza democratica, i fatti di New Orleans non possono essere archiviati come una cronaca momentanea o locale d’oltreoceano. Le trasformazioni burocratiche che precarizzano il lavoro degli scienziati, la sottomissione del sistema del peer review al visto politico e l’attacco frontale a infrastrutture globali come la National Library of Medicine e PubMed rappresentano una minaccia diretta per la salute, la sicurezza e la libertà informativa di ogni cittadino anche al di fuori del Stati Uniti.
La comunità dei bibliotecari e dei professionisti dell’informazione ha il dovere di sviluppare una profonda consapevolezza riguardo a queste nuove forme di censura infrastrutturale. Come ricordato nell’appello finale lanciato da Steven Kahn dalle colonne della rivista Diabetes Care, la comunità scientifica e professionale non può più permettersi il lusso della compiacenza o del silenzio di fronte a questi processi di dissoluzione informativa.
È compito primario dei bibliotecari che si occupano di ricerca denunciare i meccanismi di selezione e controllo burocratico dell’informazione accademica, operando attivamente affinché la circolazione del dissenso scientifico resti libera, garantita e accessibile a livello globale. Soltanto attraverso una strenua difesa dell’indipendenza delle infrastrutture informative e una costante vigilanza contro le interferenze istituzionali sarà possibile preservare la qualità delle condizioni democratiche che rendono possibile il progresso della conoscenza e la tutela della salute pubblica.
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Antonella De Robbio
Coordinatore del Gruppo di Studio AIB sulle Politiche dell’Informazione



