Koha: l’open source per la gestione dei servizi di biblioteca

Il 25 maggio 2012 a Roma presso la American University of Rome (AUR) si è svolto un workshop dal titolo: “Koha:  l’Open Source per la gestione dei servizi di biblioteca”. L’occasione è stata favorita dall’inaugurazione del nuovo OPAC
dell’Università ospitante. Le relazioni sono state tenute da Paolo Bizzarri, Paola Manoni e Stefano Bargioni, che hanno maturato esperienze dirette su Koha, il software scelto dalla American University of Rome.
Al seminario sono intervenute oltre 60 persone, la maggior parte provenienti da Roma, e diverse con provenienza da altre città, tra cui Perugia, Assisi e Firenze.
Il seminario ha affrontato i seguenti temi:

  • L’open source, Koha e la migrazione dati nel progetto AUR (P. Bizzarri)
  • Il framework di catalogazione MARC in Koha e la sua gestione (P. Manoni)
  • La personalizzazione di Koha e la migrazione dei dati da un sistema commerciale (S. Bargioni).

Nella prima relazione, Paolo Bizzarri ha spiegato le ragioni e il significato dell’Open Source in biblioteca, la nascita di Koha e la sua evoluzione, la migrazione da Koha 2 a Koha 3 che ha realizzato per l’AUR.
In una rapida panoramica storica sul software open source, Paolo Bizzarri ha ricordato che si tratta di un modello diverso di business basato sul servizio piuttosto che sui diritti di royalty, e di tipo “human labour” piuttosto che “capital intensive”. Con l’open source, il guadagno può provenire da servizi di supporto e manutenzione, comprendendo anche lo sviluppo per esigenze particolari. Può provenire da servizi didattici, specie in caso di applicativi complessi, che
possono richiedere corsi di apprendimento. Può giungere da sponsorizzazioni, dato che un’azienda che sostiene economicamente lo sviluppo esercita diritti pubblicitari sul software. E infine lo sviluppatore può ricevere donazioni
libere a titolo di ringraziamento e incoraggiamento. Koha nasce nel settembre 1999 in Nuova Zelanda da un comune progetto tra Horowhenua Library Trust e la società Katipo, col quale si voleva superare il problema del vecchio gestionale esposto al famoso bug di inizio millennio “y2k”.
Koha – termine che nel linguaggio Mahori esprime un dono dato dalla comunità all’individuo – è il frutto di un lavoro coordinato e condiviso fra library manager e library information science e ha un successo immediato: nel 2000 gli viene assegnato il “3M Award for Innovation in Libraries” e cattura l’attenzione di molte biblioteche nel mondo.
La diffusione di Koha nel mondo
A maggio 2012, la diffusione di Koha è la seguente (fonte http://www.librarytechnology.org):

Nel Mondo 1605
In U.S.A. 978
Europa
Francia 133
Gran Bretagna 25
Spagna 15
Germania 13
Italia 10

Le maggiori biblioteche sono suddivise nelle seguenti tipologie:

Consorzi25

Pubbliche 723
Accademiche 324
Scolastiche 263
Teologiche 98

Il passaggio da Koha 2.2 a Koha 3.4.5 all’AUR ha richiesto un’analisi approfondita dei dati catalografici (26400 record MARC21), la costruzione di authority records in formato minimo, non richiesti dalla versione precedente, la sistemazione dei dati di copie, soprattutto degli item type, la ricostruzione dei tag 008 ove mancanti. È stato fatto ricorso a utilities software quali MarcEdit e script Perl. La soluzione hardware scelta è stata quella di un server fisico
DELL PowerEdge T310, con processore Intel Xeon Quad core, 13 Gb RAM, 2 Hard Disk di 500 Gb. in RAID 1. Questo server ospita, tra l’altro, la macchina virtuale di Koha: 40 Gb HD, 2.5 Gb RAM, Ubuntu 11.04 server.
Il catalogo dell’AUR si trova all’indirizzo http://www.galileo.aur.it.
L’intervento di Paola Manoni, che ha maturato la propria esperienza su Koha nell’ambito della collaborazione prestata per la configurazione del catalogo del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, ha preso in esame le caratteristiche funzionali dell’applicativo Koha per la gestione del formato dei dati bibliografici e di autorità: MARC21 / UNIMARC.
È stata presentata l’architettura d’insieme (figura 2), la definizione dei template per l’inserimento di dati secondo
fattispecie documentaria ma soprattutto è stato analizzato l’impiego del formato per la gestione della ricerca come, ad
esempio, i filtri per tipologia di materiale, l’uso dei codici nei campi a lunghezza fissa (per esempio, sulla natura dei contenuti) che possono stabilire, se opportunamente parametrati nel sistema, restrizioni e faccette multidimensionali.
Nella gestione del contesto MARC è stato esplicitato il funzionamento della griglia per l’aggiornamento del formato, la modifica dei campi esistenti, la scelta dei dati da prendere in conto nella catalogazione derivata via protocollo Z39.50.
Va fatto notare che nel copy cataloguing (figura 3), Koha vanta un metodo potente e fortemente configurabile, che consente di raggiungere una elevata produttività, osservata anche da fornitori di servizi di catalogazione.
È stato infine ampiamente commentato lo sviluppo FRBR in Koha, secondo mappatura MARC, con particolare  riferimento a quanto realizzato nel catalogo delle Athens County Public Libraries (Ohio) e all’esperimento del National Center for Highperformance Computing Library, Taiwan (presentato a IFLA 2011 da N. Chang). Nel primo caso si tratta di uno sviluppo in grado di raggruppare le edizioni di diverse manifestazioni di un’opera. Nel secondo caso, sono stati interamente gestiti, in CMARC (Chinese Marc), i livelli funzionali (opera, espressione, manifestazione, esemplare) mostrandone le relazioni e collegandoli al contesto delle entità dei nomi e dei soggetti (persona, ente, concetto, oggetto, evento, luogo).
Stefano Bargioni ha presentato le varie fasi decisionali e le problematiche di un progetto di migrazione da un ILS commerciale a Koha realizzato totalmente con forze interne alla propria istituzione. Ha anche presentato alcune tecniche di migliorie introdotte in Koha, approfondendo le metodologie che si possono adottare per apportare modifiche estetiche o funzionali, anche profonde, a Koha. Alla Pontificia Università della Santa Croce, il progetto di
migrazione è stato impostato in modo da coinvolgere l’intero staff sin dall’inizio, sia per la comprensione approfondita
dello strumento, sia per valutarne il grado di accettazione, abbattendo in tal modo anche il tempo di apprendimento.
Koha ha dimostrato di essere particolarmente user-friendly, non solo grazie all’interfaccia web, ma anche alla logica  delle schermate di catalogazione, circolazione, gestione seriali, ecc. Si presenta così, anche per la mancanza di costi di
licenza, come particolarmente adatto in ambiti didattici. Lungo i circa 7 mesi di lavoro, pianificati sotto i vari aspetti, sono state affrontate – ricorrendo a software scritto appositamente – gli adattamenti dei dati di copia, la trasformazione delle cross-reference in record di autorità, la migrazione dei dati di circolazione, ecc. Speciale attenzione è stata posta nella conservazione dei numeri di sistema dei record bibliografici, in modo che fossero rispettati i legami interni dei campi 773 e 774 del MARC21 e per disporre della possibilità di confrontare i record tra il precedente ILS e Koha.
Nei mesi successivi alla migrazione sono state introdotte piccole correzioni, modifiche e aggiunte. È stata migliorata la visualizzazione dei dati di copia nell’OPAC, compresi link alle piantine della biblioteca, sono stati introdotti link per il
passaggio da OPAC a interfaccia di catalogazione e viceversa. Infine è stato introdotto il metodo di ricerca per  scorrimento di liste ordinate, spesso denominato browse (figura 4). Questo metodo, presentato anche alla Conferenza
Internazionale KohaCon12, ricorre al motore di indicizzazione Solr, che in futuro Koha adotterà al posto di Zebra. Il catalogo della Pontificia Università della Santa Croce si trova all’indirizzo http://catalogo.pusc.it.

paolobiz@gmail.com
bargioni@pusc.it
manoni@vatlib.it