Il 3 febbraio nella biblioteca di Ponte San Pietro (BG) si è svolto il convegno Bussola delle biblioteche: professionalità, professionalità professionalità! Il convegno, coordinato da Marco Locatelli, coordinatore del Sistema bibliotecario Area Nord Ovest della provincia di Bergamo, e diviso in due sessioni, ha visto al centro il tema della formazione rivolta ai bibliotecari. Graditissimo l’invito a cui il CER di AIB Lombardia ha subito risposto proponendo un intervento a tre voci dal titolo: Rimanere al passo: l’importanza di investire nella formazione professionale.
Un intervento a piramide rovesciata quello curato da tre membri del CER lombardo Cristina Gioia, presidente della sezione Lombardia, Roberta Moro, vice presidente e delegata alla formazione e Marco Giuseppe Palladino tesoriere della sezione e organizzatore di corsi di formazione. Il primo contributo di Cristina Gioia inizia ponendo interessanti spunti di riflessione e allo stesso tempo una provocazione (citando Anna Maria Tammaro) su come la figura del bibliotecario venga percepita oggi e su quali background si celino dietro a tale figura; qual è dunque la differenza tra un “impiegato” che sta in biblioteca e un “bibliotecario professionista”? Il pubblico che entra in una biblioteca fa fatica a percepire questa differenza, spiega Cristina Gioia, e ha scarsa comprensione di cosa faccia il bibliotecario e di quali siano le sue responsabilità e le sue competenze. Nell’immaginario comune, infatti, si continua a qualificare come bibliotecari coloro che lavorano fisicamente in biblioteca, senza alcuna considerazione rispetto alla professionalità costruita attraverso studi specialistici o anni di servizio. La stessa figura del bibliotecario è difficile da inquadrare perché, sotto questo termine, si celano figure professionali eterogenee e dai background più disparati: bibliotecari entrati senza formazione specifica che hanno imparato il mestiere sul campo; oppure bibliotecari con formazione accademica specifica, che fanno fatica a trovare lavoro in biblioteca o che, ad esempio, sono occupati in modo precario in cooperative.
In Italia, quindi, abbiamo un grosso problema: alla professione corrisponde un’immagine spesso di basso livello e la situazione appare tenuta in scacco dalla difficoltà di correlare in modo adeguato la professionalitá, la formazione e le competenze. Un valido supporto viene dal Quadro europeo delle qualifiche e dai titoli per l’apprendimento permanente (EQF – European Qualification Framework), uno schema di riferimento che aiuta a tradurre le qualifiche e i livelli di apprendimento dei diversi paesi e a partire dai quali gli stati europei dovrebbero ridefinire i propri sistemi di istruzione e formazione, in modo da collegare i sistemi nazionali di riferimento e l’EQF. In riferimento al Quadro europeo delle qualifiche l’attività del bibliotecario è classificabile a Livello 6 e 7 EQF, a seconda del grado di complessità, specializzazione e responsabilità delle attività svolte. Le possibilità formative oggi possono essere classificate come:
formali: quando esse si attuano nel sistema di formazione pubblico e nelle università; vi sono compresi tutti quei percorsi formativi che conducono a ottenere un titolo riconosciuto (diploma, laurea, dottorato e master);
non formali: si intendono quei percorsi educativi e formativi che portano a conseguire un titolo che attesta una specifica formazione (come, ad esempio, i corsi AIB); è il tipo di apprendimento che caratterizza soprattutto la formazione continua;
informali: sono i percorsi maggiormente diffusi tra i bibliotecari e comprendono tutti quegli apprendimenti e conoscenze non strutturate che si acquisiscono in modo più o meno spontaneo e naturale lavorando per un certo numero di anni in biblioteca, nello svolgimento delle proprie “mansioni”. È fondamentale, però, sottolineare che il solo fatto di aver svolto delle mansioni non è sufficiente a garantire che si siano apprese delle competenze, che vanno in ogni caso documentate e accreditate, ricorda la presidente Cristina Gioia.
In conclusione per essere un bibliotecario oggi occorrono conoscenze (fondamenti di biblioteconomia; norme nazionali ed internazionali, linee guida di organizzazioni del settore come IFLA, UNESCO, AIB ed EBLIDA relative alle diverse attività del bibliotecario), abilità: sono la capacità di applicare le conoscenze alle specifiche attività; competenze: sono le capacità di sintesi tra conoscenze e abilità nello specifico contesto, avendo come riferimento lo scopo delle biblioteche (promuovere l’accesso alla conoscenza, all’informazione, alla lettura e favorire la creazione di nuova conoscenza da parte della comunità di riferimento) e il codice deontologico della professione.
L’intervento di Marco Giuseppe Palladino entra nello specifico ambito della formazione e analizza due ambiti in particolare: da un lato la gestione dell’informazione che il bibliotecario è tenuto a portare avanti in prima linea; dall’altro la necessità di costruire per il bibliotecario un portfolio delle competenze e un percorso formativo mirato e in continuo aggiornamento.
Nel contesto odierno, l’informazione è una realtà in continua evoluzione. Si manifesta attraverso mutamenti incessanti e un costante accumulo di nuove metodologie. Questa trasformazione non riguarda solo i contenuti, ma anche le modalità con cui l’informazione viene creata, gestita e fruita. In un panorama così dinamico, il bibliotecario, come professionista dell’informazione, deve necessariamente adattarsi, evolvere e affinare le proprie competenze per rimanere al passo con i tempi, queste sono le prime sfide lanciate da Marco Palladino con il suo intervento.
Se l’informazione è in continuo mutamento, lo deve essere anche la nostra professione e la nostra professionalità. Ma come si può perseguire un aggiornamento efficace? La risposta non sta nel seguire indiscriminatamente tutti i corsi disponibili, ma nel compiere una scelta oculata e mirata. In Italia esistono diversi enti che offrono corsi di formazione per bibliotecari e professionisti dell’informazione. Tra questi si annoverano le università, il MiC, le cooperative, l’ANCI, e l’AIB. La semplice partecipazione a un evento formativo non sempre è garanzia di acquisizione di conoscenze e abilità. Per questo motivo, è necessario riflettere sull’importanza della verifica delle competenze apprese.
Un’attestazione di partecipazione può essere utile, ma è auspicabile che la formazione includa anche una valutazione, sia essa sotto forma di test, esercitazioni pratiche o progetti. Questo approccio non solo certifica il livello di preparazione raggiunto, ma offre anche una maggiore consapevolezza del proprio percorso di crescita professionale. La Legge n. 4/2013 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate” rappresenta una pietra miliare per le professioni non organizzate in ordini o collegi, fornendo un quadro normativo volto a valorizzare le competenze e la trasparenza di chi opera in questi ambiti. Essa stabilisce principi di autodisciplina, trasparenza e qualificazione, promuovendo l’adozione di standard condivisi attraverso norme tecniche elaborate da enti come UNI (Ente Italiano di Normazione).
Palladino conclude il suo intervento affermando che il bibliotecario, in quanto professionista dell’informazione, deve affrontare una sfida continua: adattarsi e crescere in un contesto in costante trasformazione. Questo richiede una combinazione di aggiornamento continuo, analisi dei bisogni formativi e pianificazione strategica delle attività di formazione. La capacità di autoanalisi e l’utilizzo di strumenti come il portfolio delle competenze possono fare la differenza, garantendo un percorso di crescita efficace e mirato. Allo stesso tempo, la collaborazione con enti formativi qualificati e l’attenzione alla certificazione delle competenze apprese rappresentano elementi fondamentali per consolidare il proprio ruolo e la propria professionalità in un settore in continua evoluzione.
Roberta Moro si addentra col suo intervento nel mondo della formazione AIB e illustra brevemente come avviene praticamente la proposta formativa all’interno di una sezione regionale dell’Associazione Italiana Biblioteche. All’interno del Comitato esecutivo regionale (CER) di AIB il tema della formazione è una delle principali aree su cui i membri eletti della sezione devono concentrarsi, non soltanto perché i corsi di formazione alimentano economicamente la sezione stessa ma perché il principale scopo dell’Associazione è essere supporto ai colleghi bibliotecari nella loro attività costante di formazione e aggiornamento (life long learning). L’offerta formativa delle sezioni regionali di AIB è in prima battuta rivolta ai soci. Dopo l’introduzione della legge 4/2013 e della norma UNI 11535 spetta agli associati AIB prendersi carico della loro formazione continua per l’attestazione delle competenze e il rinnovo quinquennale della certificazione AIB. In seconda battuta però la proposta formativa di AIB Lombardia è rivolta a tutta la comunità dei bibliotecari (e non solo!). La sezione regionale Lombardia ha cercato di individuare delle tematiche trasversali che potessero essere d’interesse sia per i colleghi che lavorano nelle biblioteche di pubblica lettura che in quelle accademiche ma non solo. La proposta include anche corsi su tematiche più ampie come la valorizzazione dei fondi di persona, le biblioteche speciali e l’organizzazione delle mostre virtuali che possono attrarre anche colleghi archivisti e bibliotecari che lavorano in biblioteche specialistiche o private. Si ricorda che l’advocacy è un altro aspetto fondamentale su cui una sezione regionale deve puntare l’attenzione e un’ offerta formativa ben bilanciata dovrebbe attrarre bibliotecari che non sono ancora associati per far in modo che possano sentirsi tutelati da un’offerta ampia e adatta ai loro scopi di formazione life long learning. L’intervento prosegue con un breve elenco di tutte le proposte formative della sezione Lombardia (quindi non solo corsi di formazione, ma anche l’organizzazione di bibliogite, partecipazione a convegni, eventi divulgativi). L’intervento si conclude con una carrellata sui corsi di formazione organizzati da AIB Lombardia passati nel dettaglio (corsi da 25 ore, giornate da 6 o 7 ore in presenza, corsi brevi da 4 ore oppure webinar gratuiti).
Cristina Gioia – Presidente AIB Lombardia
Roberta Moro – Vice presidente AIB Lombardia e delegata alla formazione
Marco Giuseppe Palladino – Tesoriere AIB Lombardia e organizzatore di corsi di formazione









