Le risorse dei fondi strutturali UE: come possono accedervi le biblioteche

Alcuni anni fa proposi alla Biblioteca dove lavoro di far acquistare il libro  “L’Europa chiama, il sud risponde?” di Giuseppe Rosa e Massimo Giannini – editore Giannini, uno dei pochi testi sull’utilizzo dei fondi strutturali nel nostro paese. Vi sono moltissimi rapporti di documentazione di fonte pubblica su questa tematica ma pochi autori scrivono sull’argomento. Eppure il tema dei fondi strutturali ha assunto in questi anni un’importanza sempre più rilevante al punto che i due esperti della Confindustria  avevano sentito l’esigenza di rilevare quello che si era fatto in Italia ma anche quello che si poteva fare e non si era fatto.  Da quelle opportunità è passato del tempo  e ora l’Italia, con la pandemia e con l’approvazione del PNRR,  deve  affrontare con risorse importanti la sfida di una ricostruzione e di una crescita basandosi sui finanziamenti dell’Europa.

La dimensione delle risorse che si renderanno disponibili è stata la motivazione principale per organizzare il webinar del 28 aprile  “Chiedete e vi sarà dato. Come le biblioteche possono accedere alle risorse dei fondi strutturali” promosso da EBLIDA, da  Rete delle Reti e dall’AIB per illustrare  le opportunità per le biblioteche. In particolare si è evidenziata la necessità di saper definire un obiettivo per poi trasformarlo in progetto, di individuare lo strumento erogativo più adatto e di sviluppare la candidatura  sotto il profilo della relazione progettuale, del  budget, degli aspetti tecnico-amministrativi.

Sono intervenuti sull’argomento, ciascuno per la sua competenza, Giovanni Bergamin, coordinatore dell’Osservatorio permanente biblioteche e sviluppo sostenibile, Stefano Parise e Giuseppe Vitiello di EBLIDA, Francesca Leon, Cecilia Cognigni e Valentina Bondesan della Rete delle reti. Nel corso dell’evento sono state evidenziate alcune principali caratteristiche dei fondi: accessibili  da grandi e da piccole istituzioni, possibilità di impiego in progetti di natura trasversale, loro durata (6 anni). Considerato il momento così particolare tutti gli addetti ai lavori sono stati invitati a  “Think the unthinkable”, pensare l’impensabile. in un percorso che proseguirà con la creazione di “Virtual labs” per  creare, nei prossimi mesi, strutture in cui si possa lavorare in squadra per la progettazione con un conduttore competente sull’argomento e un facilitatore con competenze tecniche.

Per evidenziare meglio le potenzialità durante il webinar sono stati presentati alcuni casi di buone pratiche attuate in progetti di due  città come Torino e Bologna che hanno utilizzato i fondi del PON Programma Operativo Nazionale “Città Metropolitane 2014 – 2020”, adottato dalla Commissione Europea e finanziato dai Fondi Strutturali. Con una dotazione di oltre 892 milioni di Euro il programma mirava a  sostenere l’Agenda urbana europea, che individua nelle aree urbane i territori chiave per cogliere le sfide di crescita intelligente, inclusiva e sostenibile poste dalla Strategia Europa 2020. In entrambi casi si sono avuti significativi esempi di buoni sviluppi progettuali facendo leva sulla disponibilità e volontà delle amministrazioni locali. Anche alla luce di queste esperienze passate occorre ora lavorare con determinazione partendo dalla lettura del PNRR (Piano Nazionale di ricostruzione e resilienza) e dalle osservazioni alla prima versione presentate dall’AIB (https://www.aib.it/attivita/comunicati/2021/88696-osservazioni-aib-recovery-plan-piano-ripresa-resilienza/ ). Da qui si può partire per provare a pensare delle proposte e scrivere a obiss@aib.it per sottoporre suggerimenti e commenti. Sarebbe bello se il prossimo libro  sull’argomento dei fondi strutturali avesse un titolo come  “ L’Europa chiama, i bibliotecari rispondono!”

Paola Maddaluno