Che fine farà il libro, oggetto di venerazione da parte dei bibliofili e snobismo da parte dei non lettori, in quella che si sta profilando come “l’era digitale”? Il libro è
condannato all’estinzione? Le innovazioni tecnologiche, agendo sui supporti testuali (e la storia del libro ne è testimonianza) apportano sempre cambiamenti profondi
anche nelle modalità di fruizione, hanno un’incidenza su “cosa” viene fruito, ma persino sul “come”. Da un paio d’anni bibliotecari, editori, librai, insegnanti si arrovellano sul tema, discutendo la possibile morte del libro cartaceo. Eppure l’argomento realmente scottante non è l’eventuale estinzione del libro, ma la possibile morte dell’atto di lettura.
Come bibliotecari sentiamo spesso questi ragionamenti, ed è importante che arrivino nuovi contributi da parte delle generazioni più giovani. Per questo la sezione Lombardia ha colto l’occasione di pubblicare “Leggere in digitale”, che è stato presentato il 16 ottobre a Milano. L’autrice è Cinzia Mauri, una giovane studiosa che si è laureata con una tesi in biblioteconomia sui cambiamenti dei processi di lettura nell’era delle tecnologie digitali; attualmente gestisce la biblioteca privata di una casa di moda. La decisione di pubblicare il volume è arrivata dopo la quinta edizione del Premio “Giorgio De Gregori 2011” indetto dall’Associazione italiana biblioteche. Assegnando il premio a un’altra opera, la Giuria ha però segnalato il volume di Mauri «con particolare apprezzamento per il suo interessante approccio al tema dello sviluppo e della promozione della lettura con una pluralità di mezzi con caratteristiche differenti fra loro», augurandosi che i risultati della ricerca potessero avere uno sbocco di pubblicazione. E noi della Sezione Lombardia abbiamo colto al volo i loro auguri. La segnalazione è stata però uno spunto per un lavoro di revisione e ampliamento della tesi che si è trasformata in un’opera più completa e matura.
L’atto di lettura intensiva non permette soltanto lo sviluppo delle competenze conoscitive e intellettuali che scaturiscono dai contenuti veicolati dal supporto libro, é
soprattutto garante di accrescimenti culturali individuali e collettivi di inestimabile valore. E il libro permette al lettore di sviluppare competenze cognitive complesse
anche grazie alla sua forma. Linearità, disposizione orizzontale e in gradi di sempre maggiore specificità dei materiali, complessità semantica e lessicale, organizzazione compatta e univoca dei contenuti: il libro a stampa storicamente induce a un tipo di lettura silenziosa, profonda, attenta, dedicata, personale; lettura in cui il fruitore risponde attivamente agli stimoli ricevuti. Il libro conduce i lettori allo sviluppo di capacità d’analisi e di ragionamento perché abitua all’interiorizzazione e all’interpretazione dei contenuti. Il libro su carta è il più grande alleato per lo sviluppo di linguaggio, ragionamento, capacità critica, e, soprattutto, per un completo arricchimento dell’identità e della personalità del lettore.
L’Italia non è mai stato un paese di lettori, oggi con la competizione delle tecnologie digitali, si legge ancora meno. Non è l’e-book l’artefice della rivoluzione libraria, e della lettura, in atto: il vero responsabile dei mutamenti di abitudini è il web 2.0 e il veicolo testuale attraverso il quale comunica i suoi contenuti, l’ipertesto. Attraverso la rete si comunica, si gioca, si studia e lavora perciò, anche quando la lettura non è la finalità ricercata, l’ipertestuale diventa la tipologia testuale maggiormente fruita nella quotidianità.
L’ipertesto è frammentato, si presenta in lasse testuali brevi, concluse in sé, da fruire rapidamente. Assaggi testuali distribuiti verticalmente e fruibili attraverso percorsi multilineari volatili. La velocità della rete e la quantità di materiali raggiungibili attraverso la connessione rende lo strumento unico e allettante, però senza una profonda consapevolezza d’uso sorge il rischio che questo tipo di fruizione venga associata al leggere, che invece è attività completamente differente.
È soprattutto la net generation, generazione nata in una società già digitale, a subire la fascinazione degli strumenti del web, a manifestare una propensione alle tecnologie della rete a discapito delle capacità di lettura profonda e a subire l’azione dell’ipertesto e della rete sulle capacità cognitive. La velocità della rete e le peculiarità dell’ipertesto disabituano all’interpretazione e all’analisi critica, per cui sono necessari tempi profondi e concentrazione, inducendo nei più giovani comportamenti di multitasking, la messa in atto di fasi di attenzione alternate a fasi di distrazione, attitudini all’atto pratico di simulazione più che al ragionamento teorico.
Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere i cambiamenti in atto, ma esiste il rischio che nei fan delle nuove risorse tecnologiche, generazioni digitali in testa, le capacità di lettura, linguaggio, concentrazione e analisi critica si atrofizzino e che la simultaneità del web imponga modelli di fruizione basati sull’assimilazione a salti e la
memorizzazione priva di interpretazioni e sintesi personali esiste ed è da temere.
Promuovere la lettura, e la capacità di dedicare tempi distesi ad essa, è fondamentale oggi, ma per farlo occorre trovare nuove strategie, strategie accattivanti attraverso
le quali mediare fra le peculiarità preziose del libro su carta e le potenzialità innegabili della rete e di pc portatili, tablet, smartphone.
Ben venga la lettura di e-book su e-reader e tablet se tali testi mantengono la struttura testuale lineare del libro cartaceo, ma ben venga anche un’evoluzione di tali prodotti che vada oltre la mera trasposizione dell’analogico in digitale e che porti alla realizzazione di prodotti culturali nuovi, realmente arricchiti. Se i più giovani adorano la possibilità di comunicare e scoprire attraverso il mondo virtuale di internet, integrare agli e-book video di approfondimento, testi di aggiornamento, piattaforme educative in cui simulare le conoscenze ed esperienze lette, siti di social network in cui interagire con autori e altri lettori, potrebbe attrarre tali generazioni verso la lettura mantenendo inalterata la qualità dei prodotti librari. L’e-book comincia a farsi strada, ma finchè resterà mimetico al cartaceo o sperimenterà prodotti testuali simili a ipertesti o short message, correrà il rischio di essere poco apprezzato sia dai lettori forti che dalle net generation e di contribuire alla diffusione di contenuti di scarsa qualità.
Una seconda via da testare per coinvolgere i nativi digitali nell’atto di leggere è quella dell’ascolto: gli audiolibri permettono lo sviluppo di tutte le competenze cognitive generate dall’atto di lettura, promuoverne l’uso nelle biblioteche e nelle scuole garantirebbe ai più giovani una crescita culturale completa. Ascoltare attentamente un testo può essere complesso, soprattutto per quelle generazioni a cui è imputata scarsa capacità di concentrazione, ma è anche vero che l’audiolibro, fruibile attraverso strumenti digitali, potrebbe essere sempre portato con sé e facilmente utilizzato. Inoltre l’oralità agisce fortemente sul canale emotivo ed è proprio toccando le emozioni che si può sperare di coinvolgere i non lettori e far loro comprendere quanto sia viva l’esperienza di lettura. La fruizione di audiolibro permette di comprendere più facilmente un testo e inoltre, andando a coinvolgere gli ascoltatori li porta ad affezionarsi nuovamente anche alla lettura libraria.
Leggere è esperienza ed educazione all’esperienza e la profondità del tempo dedicato all’atto di lettura deve essere insegnato con fantasia e rinnovato entusiasmo alle net generation, trovando prodotti innovativi che sappiano far risaltare le qualità del leggere.
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