Il fattore umano

Una conversazione su intelligenza, benessere e paura nelle organizzazioni al tempo del Covid-19 con Chiara Migheli

a cura di Ferruccio Diozzi

Con oltre vent’anni di esperienza professionale Chiara Migheli è una specialista della formazione manageriale e della gestione delle risorse umane, oggi titolare di una sua propria realtà. <http://www.migheliconsulting.com/home> Particolarmente attenta ai soft skills, conoscitrice di contesti di lavoro diversi, pubblici e privati, è un’esperta di Business e Team Coaching e di Programmazione Neurolinguistica, di cui è trainer internazionale. Con lei parliamo di alcune tematiche “manageriali” che possono trovare una larga applicazione anche nel settore delle Biblioteche, ponendo un’attenzione particolare agli aspetti indotti dalla situazione drammatica ed eccezionale determinatasi con l’epidemia di Covid-19.

Definiamo innanzitutto il campo: cosa fa uno specialista di formazione manageriale e di PNL come te? A chi si rivolge?

Con la Formazione Manageriale alleno quelle che sono conosciute come “Soft skills”: competenze personali o trasversali che rivelano molto della nostra personalità e del modo in cui ci relazioniamo con gli altri. Empatia, Pazienza, Capacità di risolvere problemi, Comunicazione efficace ed assertiva, Gestione del tempo, Capacità di lavorare in gruppo etc. Sono fondamentali nel lavoro perché dimostrano la capacità di adattarsi senza soluzione di continuità a un ambiente di lavoro di volta in volta differente. Un professionista in grado di gestire relazioni e di utilizzare le proprie soft skill è un passo più vicino al successo.

Questo tipo di formazione è rivolto principalmente alle Aziende, con le quali costruiamo percorsi formativi ad hoc.Altra cosa sono i Master in PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) e Coaching, rivolti a tutti: veri e propri percorsi di studio e allenamento attraverso i quali comprendiamo come funzioniamo noi e il nostro cervello e come funzionano gli altri e quali sono i processi cognitivi che determinano il comportamento delle persone. Durante i Master acquisiamo e rinforziamo una serie di abilità necessarie per essere più incisivi nei processi di comunicazione e di, negoziazione e in generale nelle relazioni interpersonali.

Quale è stato il percorso, culturale e formativo, che ti ha portato all’attuale fisionomia professionale ed ai tuoi risultati?

Io parto da una laurea “tecnica”: Economia e Commercio e specializzazione in Marketing e Comunicazione che mi hanno permesso di iniziare la mia avventura in un grande gruppo internazionale. Ma è stata la gestione operativa delle risorse umane la vera svolta: dopo un master in risorse umane ho iniziato ad avvicinarmi ai temi di crescita personale, Intelligenza emotiva e Coaching. Poter sperimentare la portata e l’efficacia di queste tecniche e nuovi approcci direttamente in azienda, mi ha permesso di allenarmi e continuare intanto ad acquisire competenze ”in giro per il mondo”. Mi sono specializzata negli USA e in Inghilterra come Trainer internazionale di Coaching e PNL.

La caratteristica che mi contraddistingue è l’esperienza aziendale, che dura da oltre un ventennio ed è ancora in corso, questo mi permette coniugare in modo concreto l’allenamento e lo sviluppo delle Competenze Trasversali con tutto ciò che di innovativo la dottrina propone. Nell’’ambiente attuale altamente complesso in cui le imprese interagiscono, è fondamentale per me offrire percorsi formativi e di coaching innovativi che possono essere sin da subito calati nel contesto lavorativo. Con la Formazione Manageriale acquisisci nuove competenze e abilità, che con il Coaching trasformiamo in “Best practices” replicabili.

Le Biblioteche sono organizzazioni fortemente “labour intensive” che continuano ad avere problemi di riconoscibilità sociale e  con una popolazione professionale  in cui molto forte può risultare l’attrazione al “collegio invisibile” di riferimento. Che ruolo possono avere le metodologie di valorizzazione dei soft skills per la migliore gestione di questo rapporto?

Le persone restano centrali in ogni contesto lavorativo: oggi più che mai. Ognuno deve avere consapevolezza delle proprie abilità, dei propri punti di forza e delle aree di miglioramento.  Affinchè questo tipo di trasformazione avvenga è necessario considerare la formazione manageriale come continuous improvement, e non come momento spot relegato a qualche ora/giorno durante l’anno lavorativo. Per ottenere questo cambiamento la formazione deve sapersi evolvere e soprattutto deve intrecciarsi saldamente con la quotidianità lavorativa. Non basta più lo specialista della formazione in aula, è necessario andare oltre.

Associare percorsi di Coaching (one-to-one e di gruppo) alla formazione manageriale, mantenendo saldo il focus sugli obiettivi consente di ottenere cambiamenti di questo tipo. Penso che questi approcci possano essere particolarmente utili in un sistema come quello delle biblioteche in cui, come tu ricordavi, esiste una forte coscienza professionale e sono evidenti problemi anche gravi riferibili alla contrazione delle risorse.

Aggiungo una riflessione: workshop su soft skills master di Programmazione Neurolinguistica e  Coahing oggi sono sicuramente più accessibili di un tempo: aperti a tutti e non solo alle aziende. Investire nel proprio talento, rafforzare le proprie soft skills è sempre una scelta che premia. molti Master in PNL e Coahing sono veri e propri titoli di studio e certificazioni (quelli della Society Of Neuro Linguistic Programming hanno validità internazionale) che arricchiscono e rinverdiscono ogni curriculum personale e lavorativo, oltre ad accrescere il proprio network di contatti.

Cosa ti colpisce maggiormente dell’attuale, drammatica crisi che il mondo intero sta vivendo? Come pensi che il rapporto tra le persone sui luoghi di lavoro stia cambiando? Quali saranno i problemi più gravi da affrontare una volta terminata l’emergenza?

Nell’ambito relazionale il contatto umano è stato sempre un momento di forte scambio di conoscenza tra le persone.  Qualcuno più di altri (penso alle persone cinestetiche) addirittura necessita del contatto fisico con l’altra persona per rafforzare la propria comunicazione. Lo sa bene chi ha già lavorato sulla crescita personale e sull’efficacia della comunicazione. In queste settimane ognuno di noi ha già dovuto rinnovare totalmente il  modo con cui interagisce con gli altri. Sicuramente negli strumenti. Non potendo uscire, ci serviamo della tecnologia per poter restare in contatto con gli altri. Ma anche e soprattutto nelle modalità con cui cerchiamo di rendere efficace la nostra comunicazione.

Penso alle lezioni on line, ai professori che rinunciando alla presenza fisica devono trovare nuovi modi per “affabulare le loro classi”. Penso ai manager, che in smartworking, cercano nuovi modi di esercitare la leadership è soprattutto di tenere insieme la propria squadra. Penso ad ognuno di noi, durante le videochat con gli amici e con i parenti.  Qualcuno avrà avuto modo di notar che l’efficacia della propria comunicazione è notevolmente cambiata: lo strumento filtra tanto e sicuramente non tutto il messaggio arriva a destinazione. Ma questo è un processo che in questo momento, tocca tutti. Io ho lavorato per anni come team leader di un call center e ho dovuto allenare le persone proprio sulla capacità comunicativa a distanza e senza la fisicità; e sono competenze che mi stanno tornando utili ora, perché molti dovranno riconvertire la comunicazione senza il contatto fisico, lasciando inalterata però l’efficacia della stessa. Quando parlate con qualcuno, il punto in cui vi trovate, il modo in cui vi muovete, il tono che usate, ogni sfumatura della comunicazione diventano di vitale importanza. Per fare ciò è necessario creare una maggiore flessibilità nostro processo comunicativo, cominciando a rinforzare la nostra capacità di elaborazione del linguaggio ed a usarlo in modo più completo e congruo (linguaggio e caratteristiche della voce).


Abbiamo parlato di problemi e di difficoltà ma ci sono elementi positivi che pure in questa fase terribile stanno emergendo. Intendo riferirmi non ai tantissimi atti di abnegazione e di generosità di cui leggiamo quotidianamente, ma alle possibilità che avrà il lavoro umano organizzato di migliorare, la sua efficacia dopo questa prova in uno, forse, con il benessere delle persone nelle organizzazioni.

Sicuramente.  Inoltre questo momento sta facendo focalizzare tutti gli agenti economici dalle persone alle aziende su quello che è veramente necessario della loro attività. Quindi c’è un efficientamento spontaneo delle professionalità che si spogliano di una serie di attività a basso valore aggiunto liberando energie per ciò di cui hanno veramente bisogno.

In questo momento ciò che mi arriva forte è il venir meno di tutti i paradigmi su cui fondavamo le nostre relazioni interpersonali. Sicuramente dovremo adottare nuovi mindset. E più velocemente lo faremo, più ci sentiremo a nostro agio nel nuovo mondo che ci aspetta oltre l’uscio delle nostre case.

Abbiamo terminato, grazie Chiara!

Grazie a te!