A cura di Lorenzo Baldacchini
Abbiamo posto alcune domande sul tema “pandemia” al prof. Stefano Arieti, docente di Storia della medicina, Bioetica ed Etica e Bioetica presso l’Università di Bologna Alma Mater. Il prof. Arieti – che ringraziamo per la sua disponibilità – è anche Segretario della Società Italiana di Storia della Medicina, e della Società Medica Chirurgica di Bologna, della quale cura il ricco patrimonio librario e archivistico, nella cui prestigiosa sede ha molto cortesemente ospitato da alcuni anni le assemblee dei soci AIB della Sezione Emilia-Romagna.
Dalla tua esperienza di storico, oltre che di medico, quali insegnamenti – se ce ne sono – possono venire dalla conoscenza storica per affrontare la pandemia, fermo restando che lo scenario odierno non è paragonabile a quelli del passato ?
Premesso che lo scenario odierno non è paragonabile a quelli del passato, solo in quanto viviamo in un’era ipertecnologica, che:
• ha permesso una rapida conoscenza delle linee di diffusione della pandemia;
• ha permesso di selezionare terapie, altamente sofisticate;
• ha permesso, anche, in epoca di lockdown un maggior contatto fra coloro che erano obbligati a misure di quarantena,
le misure sociali prese per combattere la pandemia non differiscono da quelle ideate dalla Repubblica di Ragusa nel XIV secolo e dalla Repubblica di Venezia nel XV e, successivamente, sempre applicate. L’isolamento degli infetti rimane sempre la miglior arma per contrastare il dilagare dell’epidemia.
Da un punto di vista storico per la fase post-epidemica dovremmo ripensare a come le Città Italiane si trasformarono in occasione delle leggi sul Risanamento di Napoli e Palermo della seconda metà del XIX ed estese a molte città italiane. Tali Leggi adottate per contrastare le epidemie di colera finirono per rimodulare l’assetto urbanistico delle nostre città.
Si è discusso molto in questi ultimi anni sulla cosiddetta terza missione dell’Università. Pensi che il mondo accademico stia dando il contributo necessario alla divulgazione delle conoscenze scientifiche necessarie ad orientarsi correttamente in un’epoca di pandemia, non solo del virus, ma anche delle fake news.
Il mondo accademico, forse, è stato troppo presente, sin dall’inizio, sui mass-media e non sempre le opinioni sono state concordanti, ingenerando spesso confusione per i non addetti ai lavori. D’altra parte bisogna considerare che nonostante i moltissimi lavori pubblicati in questi mesi e che si possono ricercare su PUBMED sito della National Library of Medicine, ancora non sono ben chiari i meccanismi di interiezione fra virus e cellule. Forse non in questa fase, ma nelle successive, le Università, tramite corsi on-line, potranno fornire linee guida di comportamento per vivere in una siffatta situazione. Consiglierei, comunque, ai bibliotecari di tenersi aggiornati seguendo i siti istituzionali in particolare quello dell’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ e del EUROPEAN CENTRE FOR DISEASE PREVENTION AND CONTROL .



