Un Manifesto per la “Ludic History”

Conversazione di Francesco Mazzetta con i promotori

Lo scorso 21 maggio al PLAY di Modena (la principale fiera italiana dedicata al gioco da tavolo e di ruolo) è stato presentato il Ludic History Manifesto dai suoi ideatori e promotori: Glauco Babini (tra i fondatori e direttori di PLAY, collabora con il Game Science Research Center, ha progettato giochi come Repubblica Ribelle, Memorie coloniali e Radio Victory ed è membro di AIPH), Mirco Carrattieri (responsabile scientifico di Liberation Route Italia, è stato presidente di Istoreco, direttore del Museo di Montefiorino e direttore dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri) e Mirco Zanoni (coordinatore delle attività culturali dell’istituto Alcide Cervi, si occupa di memoria e di storia contemporanea ed è giocatore e consulente per giochi da tavolo). A loro chiediamo di spiegarci di cosa si tratta.

Cos’è la “ludic history” e perché realizzarne un “manifesto”?

“Ludic History” è una espressione coniata da Glauco Babini, uno dei fondatori di Play Modena, che abbiamo fatto nostra nel gruppo “Storie in scatola”, nato lo scorso anno per fare storia giocando ai board games.

Da tempo come storici, game designers e scholars o anche semplici giocatori riflettiamo sul valore e la potenzialità storica dei giochi e ci sembrava importante avviare una discussione pubblica e interdisciplinare sul tema. Abbiamo individuato l’occasione nel 150° anniversario della nascita di Johan Huizinga, il grande storico olandese il cui Homo ludens è uno dei nostri testi di riferimento. In quella occasione, il 7 dicembre 2022, abbiamo lanciato una versione alfa del nostro Manifesto, che è stata sottoposta a un vaglio online, che ha portato alla versione beta. In seguito alla discussione in sede di gruppo di lavoro Storia e gioco dell’Aiph e di commissione Game and history del Game Science Reasearch Center siamo arrivati a una versione gamma, che abbiamo di recente presentato sia a Play 2023 che alla V Conferenza Aiph.

Con questa iniziativa un po’ provocatoria ci proponiamo di avviare un dibattito pubblico che dia rilievo a un tema troppo spesso considerato di nicchia e che invece riteniamo importante in quello che Eric Zimmerman ha definito il “secolo ludico”

Qual è la relazione tra la “ludic history” e la “public history”?

La ludic history è fin dal nome collegata alla public history. Non a caso abbiamo scelto una espressione inglese e che è in assonanza con la PH.

Siamo sostenitori della PH da quando è sbarcata in Italia una decina di anni fa, perchè questo approccio dà dignità scientifica e consente una riflessione matura su pratiche già in voga da decenni, che hanno a che fare con la divulgazione del sapere storico, ma anche con la sua utilità sociale e il suo rilievo pubblico. Siamo dunque parte del gruppo Storia e gioco dell’Aiph e abbiamo preso parte a tutte le conferenze nazionali.

Crediamo si debba vigilare perchè la PH non sia solo una moda o una etichetta accademica, ma un campo di lavoro aperto e plurale in cui i vari modi di rappresentare il passato possano dialogare, nel rispetto delle esperienze e delle competenze. Da questo punto di vista ci sembra che il gioco rappresenti un settore in grande crescita e quindi di notevole interesse: attraverso questo canale molte persone, soprattutto giovani, maneggiano contenuti storici e sarebbe importante diffondere un approccio critico ad essi.

Il confronto tra storici e game designers, ma anche operatori della memoria, esperti di formazione e semplici giocatori ci sembra interessante e potenzialmente fecondo.

Giochi a sfondo storico (da Assassin’s Creed a Through The Ages) o la storia come gioco (ad esempio con le narrazioni non lineari – i “libri-game” – di eventi storici a scopo didattico)?

Fin da subito, pur apprezzando queste dimensioni, ci siamo posti come obiettivo di superare tanto la storia-sfondo quanto la didattica ludica. Queste due pratiche infatti rendono storia e gioco strumentali l’uno all’altra, mentre il nostro scopo è di provare a seguire la strada più impervia, quella di una integrazione dei due ambiti, che rispetti le caratteristiche di entrambi.

Quindi non un passato generico come mero scenario per meccaniche astratte; né un uso del gioco per insegnare la storia, che ne sacrifica la volontarietà e il divertimento.

Piuttosto lavoro congiunto di storici e game designers per costruire giochi che veicolino contenuti storici attraverso ambientazione e personaggi, ma anche meccaniche e dinamiche, adottando quella “autenticità selettiva” che consente non solo di riprodurre quanto effettivamente realizzatosi o di inventare scenari impossibili, bensì di ricreare i diversi scenari di una realtà storicamente possibile, con i vincoli e le libertà che ciò comporta.

E tutto questo rispettando l’ampia gamma di possibilità (e complessità) che offrono le diverse tipologie di gioco: la ludic history può chiedere e a sua volta offrire all’universo dei videogames elementi unici, così come arricchire le esperienze dei giochi di ruolo e di storytelling e svilupparsi in modo ancora differente nei giochi da tavolo, dove l’intreccio tra astrazione e rappresentazione fornisce stimoli peculiari.

L’ultima versione del Manifesto della Ludic History si può scaricare dalla pagina Facebook ad esso dedicata (https://www.facebook.com/p/Manifesto-della-Ludic-History-100088443554673/) dove si può rimanere aggiornati anche sulle iniziative storico-ludiche in programma, anche in biblioteca.

Francesco Mazzetta

francesco.mazzetta@gmail.com